L’ANTICRISTO DI NIETZSCHE E IL VALORE DELLA BARBARIE – LA FEDELTA’ ALLA TERRA DEI POPOLI ANTICHI E NELLA LETTERATURA FANTASTICA

Questo libro è dedicato a pochissimi” scrive F. W. Nietzsche, nell’introduzione a “Der Antichrist”, l’Anticristo, pubblicato nell’ultimo periodo della ricerca filosofica del pensatore tedesco.

“Der Antichrist” tratta della “maledizione del cristianesimo”. Per chiarire questo concetto è necessario fare un passo indietro, e ritornare all’Ottocento, tra gli ampi spazi e le atmosfere azzurre e cristalline, eteree, dell’idealismo tedesco, come uno sguardo da sopra uno strato di cumulonembi, e sopra, accecante, il Sole, e ancora sopra, il vuoto.

Hegel afferma che lo Spirito, regolatore e vivificatore e vivente nel medesimo istante del e nel reale, si manifesti tramite un processo di dispiegamento che si svolge tramite tre fasi distinte, ma collegate tra di esse: tesi, antitesi, e sintesi.

Dal punto di vista della storia dell’umanità, che il pensatore tedesco, insieme a Fichte, padre dell’idealismo, individua come principale manifestazione dello Spirito, questo processo di tesi e antitesi si esplica secondo la dialettica schiavo – padrone.

Le società antiche sono tutte accomunate dalla presenza forte della schiavitù, dalle forme più elaborate come per esempio il concetto di “precettore” presso la Repubblica di Roma, e successivamente sotto l’Impero, alle manifestazioni più semplici, come per esempio presso le popolazioni germaniche o celtiche, dove gli schiavi erano i prigionieri di guerra, sconfitti durante le battaglie tribali intestine delle popolazioni del nord Europa. Gli schiavi erano anche vittime sacrificali rituali, presso questi popoli.

Il “padrone” e lo “schiavo”, per Nietzsche, sono caratterizzati da due diversi tipi di morale. Indica Paolo di Tarso, che diffuse la Bibbia traducendola in greco in tutto il mondo allora conosciuto, come il principale responsabile della decadenza sociale di cui, non tanto il Cristianesimo in sé e per sé, ma quanto i valori di tale religione sono responsabili.

Nietzsche afferma che il Cristianesimo, insieme comunque al Buddismo, è foriero di emozioni e sentimenti che provocano un indebolimento dello spirito, perchè l’animo umano deve funzionare in relazione al corpo fisico, e le religioni storiche posteriori al paganesimo invece hanno allontanato, secondo il pensatore tedesco, il corpo dallo spirito, mortificandolo, e, consequenzialmente, mortificando entrambi, sia manifestazione visibile sia invisibile.

I culti legati al paganesimo erano sì brutali, e comprendevano anche sacrifici umani, ma la società e la vita umana era connessa a una dimensione dell’oltre, che è possibile nella prospettiva niciana incorporare tramite il raggiungimento dello stato dell’Ubermensch, oltreuomo.

La religione cristiana avrebbe costruito una metafisica del mondo dietro al mondo.

Schopenhauer sarebbe un nemico della vita, un cristiano (la “noluntas”, la negazione della vita). L’idealismo di Hegel e la visione di Schopenhauer sono solo due facce della stessa medaglia, in quanto l’uno astrae la manifestazione fisica relegandola nella dimensione del “Geist”, l’Ideale, lo Spirito, l’Assoluto, l’altro decentra l’oggetto di speculazione della facoltà intellettiva mortificandone il senso, ovvero, secondo Nietzsche, priva ogni fisicità di significato. Entrambi portano alla medesima conclusione : il nichilismo. Il cui esatto opposto è rappresentato dalla volontà di potenza, l’”ich will”, io voglio.

La volontà di potenza coincide con il concetto di “fedeltà alla terra”.

Schopenhauer, che relegò il reale oltre il velo di Maya, rendendo metafisico persino il senso di esistenza stesso, non può che non combaciare con la visione morale e cosmica di Nietzsche.

Maya, dea creatrice del mondo secondo la tradizione indiana, diede inizio ai cicli cosmici che rappresentano la realtà. Schopenhauer interpreta quest’atto con il concetto di “velo” proprio perchè rappresenta non una creazione demiurgica di ordinamento da uno stato di “caos” a uno di “cosmos”, come avviene nella tradizione del pensiero greco platonico,  ma secondo la sua interpretazione del reale la verità si trova sempre e ineluttabilmente al di là, in una metafisica estremizzata oltre i limiti dell’Infinito e dell’Ideale stesso.

Nietzsche cataloga tutto questo secondo la visione hegeliana del cosmo che si esplica nella dialettica schiavo – padrone, nell’archetipo dello “schiavo”.

Dal punto di vista morale, per mantenere la cosiddetta “fedeltà alla terra” tipica dei popoli pagani precristiani, è necessario, secondo il filosofo tedesco, abbandonare ogni emozione che “trascina in basso” lo spirito vitale umano, e quindi, ogni valore etico che provoca tali sensazioni e tali emozioni.

Solo così, secondo Nietzsche, è possibile non un’anarchia del pensiero, e nemmeno una configurazione pessimistica e devitalizzante di tutto ciò che è reale, e materiale, o un’estremizzazione dell’Ideale, ma bensì la realizzazione di un modello etico “al di là del bene e del male”.

Il paganesimo antico è permeato di sapienza trascendente applicata alle arti manuali. La figura del druido o del bardo presso le popolazioni celtiche rappresentava un tramite tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che è tangibile e permeato, allo stesso tempo, di “Geist”.

Le popolazioni celtiche credevano infatti fermamente nell’animismo, e nella magia rituale, ma con una rappresentazione immaginativa molto astratta e relegata alla sfera mistica, la letteratura fantastica e l’immaginario “fantasy” si può definire un lascito del paganesimo antico, nel senso che raffigura esteticamente tramite romanzi, illustrazioni, opere creative visive in genere – Clark Ashton Smith, autore del ciclo di Atlantide, Zothique, e Iperborea, era anche scultore – un tipo di sapienza che rientra nella “fedeltà alla terra”, in quanto la magia rituale stessa era un’azione concreta su un atto invisibile.

La conoscenza delle piante curative, dei movimenti degli astri, la sapienza perenne della mortalità umana e della caducità del corpo, i sacrifici rituali, l’esposizione di cadaveri ornati degli “earlindermann”, i capi delle tribù celtiche, e la glorificazione dello spirito vitale tramite ornamenti, armi e utensili costruiti con i teschi e le ossa dei nemici sconfitti, rientrano nella sfera di ciò che Nietzsche chiama la “morale dei padroni”.

Secondo il filosofo tedesco nell’ “Anticristo” il Cristianesimo ha la colpa di aver sostituito una sapienza genuina adatta all’uomo, con principi morali legati alla decadenza e alla mortificazione del corpo, e anche dello spirito.

Nietzsche svolge questa critica più che al Cristianesimo stesso, del quale salva alcuni elementi rituali legati all’ambito dell’archetipo della terra, condannando anche il Buddismo di essere incorporeo e inadatto per l’oltreuomo.

Nonostante lo stesso Nietzsche, in “Così parlò Zarathustra” renda portavoce del superamento della paura dell’eterno ritorno dell’uguale, un profeta orientale, Zarathustra, per l’appunto, o Zoroastro.

Lo zoroastrismo si basa su una visione del mondo di cui Nietzsche non parla, ma usa Zarathustra come archetipo del profeta per eccellenza, l’ “ipse dixit” dei pitagorici.

“Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione – e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello della polvere!”  – F. W. Nietzsche

Nietzsche, all’età di trentasette anni, si trova in soggiorno a Silvaplana in Engadina, un luogo di montagna vicino a un lago dove di giorno passeggia e la sera scrive. Un pomeriggio, sviluppa un’intuizione, che lo porterà all’elaborazione del principio filosofico dell’eterno ritorno dell’uguale. E’ un concetto arcano, simile più a una profezia oscura e sussurrata, piuttosto che a un concetto comprovato, vi sono parecchie controversie sulla ciclicità del tempo, stoica, e l’evoluzione etica umana che Nietzsche propone. In quanto sarebbe un’avanzare indietreggiando nel tempo, poiché il tempo è ciclico, e ogni cosa se si disgrega non può finire nel nulla, dato che l’idea di un Dio creatore e distruttore è scartata a priori dal pensatore, allora deve necessariamente ritornare, e in un modo identico e sempre uguale a sé stesso, come una clessidra che si rovescia su sé stessa all’infinito.

Durante una passeggiata, Nietzsche ha questa immagine del tempo che lo spaventa e lo attrae, l’immagine dell’eterno ritorno: visto che il mondo è composto da un numero infinito di elementi e questi elementi non si creano e non si distruggono (poiché si parte dall’ipotesi che Dio non esista) e allora per forza di cose questi elementi dovranno riaggregarsi nella stessa maniera per un numero infinito di volte.

Nella prima parte di Così parlò Zarathustra il profeta scende dalla montagna per ammaestrare gli uomini sull’avvento dell’Ubermensch, nella seconda s’intrattiene a dialogare con i suoi discepoli e infine nella terza parte per riflettere in solitudine Zarathustra risale sulla montagna. La salita nella solitudine è sempre più difficoltosa perché il profeta sente aumentare il peso dei sentimenti terrestri che lo allontanano da ogni visione superiore: tanto più egli si allontana dalle bassezze terrestri quanto più ne sente il peso che ostacola il superamento del limite. Gli elementi archetipici immaginativi sono la montagna, luogo psichicamente “in alto”, i discepoli, i lettori, e nella terza parte, la più complicata e difficoltosa, l’autore / Zarathustra è da solo, e deve fare i conti col suo stesso pensiero e sulla visione del tempo ciclico e del mondo. Vi è un “nano”, un uomo “piccolo”, dal punto di vista spirituale, che lo sbeffeggia per la sua scoperta, ossia il tempo infinito, nella sua apparente finitezza.

Nietzsche infatti fu frainteso dai suoi contemporanei, e buona parte del suo pensiero fu confusa addirittura con il platonismo o l’Idealismo stesso.

Il pastore aveva il serpente, simbolo dell’eterno ritorno, incastrato in gola, l’Ouroboros, archetipo antichissimo del tempo. Il pastore è la parte dell’autore stesso che rifiuta la sua stessa intuizione, affascinandolo e spaventandolo per la sua grandezza, in una sensazione simile al senso tragico greco, solennità, divino e mistico stupore, misto a umana paura, per la presa di coscienza della propria infinita piccolezza di fronte ai misteri apparentemente insondabili del cosmo e del tempo.

Zarathustra gli disse di non provare a tirarselo via dalla gola, ma di mordergli forte la testa, e staccargliela, e il pastore sputò la testa distante, e la paura dell’eterno ritorno dell’uguale svanì, ed egli si alzò. “Un circonfuso di luce” scrive Nietzsche per simboleggiare e dispiegare l’importanza dell’intuizione, come verità ultima, illuminante, salvifica.

Tutto tornerà e non bisogna averne paura, siamo già morti, e già nati, infiniti volte, abbiamo vissuto, sperato, amato, pianto, urlato, riso e festeggiato già tantissime volte e questa prospettiva era ben presente nella cultura delle popolazioni antiche legate alla “barbarie”.

Il tema della “barbarie” fu ripreso da autori come Robert E. Howard e altri del fantasy sword & sorcery e della letteratura fantastica in genere, in quanto il fantasy esplica in maniera estetica il lascito delle popolazioni antiche del nord Europa e non solo, anche mediterranee e orientali. L’archetipo della terra è ben presente nella letteratura fantasy spada e stregoneria, in quanto tutto, nei racconti di Howard o di Moorcock, o di C. A. Smith è mosso da un elemento terreno contrapposto a un elemento invisibile, la magia, che è tuttavia strettamente collegato alla terra. Spada e stregoneria sono manifestazioni della medesima sapienza, e della “fedeltà alla terra” che Nietzsche considera fondamentale per l’evoluzione umana. Altrimenti l’uomo diviene qualcos’altro da sé stesso, e non diviene “oltreuomo”, rimanendo in una oscura e tetra caverna platonica, che svolge una protezione perfetta, ma anche un limite, alla luce del Sole, che non filtra attraverso la roccia, ma rimane all’esterno, e l’uomo, può solo vedere le ombre del fuoco che danza sulla pareti della nuda pietra, senza mai scorgere l’azzurro del cielo, le cime innevate, il volo delle aquile, il Sole.

Come il tempo si rovescia all’infinito, in una clessidra che è il contenitore e il contenuto dell’universo stesso, anche la morale, deve rovesciarsi, da “schiavi” a “padroni”.

Vi è una vitalità immensa in un teschio di un nemico sconfitto, tra le fiamme di una pira funebre su una spiaggia norrena, mentre lentamente l’eroe raggiunge il Valhalla scomparendo tra i flutti. Il paganesimo è caratterizato dall’applicazione pragmatica di culti mistici, ma strettamente legati al mondo terreno.

La letteratura “fantasy” riprende concetti archetipici di culti legati alla terra, antichissimi, per rielaborarli sotto forma estetica, esprimerli in chiave contemporanea, trasmette il lascito delle antiche sapienze druidiche, tramandando tramite racconti legati completamente all’immaginario dell’autore, che parte comunque da basi storiche fortemente concrete – infatti i racconti di Howard si svolgono “dopo la caduta di Atlantide”, in un’immaginario mondo mitico addirittura anteriore alla nascita delle città – stato elleniche – una sapienza che va oltre l’apparente distacco dal reale, ne è invece rielaborazione intellettiva e creativa, tramite l’estetica della letteratura, della pittura, della scultura, della musica. I bardi presso le culture nord europee antiche, svolgevano non solo la funzione di cantastorie, o aedi, custodi del sapere mitico e della tradizione, ma anche un ruolo di collegamento tra questo mondo e un altro, quello dell’invisibile, dell’arcano, del magico, dell’irrazionale.

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