Malasacra e la glottogenesi del male

Trovare validi autori italiani è tutt’oggi molto difficile, soprattutto nel campo del fantastico che purtroppo vanta una schiera inesauribile di  scribacchini, pallidi emulatori e millantatori del genere. Insomma tutti vorrebbero essere il nuovo Tolkien o un novello Stephen King.  Si rimane spesso intrappolati in una ragnatela di luoghi comuni, cliché di ogni specie e ambientazioni smunte fino al midollo, i risultati parlano chiaro: tantissimi lettori “migrano” verso i titoli anglosassoni, stufi della superficialità nostrano. Questo modus operandi, purtroppo, allontana i fruitori del Bel Paese da titoli meritevoli, nati dalla penna di autori preparati e attenti. Non è un caso quindi che oggi vi parli di un’antologia di racconti siglata da Kipple Officina Libraria, realtà editoriale davvero attenta al “fantastico” italiano ( e ad altre proposte davvero interessanti)  grazie ai numerosi titoli che potete trovare sul loro sito in ebook o cartaceo.

            Mi riferisco a Malasacra libro d’esordio di Francesco Corigliano, giovanissimo autore già conosciuto per aver vinto diversi tornei letterari (Hypnos 2015, NASF 2018)  e per essere apparso su varie riviste specializzate (cfr. Il Buio). Inoltre vanno menzionati i suoi contributi saggistici, del resto Francesco Corigliano ha conseguito un dottorato sulla letteratura horror-weird, nella guida Odoya ai narratori del fantastico e un saggio su Ligotti per Mimesis  nel volume Vecchi Maestri nuovi mostri. La collana K_noir perciò si arricchisce di un altro titolo di livello da come si può evincere dalla prefazione di Danilo Arrigoni e dall’evocativa illustrazione di copertina del leggendario Franco Brambilla che non necessita presentazioni.

                        Questa antologia di racconti ha davvero molti pregi e credo che mi perdonerete se non analizzeremo racconto per racconto. Una mia scelta personale perché sviscerare un racconto in una recensione e ignorarne altri è abbastanza inutile e soprattutto non voglio anticiparvi niente, parliamo di un horror aleatorio, sfuggente, quasi sibillino, sacro e trovo di cattivo gusto “smontare” l’architettura narrativa di Corigliano anticipando trame e finali dei racconti. Perciò mi limiterò a una disamina generale del libro, perciò torno ai pregi di cui sopra. L’autore padroneggia con facilità i vari setting in cui i racconti prendono vita, in alcuni momenti sarete catapultati in austere dimore spettrali o su navi misteriose, in criptiche teorie lacaniane o in tetre taighe russe che tanto mi hanno ricordato The Terror di Dan Simmons. L’autore è un monaco maledetto rinchiuso in un monastero fatiscente e che abbandona la propria anima alla scrittura, ne consegue così  una  gorgogliante archeologia dell’inquietudine, una  demoniaca paleografia dello storytelling o un macabro verseggiare dagli eoni del tempo. Non importa il dove o il quando, tanto meno il perché. In questo viaggio nella Repulsione (R maiuscola obbligatoria) dei suoi protagonisti rischiamo di essere avvinghiati alle labili trame intessute da questo monaco travestito da giovane autore; ebbene si, il vero pregio della raccolta è di essere un classico, un classico moderno.  Sono rimasto impressionato da Malascra, non è un libro ma una caverna. Una volta risucchiati dal vortice di pagine e pareti rocciose non possiamo far altro che porgere l’orecchio e udire gli echi di numerosi maestri: ovviamente ascoltiamo il richiamo del solitario di Providence Lovecraft, l’eleganza lirica di uno Smith, la grottesca sobrietà di un Ramsey Campbell, la struggente ed eterea paura di Algernon Blackwood, il folklorico terrore di Arthur Machen e la morbosa curiosità abissale di Hodgson. Ma non  è una caverna di, passatemi il termine, “Grandi Antichi” perché la voce di Francesco Corigliano risuona limpidissima nel moto centrifugo degli echi. Non si parla di emulatio o tributo, né un tentativo di mimetismo letterario, l’autore è in primis un grande lettore e perciò ha ereditato, metabolizzato e tradotto in chiave personale le più varie sfaccettature di quei grandi autori. Il risultato è una prosa cristallina, educata e controllata; mai ho trovato un eccessivo deragliamento da quella linea guida che l’autore segue per infarcire i suoi scritti di mirabolanti tasselli orrorifici. Ho apprezzato davvero quindi la classe e la forza di essere se stesso pur sentendo la pressione di quei colossi del weird e della letteratura in generale.

            Uno dei leitmotiv dell’autore è di far brancolare i suoi personaggi in territori apparentemente innocui per poi essere traditi dalla natura, dalla flora, dalla fauna, dalle leggi che reggono il mondo e la razionalità. Weird, horror ? In realtà a volte assistiamo alla genesi di un’estetica gotica che trasuda dai polverosi pavimenti di queste case dell’Io oscuro, dalla  ferina e mostruosa iper-realtà  che gli sfortunati protagonisti sono costretti ad arrendersi; iper-realtà  della paura e dell’orrore perché soltanto queste profonde emozioni sono in grado di generare gli dei (parafrasando Prosper Jolyot de Crèbillon), e se il nostro stesso pantheon fosse in verità un gioco ricoperto dalla lordura di esseri ancora più antichi? Si, la risposta è intrigante, metafisica e sconcertante. Però ci fa riflettere sul ruolo della letteratura fantastica e della sua utilità, mi soffermo spesso su questa condizione plus-reale, perché se la “fiction” è l’erede di enti archetipi  e verità ataviche come può essere soltanto fiction? Così Corigliano ci conduce attraverso le verità della ragione, alle “bislacche teologie” in cui nessuno crede ma che  a ragione detengono le redini della nostra sanità mentale; tale processo non è edulcorato, forzato, polarizzato da un “eccesso” di richiami e plot twist  ma si basa esclusivamente sull’attento studio del folklore, della lenta rivelazione di antichi mali primigeni e sulla modulata sinfonia  che serpeggia lentamente nelle nostre acerbe convinzioni.

            La Calabria, non entità ancillaria  per promuovere a random l’ambientazione italiana, diventa un locus di malevole interazioni, una culla mai scoperta di deiezioni e inquietudini indecifrabili perché l’orrore non si descrive. Il Terrore è. PUNTO.

            Tutti ci provano, nessuno ci riesce, forse dovremmo resuscitare Borges o Walpole, far inventare un termine da un negromante del linguaggio e bacchettare Lacan  per mormorare a vuoto, ma alla fine una volta chiuso il libro ci rimane dentro qualcosa. E non sappiamo cos’è. Placidamente affiora nel nostro cranio l’idea del male, non troviamo le parole, gli strumenti, le sinapsi collassano nel tentativo di teorizzare  e ordinare quello che abbiamo appena letto. La fallace glottogenesi del male si schianta nell’oscurità della disragione e affondiamo, delirando, in un oceano di mostri metanarrativi. Ripeto, non sappiamo cos’è. Forse ne abbiamo il sentore, ma non abbiamo li strumenti per spiegarlo.

Forse  è Letteratura.


Intervista a Francesco Corigliano

Ringrazio l’autore per avermi dato la disponibilità per questa breve intervista.

 

Com’è nata Malasacra? Raccontaci la sua genesi, i dubbi, le rivelazioni e anche i segreti che hai scoperto te stesso scrivendo i tuoi racconti.

Malasacra nasce ufficialmente lo scorso anno, quando Andrea Vaccaro, curatore della collana k_noir di Kipple Officina Libraria, mi chiese se fossi interessato a pubblicare un’antologia di racconti weird e horror. L’obiettivo era una raccolta che coprisse varie sfaccettature della mia scrittura (originariamente anche quella lontana dal soprannaturale), sotto la supervisione di Danilo Arrigoni. Inutile dire che non me lo son fatto ripetere due volte, e che ci siamo messi subito al lavoro per selezionare i testi più adatti tra tutti quelli a disposizione.

In termini “non ufficiali”, invece, la nascita Malasacra risale a molto tempo prima. L’idea di una raccolta mi ha sempre affascinato, e per anni mi sono divertito a organizzare i miei racconti in molti modi, tentando di raggrumare queste pozze testuali sconnesse, a volte già collegate tra loro, a volte distinte e isolate.

Uno dei punti più interessanti del lavoro, effettivamente, è stato proprio il rendersi conto di quanto alcune storie fossero differenti tra di loro. Non soltanto per una questione cronologica (alcuni dei testi selezionati risalgono a 5-6 anni fa, altri al 2019), ma anche per l’approccio stilistico ai temi del disturbante e del soprannaturale.

Per quanto io stesso riconosca il continuo ritorno di alcuni elementi, osservare i testi in una forma stabile mi permette di notare un cambiamento – non necessariamente di un’evoluzione – nel discorso narrativo.

Guardando questi racconti, penso che probabilmente negli anni ho cercato di scrivere di soprannaturale con maggiore distacco e con minore (o diversa) ricerca emotiva, tentando pure di distanziarmi un po’ dall’inevitabile e ineluttabile influenza di Howard Philips Lovecraft.

Credo che chiunque scriva – o tenti di scrivere debba confrontarsi, prima o poi, con quanto la propria voce sia modulata su quella degli autori di riferimento: non bisogna scordarseli, ma si deve anche cercare di non far parlare esclusivamente loro. Questo è particolarmente vero nel campo del weird, dove il numero di scrittori imprescindibili è inversamente proporzionale alla loro influenza.
Direi che Malasacra, insieme alla preziosissima collaborazione con Arrigoni, sia stata importante anche e soprattutto per una mia presa di consapevolezza in questo senso.

Che cos’è la paura? Sembra una domanda banale o retorica, ma sappiamo benissimo che l’esegesi del terrore ha una tradizione ben antica e radicata tra i grandi autori del genere. O almeno, qual è la paura che ami descrivere ?

La paura è repulsione. La repulsione è rifiuto. La paura è un “no” a ciò che ci si para davanti, sia esso un cataclisma, una violenza, o il mondo stesso.

La paura letteraria non è, ovviamente, quella che ci fa saltare sulla sedia o quella che ci fa voltare di scatto quando, da soli in casa, sentiamo qualcosa cadere nel (dal?) lavello della cucina.
Nei libri la paura è un “no” sottile che permea ogni riga, e che si può manifestare in figure ed eventi in grado di prendere strade diverse: può essere il timore che il protagonista venga fatto a pezzi, può essere il timore di  scoprire come verrà fatto a pezzi, può essere l’impressione nelle strade di carta e inchiostro stia strisciando un nuovo orrore. Leggendo diciamo un “no” (che però è anche un “sì”) all’autore e alla sua bizzarra voglia di pararci davanti cose spiacevoli, in quello spazio intimo e sicuro che si crea, nella mente, mentre si legge.

Tutto ciò mi piace molto, e sono contento se tramite un racconto riesco a raggiungere un effetto anche lontanamente simile a questo. Ma mi piacerebbe anche suscitare qualcos’altro: che questo “no” a ciò che leggiamo mantenga un’eco nella testa, dopo aver chiuso il libro; che la paura libreschi diventi un’inquietudine reale; che il sospetto nei confronti del reale, del mondo stesso, diventi più palpabile per qualche istante. Che il “no” si trasformi, magari, in un “forse”.

Ho notato un leitmotiv, un filo rosso che unisce labilmente o meno i vari racconti che compongono Malasacra. È sempre stato nei tuoi intenti comporre un mosaico narrativo ? O hai iniziato in maniera più confusa per poi trovare il tuo orientamento nell’orrore?

Io e Danilo Arrigoni siamo ugualmente appassionati (non dirò fanatici) degli schemi combinatori in ambito letterario. Credo che tanto nella mia testa quanto nella sua ci fosse, sin dall’inizio, l’idea di organizzare i testi secondo uno schema, e la ricorrenza di alcuni temi ha reso possibile giocare un poco con la posizione dei racconti.

Sicuramente, dal momento in cui si è deciso di inserire Del vuoto mormorare, è stato chiaro che dovesse presenziare al centro dell’antologia, come un cardine attorno a cui far ruotare gli altri testi e i loro temi: i concetti del male e del sacro, il passato, la natura, la letteratura stessa.

C’era un disegno, dapprincipio confuso, che si è andato delineando pian piano, incastrando i racconti al loro posto. E il risultato è il Malasacra che vediamo oggi.

E soprattutto, se dovessi essere una pizza demoniaca a che gusto saresti ?

Pizza abisso e funghi (forse di Yuggoth)

Scritto da Cristiano Saccoccia

Laureato in lettere curriculum storico con una tesi in storia delle religioni e dei conflitti medievali intitolata: L'assedio di Costantinopoli, 1453 presso l'università di Macerata. Consegue la laurea magistrale nel 2018 in ricerca storica e risorse della memoria nel medesimo ateneo. Non riesce a non ascoltare il richiamo del Fantastico così scrive la tesi intitolata: Il crocevia dei mondi: orientalismo e esotismo nella letteratura fantastica. Una ricerca dell'Oriente e della sua ricezione distorsiva nella letteratura fantastica. Marchigiano doc, è appassionato di storia antica, orientale e antropologia. Grazie alle odierne piattaforme Social entra in contatto con una ricca community unita dall'amore per il fantastico, grazie alla quale conosce il concorso e le pubblicazioni di “Italian Sword and Sorcery”.

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