Dei dell’Era Hyboriana – Parte Due: Crom e Mitra: Dei a cui credere ciecamente

Dei dell’Era Hyboriana.

Parte Due: Crom e Mitra: Dei a cui credere ciecamente

di Robert L. Yaple

Tradotto, adattato e annotato da Giuseppe “Dark0” Franco

(A questo link trovate la prima parte del saggio)

 

IL REGNO GHIACCIATO DI YMIR

Non si sa molto su Ymir, il Gigante dei Ghiacci, dio del Nordheim[1], tranne che egli regnò sul Valhalla, un terra di pianure innevate e maestosi saloni dove dimorano le anime dei guerrieri morti. Per il Nordheim, la battaglia era considerata un’attività religiosa alla stregua di quella economica e sociale e Ymir fu preminentemente un dio della guerra e della tempesta. Sua figlia, Atali, fu una sorta di Valchiria, che appare ai moribondi sui campi di battaglia.[2]

Ymir fu un dio temibile e pertanto sembra verosimile la presenza di vari rituali propiziatori – fino a cerimoniali con sacrifici di sangue.

Sarei incline a pensare che quest’ultimi fossero sacrifici umani, se non fosse che Conan spesso giurò su Ymir, e tutte le altre divinità alle quali (quasi esclusivamente) spesso si rivolge – Crom, Mitra e Ishtar – ebbero come un’unica caratteristica comune quella di non accettare rituali con sacrifici umani.

È altrettanto probabile che Ymir ritenesse soddisfacente il solo sangue versato dalle anime dei guerrieri caduti in battaglia, in quanto effetto collaterale delle croniche guerre del Nord.

TERRA DI TENEBRE E NOTTE[3]

Cimmeria è stata una malinconica landa di tetre colline boscose e cieli grigi, dominata da oscuri dei. Crom fu il più grande di tutti – lo spietato Signore dei Tumuli[4], il Dio della Montagna –  che viveva sulla cima di una grande montagna da dove lanciava sciagure e morte. Era inutile invocare l’aiuto di Crom “perché egli era un dio tenebroso e selvaggio e odiava i deboli.” “Ma alla nascita

soffia nell’animo dell’uomo il potere di lottare e uccidere. Cos’altro dovrebbero chiedere gli uomini agli dei?”[5]

Tra gli dei minori troviamo Lir e suo figlio Mannanan (che nella storia dei Celti furono gli dei della poesia e della cavalleria), la dea della guerra Morrigan (i cui simboli sarebbero stati la luna e la cornacchia) e la sue sorelle Badb (la furia guerriera), Nemain (La Velenosa) e Macha.[6]

La visione della vita e della morte per i Cimmeri fu tetra come le loro terre e i loro dei. “Non c’è speranza né qui né dopo… In questo mondo gli uomini lottano e soffrono invano, trovando piacere solo nella lucente follia della battaglia; morendo le loro anime entrano in un reame grigio e nebbioso di nuvole e venti gelidi, per vagare tristemente nell’eternità.”[7]

Sospetto che questo concetto di aldilà venne fortemente influenzato con l’affievolirsi della loro memoria riguardo il Cataclisma – la “morte” del mondo – e l’esilio dei loro antenati nella fredda e grigia Cimmeria. In ogni caso è stato già sottolineato che Crom e le altre divinità minori furono gli dei di un popolo completamente autosufficiente.

È altresì vero, e si potrebbe obiettare, che sono anche divinità di un popolo senza troppe aspettative di vita a lungo termine – eccezion fatta per gli obiettivi contrastanti di sopravvivere il più a lungo possibile e allo stesso tempo partecipare, senza alcuna regola, al massimo numero di combattimenti possibili.

Le cerimonie religiose dei Cimmeri furono probabilmente minime. Poiché preghiere e suppliche erano inutili, si potrebbe pensare che i Cimmeri non disturbassero mai gli dei, al fine di non offenderli. Sicuramente non erano praticati sacrifici umani – nessun Cimmero permetterebbe passivamente di essere condotto su un altare sacrificale.[8] In ogni caso non si esclude la presenza di riti commemorativi in onore degli spiriti di coloro che sono valorosamente caduti in battaglia.[9]

L’ARRIVO DEGLI HYBORIANI

Quando il Grande Cataclisma sconvolse il mondo, gli antenati degli Hyboriani scapparono verso nord. Allora erano solo “una banda di selvaggi, il cui sviluppo non era molto al di sopra di quello dei Neanderthal.”[10]

Eccezionalmente i popoli primitivi adoravano qualcosa di più di cose inanimate – come le cipolle, ad esempio, tuttavia, con l’evoluzione, anch’essi sviluppano le loro credenze religiose.

Durante i loro 1500 anni nel nord, gli antichi Hyboriani svilupparono sempre più complesse ritualità includendo forme di ancestrali adorazioni: Bori fu in modo straordinariamente efficace uno dei loro primi condottieri, successivamente trasformato dal mito in un grande Re-Eroe nazionale e infine deificato.[11]

Devono aver altresì attraversato un periodo nel quale hanno pregato gli spiriti che abitavano alberi particolari, fiumi, montagne e cose simili.

Tuttavia prima che il grande esodo verso sud iniziasse, gli Hyboriani furono comunque un popolo semi-nomade, che dimorava in tende fatte di pelli di cavallo, vivendo di caccia e allevamento.[12]

Pertanto, come accadde per le nazioni Ariane[13] e per tutti gli altri popoli erranti, ben presto iniziarono a venerare dapprima il cielo stesso e, più tardi, coloro i quali avevano immaginato vivessero lì e fossero i responsabili di specifici insiemi di fenomeni naturali o bisogni umani.

Questo concetto di Divinità-Celeste tendette a monopolizzare le credenze religiose Hyboriane nel momento in cui iniziarono le grandi migrazioni verso sud che incrementarono la portata territoriale lungo le tratte da loro percorse.

RITORNO DAL NORD

Per 500 anni le tribù Hyboriane sciamarono a sud e sud-ovest[14], sopraffacendo piccoli e sconosciuti clan uno dopo l’altro, senza che questi potessero influenzarli con la loro scarsa capacità di resistenza o con i loro primitivi riti di fertilità. (Durante queste migrazioni e qualche tempo dopo, essi rimasero essenzialmente una razza forestiera di guerrieri-dominatori che vivevano delle loro spade e dei loro cavalli: un popolo invasore che adorava divinità molto diverse da quelle dei pigri villici aborigeni che avevano conquistato.)

Ben presto, comunque, si imbatterono con le più antiche, potenti e sofisticate razze – Acheroniani, Stygiani, Zamoriani – e le loro divinità pre-Cataclisma. Una volta ostacolati, le successive ondate di Hyboriani, garantirono loro solo l’insediarsi in piccoli raggruppamenti tribali utili a formare una sorta di zona cuscinetto, atta a tenere separati questi antichi regni che erano (a ragione) molto sospettosi gli uni degli altri.

Gradualmente questi Hyboriani si fusero in primitive monarchie – il Koth e L’Ophir furono le prime[15] – e per quasi 1500 anni, come federati, difesero i confini di Acheron e Zamora reciprocamente e, più tardi, dalle successive ondate Hyboriane.

Durante questo periodo la cultura Hyboriana si modificò radicalmente, in parte a causa del contatto con le razze più antiche e in parte tramite l’assorbimento di varie tribù aborigene e infine perché il passaggio da una civiltà puramente nomade a una stanziale o semi-stanziale fu sufficiente a innescare quei profondi cambiamenti.

Il più evidente miglioramento fu nelle dotazioni e nelle tecniche militari, ma ce ne furono molti altri anche se di ordine minore – negli apparati sociali ed economici, nel linguaggio e nella religione.

L’ARRIVO DI MITRA

Gli Hyboriani furono per certo politeisti, pertanto i loro culti furono molto flessibili. Le società politeiste tendono ad essere tolleranti e accomodanti, entro certi limiti, nei confronti delle importazioni o dei cambi di religione. Specialmente nella seconda parte di quel periodo, ci fu un’unica grande permutazione nella quale le nuove divinità vennero plagiate mentre le vecchie trasmutate – un processo tanto più confuso quanto più prolungatosi con tempi differenti e con diverse estensioni in diversi luoghi. Da un periodo a un altro e da un posto a un altro, le singole divinità variarono considerevolmente di potenza e nelle posizioni gerarchiche – da alto rango a secondario, fino a veterano, superfluo, o semi-dimenticato. (Come fu osservato da Olivia, una volta regina dell’Ophir, “Gli dei non sono più costanti degli uomini.[16]”)

A un certo punto, tuttavia, il dio Mitra emerse dalla confusione per diventare il “dio universale Hyboriano” che, nell’era di Conan, “era estremamente più diffuso nelle nazioni Hyboriane”[17]– Addirittura a Zingara, ad Aquilonia, e in parte nell’Ophir, il suo culto si radicò talmente tanto da farle apparire delle nazioni praticamente monoteiste.

In ogni caso, non esistono basi solide per ipotizzare un legame tra l’ascesa del Mitraismo e la grande guerra di conquista che alla fine distrusse Acheron[18]. Per gli Hyboriani questa guerra fu chiaramente una vendetta piuttosto che una crociata o un atto di fede.[19]

D’altra parte “lo sciamano” o lo “sciamano barbaro” che usò il Cuore di Ahriman[20] per annullare la stregoneria Acheroniana, non fu un seguace di Mitra[21](sebbene, nell’era di Conan, il culto di Mitra ereditò, in un modo o nell’altro, sia il Cuore, sia il luogo dove sorgeva il tempio e, in modo imperfetto, anche alcune delle tradizioni[22])

Il Mitraismo sembra così aver origine nel tardo periodo Acheroniano (in un modo del tutto casuale il nome di Mitra venne riconosciuto da Xaltotun[23]), tuttavia la sua reale ascendenza probabilmente ebbe origine circa 1400 anni prima della caduta di Acheron, quando le terre Hyboriane furono nuovamente minacciate dall’ombra di Set, il demone supremo, e furono salvate sopratutto grazie agli sforzi compiuti da Epemitreus il Saggio, il profeta-eroe Mitraico[24].

UN DIO GIUSTO E UNA SOLA VERITÀ

Qualunque potesse essere stata sua la natura originaria, nell’era di Conan, Mitra divenne una sorta di combinazione tra Cristo e Apollo. Sembra sia stato considerato dai suoi seguaci l’unico vero dio e, sebbene altri pochi culti fossero tollerati (per esempio quello di Ishtar),[25] rimase essenzialmente l’unico.

Nella teologia Mitraica, sembrerebbero esserci creature e eserciti celestiali[26], ma non c’è la presenza né di un pantheon, né di collegi divini o di qualche consorte di Mitra.

Altri riferimenti teologici sono frammentari: come alcuni concetti sul giudizio delle anime, concetti di inferno e paradiso e simili[27] e i comandamenti in stile “regola d’oro”, come la clemenza verso i propri nemici.[28](Tuttavia non ci sono indicazioni che nella civiltà Hyboriana qualcuno abbia mai preso mai sul serio quel determinato comandamento, tranne per ragioni di stato o per qualche altro motivo pratico. Neanche Mitra evidentemente fu così clemente con Set e i suoi seguaci.[29])

Poiché sia i Cimmeri che gli Hyboriani possono in generale essere state considerate le uniche due civiltà in quell’epoca e in quel mondo a non praticare rituali con sacrifici umani, i riti di Mitra furono, almeno per quanto ne sappiamo, unici, in quanto i soli a non prevedere sacrifici di sangue di nessun tipo – tanto di animali, quanto di umani.[30]

Nonostante le maestose raffigurazioni di Mitra in questo mondo furono uniche, esse non vennero mai considerate alla stregua di idoli, per questo le stesse immagini non furono mai adorate o considerate essere delle dimore peculiari del divino.

Mitra, come si credette, fu onnipresente e la sua vera fisionomia sconosciuta. Le statue erette per lui furono considerate solo come dei tentativi per rendere visibile l’idea di Mitra come raffigurato “in una forma umana idealizzata, vicina alla perfezione per quanto può concepirla una mente mortale.”[31]

C’è una buona descrizione di una silenziosa ed elegante cappella regale in Colosso Nero[32] e, sebbene i templi pubblici dedicati a Mitra possano essere stati adornati e impreziositi dai fedeli[33], essi hanno sempre mantenuto la dignità e la semplicità caratteristiche del Mitraismo.

 

Prossima puntata:

GLI ANTICHI DEI

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Note:

[1]Il Nordheim è il nome che Howard dà al territorio che include sia Asgard che Vanaheim.

[2]“Ymir, il gigante dei ghiacci, dio di una stirpe guerriera” compare fin dalle prime pagine nel racconto La Figlia del Gigante dei Ghiacci scritto da Howard e pubblicato con alcune aggiunte di DeCamp. In questa storia Conan viene deriso da una “nuova venuta” che “ad eccezione di un lieve velo d’organza, era nuda come il giorno”: “[…]Chi sei tu per pronunciare il nome di Ymir?”. La ragazza ghermita da Conan dice: “Ymir! Padre mio! Salvami!” rivelando così di essere Atali come afferma verso la fine del racconto un uomo anziano: “[…]Era Atali, la figlia di Ymir, il gigante dei ghiacci! Viene ai campi di battaglia e si mostra ai moribondi.”; Nel secondo capitolo de La Regina della Costa Nera, Conan parla di “[…]pianure innevate e le sale a cupola del Valhalla dei nordici.”; Nel secondo capitolo de La Fenice sulla Lama viene spiegato da Conan a Prospero che gli uomini del nord: “Sono alti, biondi e con gli occhi azzurri. Il loro dio è Ymir, il gigante di ghiaccio e ogni tribù ha il suo proprio re.”

[3]È nel poema Cimmeria che Howard definisce in questi termini la terra nativa di Conan.

[4]Non ho trovato traccia nei racconti di Howard della definizione data da Yaple: “Lord of the Mound”. Essa è più legata alla versione a fumetti del dio dei Cimmeri. Forse la traduzione che ho adottato – “Signore dei Tumuli” – rimanda geograficamente più a un dio ctonio che ad altro, ma ho pensato tuttavia che così potesse meglio trasmettere il riferimento implicito a qualcosa di minaccioso e terribile.

[5]Le citazioni tra virgolette sono tratte da La Torre dell’Elefante e dal secondo capitolo de La Regina della Costa Nera. Nel secondo capitolo de La Fenice sulla Lama si parla di “[…]Crom e la sua stirpe maledetta, che regnano su un luogo senza sole di nebbie perenni, che è il regno dei morti.” in quest’ottica la definizione della nota 4 acquista maggior senso.

[6]Nel primo capitolo de L’Ombra che Scivola, Conan impreca: “Lir an mannanam mac lir!” e nel quinto capitolo de La Fenice sulla Lama, rincara la dose: “Per Badb, Morrigan, Macha e Nemain!”; le considerazioni di Yaple sulle divinità cimmere sono personali , sebbene siano in linea con la trasposizione Howardiana di molti aspetti della mitologia celtica-irlandese, nel pantheon degli dei del Nord di Conan.

[7]Il virgolettato è del secondo capitolo de La Regina della Costa Nera.

[8]Nel primo capitolo de L’Ombra che Scivola, Conan ironizza: “[…] mi piacerebbe proprio vedere un sacerdote trascinare un cimmero sull’altare! Il sangue sarebbe sparso di sicuro, ma non come vorrebbe il sacerdote.”

[9]Nell’ultimo capitolo di Oltre il fiume Nero, Conan: “Ingollò parte del vino, poi versò il resto sul pavimento e con un bizzarro gesto pagano frantumò la coppa.” in memoria di Balthus.

[10]Il virgolettato è della prima parte de L’Era Hyboriana.

[11]Ne L’Era Hyboriana è specificato: “[…]Il loro dio è Bori, qualche grande capo che la leggenda ha reso ancora più antico e mitico, forse il re che li ha condotti verso settentrione nei giorni del grande Cataclisma […]”

[12]Ne L’Era Hyboriana è chiarito che gli Hyboriani: “Vivono ancora soprattutto di caccia , ma le tribù del nord già da qualche secolo allevano bestiame.”; e cinquecento anni dopo: “Ben presto, la gente di quella tribù ha abbandonato le sue tende di pelle di cavallo per andare ad abitare in case di pietra […]”

[13]Nella definizione di Ariani, l’autore si riferisce agli originari popoli iranici che usavano la parola sanscrita ariyà (signore) come appellativo per chiamarsi fra di loro. Pertanto la distinzione è solo di carattere etno-linguistico.

[14]Nel primo capitolo di Colosso Nero è specificato: “Poi la grande marea degli hyboriani era discesa verso sud dalla culla della loro razza presso il polo nord.”

[15]Ne L’era Hyboriana è specificato: “A sud gli Hyboriani hanno fondato il regno di Koth […]”; e in Conan il Conquistatore, Oraste spiega: “[…]gli antichi regni di Ophir, Corinthya e Koth,[…] quando cadde l’impero riacquistarono l’indipendenza.” Il riferimento è all’impero di Acheron che assorbì gli antichi regni.

[16]Il virgolettato è del secondo capitolo di Ombre al Chiaro di Luna.

[17]Nel secondo capitolo di Colosso Nero si parla dei kothiani che “[…]avevano abbandonato il culto di Mitra, dimenticando gli attributi del dio universale hyboriano.”; nel secondo capitolo de La Regina della Costa Nera, Conan dice a Belit: “Mitra degli hyboriani dev’essere un dio potente, perché la sua gente ha costruito città per tutto il mondo.”; il virgolettato è tratto dal decimo capitolo di Conan il Conquistatore.

[18]L’impero di Acheron – la cui capitale è Python – e la sua caduta è raccontata dal gran sacerdote di Set, Xaltotun, riportato in vita in Conan il Conquistatore, dal potere della gemma leggendaria nota come Cuore di Ahriman.

[19]Nel primo capitolo di Conan il Conquistatore si parla delle ragioni per cui l’ondata barbara spazzò via Acheron: “Troppo a lungo avevano sofferto la crudeltà dei re di Acheron.”

[20]Arcana gemma che nel decimo capitolo di Conan il Conquistatore è così descritta: “Una sorgente di potere cosmico […]. Qualcuno dice che si tratta effettivamente del cuore di una divinità, altri di una stella caduta dal cielo molto tempo fa […] Ha la forma di una grande gemma, simile a un rubino, ma pulsante di una luce accecante della quale mai rubino splendette.” e la cui storia è legata a doppio filo con la caduta dell’impero Acheroniano.

[21]Nel decimo capitolo di Conan il Conquistatore la storia della caduta di Acheron è legata al leggendario Cuore di Ahriman: “Quando Acheron fu distrutto, lo sciamano che l’aveva rubato […] lo nascose in una caverna abitata da spettri”; mentre nel primo capitolo dello stesso racconto il gran sacerdote Xaltotun, ritornato dalla morte, parla della gemma terribile e della sua sconfitta: “Poi mi fu rubata, e nelle mani di un ignorante sciamano barbaro sconfisse la mia grande magia.”

[22]Dell’eredità leggendaria si parla sempre in Conan il Conquistatore. In particolare, una volta sottratta a Xaltotun, la gemma conosciuta come il Cuore “[…] era nascosta sotto il tempio di Mitra, a Tarantia […] e dei ladri zamoriani […] rubarono il Cuore di Ahriman dalla caverna stregata nei sotterranei del tempio di Mitra[…], dal suo nero nascondiglio […] dove era rimasto fin dalla caduta di Acheron, tremila anni fa.”

[23]Succede nel primo capitolo di Conan il Conquistatore, quando il gran sacerdote Xaltotun chiede a Oraste: “Ma come fa un sacerdote di Mitra a conoscere il Cuore di Ahriman e l’incantesimo di Skelos?”

[24]È nel quarto capitolo de La Fenice sulla Lama che Conan incontra in sogno Epemitreus il Saggio, morto millecinquecento anni prima e sepolto nel monte Golamira, che gli dice: “Per tutta la mia vita, lunga quanto quella di tre uomini comuni, io l’ho combattuto [egli parla di Set]. Io l’ho spinto nelle ombre del meridione misterioso, […] gli uomini continuano ad adorare lui, che per noi è il demone supremo.”; mentre nel capitolo successivo si parla della leggenda di Epemitreus e della sua tomba: “Il segreto è tramandato oralmente dai gran sacerdoti a pochi eletti e gelosamente custodito, tanto che solo una ristretta cerchia degli accoliti di Mitra conosce l’ubicazione della tomba di Epemitreus,[…] È uno dei Misteri sui quali si basa il culto di Mitra.”;

[25]Nel terzo capitolo di Nascerà una Strega, il sapiente Astreas scrive una lettera dove racconta della situazione disperata che sta vivendo la sua regina: “Ha abolito il culto di Ishtar. […] Ha distrutto l’immagine eburnea della dea adorata da questi hyboriani orientali (e che, sebbene sia inferiore alla vera religione di Mitra seguita da noi occidentali, è pur sempre superiore al culto diabolico degli shemiti)[…]”

[26]Ci si rivolge ad essi nell’undicesimo capitolo di Conan il Conquistatore: “Creature dei cieli!”

[27]Per tutto Il Tesoro di Tranicos, pirati, bucanieri e Zingariani spesso parlano di “fiamme dell’Inferno”, oppure maledicono i propri nemici sperando che brucino nelle “Fiamme dell’Inferno!”; Anche Natala nel primo capitolo de L’Ombra che Scivola parla di anime e inferi: “[…] ora siamo negli Inferi! Siamo spiriti senza corpo…ahi!”; nel secondo capitolo di Conan il Conquistatore si parla della peste nera in termini di punizione divina: “La gente mormorava che fosse mandata dall’Inferno per punire i peccati dell’orgoglio e della lussuria.”; mentre nel ventunesimo capitolo ci si dà appuntamento all’Inferno una volta morti: “Ti rivedrò all’inferno!”

[28]Nella seconda parte de L’Era Hyboriana si parla delle  “verità predicate dalla religione di Mitra” tra queste “[…] gli ammonimenti a perdonare i propri nemici[…]”

[29]Nel quarto capitolo de La Fenice sulla Lama, Epemitreus – l’eroe-profeta di Mitra – lo sottolinea: “Combattendo Set, ho combattuto anche contro i suoi adoratori e i suoi fedeli e i suoi accoliti. Solleva la spada!”; Nel quarto capitolo l’accesso al tempio di Mitra è sintomatico dell’odio ancestrale di Mitra nei confronti di Set: “Gli scalini recavano tutti l’aborrita figura dell’Antico Serpente, Set, così che ad ogni passo egli posava il tallone sulla testa del Serpente […]”

[30]Nel primo capitolo de L’Ombra che Scivola, Conan ribadisce il concetto: “Gli Hyboriani non sacrificano esseri umani a Mitra, il loro dio […]” e riguardo ai Cimmeri: “La mia gente non ha queste usanze […]”; nel secondo capitolo di Colosso Nero, Vateesa ricorda a una confusa Yasmesa: “Mitra vuole che i fedeli siano eretti davanti a lui… e non che striscino come vermi e versino sangue d’animali sui suoi altari.”

[31]Il virgolettato è del secondo capitolo di Colosso Nero. E ancora si dice di lui: “Nessuno può pretendere di conoscere l’aspetto di Mitra. […] ma il dio non dimora in questa fredda pietra, […] egli è dovunque… sopra di noi, e intorno a noi, eppure sogna nei luoghi tra le stelle.”

[32]“Il soffitto era altissimo, ma non era a cupola, ed era di semplice marmo bianco, come il pavimento e le pareti, ornate da un sottile fregio aureo. Dietro un altare di verde giada trasparente, mai macchiato da sacrifici, stava il piedistallo su cui sedeva la manifestazione materiale della divinità.” dal secondo capitolo di Colosso Nero.

[33]Nel secondo capitolo de La Fenice sulla Lama, Conan parla del suo predecessore Numedide: “Hanno messo una statua in onore di quel porco nel tempio di Mitra e il popolo si lamenta davanti ad essa, adorandola […]” e ancora: “La gente brucia incenso alla memoria di Numedide nel tempio di Mitra […]”

Scritto da Giuseppe "Dark0" Franco

Scrittore, sceneggiatore e docente di Narrazione per Immagini presso l'Università Popolare di Torino. Tiene corsi di Scrittura Creativa per ragazzi e adulti. Regista di cortometraggi, videoclip. Ideatore, curatore e responsabile di riviste e fanzine. Suoi racconti sono stati pubblicati su antologie edite da Feltrinelli e Giulio Perrone Editore.

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