Spada, Stregoneria e Cinema – Maciste Contro il Vampiro (1961)

Maciste (Gordon Scott) di ritorno al suo villaggio dopo aver salvato un bambino, lo ritrova distrutto. Mettendo in salvo i sopravvissuti e parlandoci scopre che gran parte delle donne, compresa la sua amata Guja (Leonora Ruffo), sono state rapite dai predoni e portate a Salmanak. Maciste corre a salvarle, intenzionato a capire lo scopo dietro tutta questa violenza…

Eccovi, come promesso, il terzo capolavoro uscito nelle sale nel lontano 1961, dopo Ercole alla Conquista di Atlantide ed Ercole al Centro della Terra a cui poi seguirà dopo qualche mese un altro gioiello del genere (Il Colosso di Rodi).

Ndr:Mi scuso sin da subito per la qualità delle immagini che non rendono giustizia a questo piccolo gioiello.

Giacomo Gentilomo, coadiuvato da un non accreditato Sergio Corbucci, dirige il capolavoro fantastico e fantasmagorico del peplum nonchè il primo film sonoro di Maciste degno di nota.

Già perchè a differenza di quel semi-dio di Ercole che inizia la sua carriera cinematografica con Francisci nel 1958, le origini di Maciste si datano col primo grande kolossal (accezione inventata dagli americani proprio per questo film) della storia: Cabiria del 1914 di Pastrone e D’Annunzio, quest’ultimo padre putativo dell’eroe buono e forzuto il cui nome deriva dal greco makròs (grande).

Bartolomeo Pagano, scaricatore di porto di Genova e primo forzuto ad assurgere a stella del cinema che riempiva le sale italiane e non solo, ebbe l’onore di interpretare il personaggio ben 17 volte nelle vesti più varie (Maciste atleta, Maciste poliziotto, Maciste in vacanza, Maciste contro lo sceicco ecc…), e nonostante le ambientazioni del XX secolo, il personaggio non poteva sottrarsi ai topoi e ai temi mitologici dai quali derivava finendo sempre per mescolare elementi greco-romani con la contemporaneità.

Così Duccio Tessari e Sergio Corbucci si misero d’impegno per realizzare una “fiaba per adulti”, capace di conquistare anche le più giovani generazioni e presentare un eroe “come quelli di una volta”: un gigante dal cuore d’oro perdutamente innamorato della sua bella e in generale di tutti gli esseri viventi buoni e giusti come lui.

La storia però ci fa capire sin da subito che non ci sorbiremo mica un polpettone pseudo-intellettuale, anzi dopo il salvataggio del bambino si parte subito con la razzia del villaggio, violentissima e confusionaria al punto giusto, seguita poi da un’esecuzione in mare “in pasto ai pescecani”, per poi continuare con la lotta a suon di pugni nelle budella e cazzotti sul grugno contro le povere guardie cittadine, scontri che culminano nella scena della taverna e della fuga dalle segrete del castello ed esplodono nell’assalto finale alla “fortezza” del terribile Kobrak, vampiro, alchimista e tiranno dai poteri sovrannaturali tanto da obbligare Maciste a “sconfiggere la propria ombra” non prima però di aver superato la tortura della campana e aver rifatto il muso agli “schiavi senza volto” al soldo del maligno.

In tutta questa vorticosa massa di azione c’è spazio perchè i ribelli della città convincano Maciste ad allearsi con loro nel tentativo di detronizzare la bellissima e perfida ma dolente Astra (Gianna Maria Canale), il braccio destro di Kobrak, e farsi rivelare il luogo segreto in cui si nasconde il suo signore e tiene in pugno l’amata Guja (l’incantevole Leonora Ruffo sballottata in lungo e in largo), salvandola da una terribile maledizione. A ciò non va dimenticata la scena del ballo delle “celestine” davvero superlativo.

Se la trama vi ricorda Il Colosso di Rodi (1961), solo con tinte molto più fiabesche non vi sbagliate perchè Leone sceneggiò il film proprio con Tessari e Corbucci (non accreditato ma rivelato dallo stesso Leone nel bellissimo libro intervista-biografia C’era una volta il Cinema).

Conscio della superlativa opera di Mario Bava, Alvaro Mancori gioca sui contrasti di luce del villaggio e del deserto alle ombre di quest’ultima e dei suoi sotterranei irta di pericoli, spezzando il tutto con dei colori iper-saturi e fosforescenti capaci di calare lo spettatore nell’atmosfera da fiaba (quindi anche nera) voluta da Tessari e Corbucci.

Le scenografie, memori della lezione di Vincent Korda ne Il Ladro di Bagdad (1940) e dell’onnipresente lavoro di Franco Lolli, costruiscono ambienti sontuosi e regali con poco, accentuando di volta in volta quel perverso odore di maligno che aleggia nelle più alte stanze del trono e si rivela solo nel cuore oscuro e profondo della città, grazie anche agli strepitosi e fiabeschi costumi di Vittorio Rossi e degli effetti speciali davvero geniali per l’epoca (di cui sospetto la mano di Mario Bava) in particolare segnalo “il passaggio del calice” nella nave dei razziatori e il dialogo tra il fantasma di Kobrak e Astra.

Ultimo appunto: le musiche di Angelo Francesco Lavagnino sono da antologia perchè dinamiche, in perfetta sintesi con l’avventura e la meraviglia, l’orrore e il mistero, la paura e l’amore.

Ancora una volta una pellicola di serie B di un genere bistrattato vince il cuore degli spettatori con una narrazione epica, delle musiche emozionanti e una direzione artistica capace di travalicare le proprie mancanze e limiti assicurandoci uno spettacolo puro. Questo è Maciste Contro il Vampiro! Questo è Peplum! Questo è Cinema!

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