Spada, Stregoneria e Cinema – Scontro di Titani (1981)

Acrisio, re di Argo,condanna la figlia Danae alla furia del mare rinchiudendola in una bara perchè questa aveva avuto un figlio, Perseo, senza il suo consenso. Dal Monte Olimpo, Zeus, padre del piccolo Perseo, tramite un sortilegio, uccide Acrisio mentre Poseidone rade al suolo Argo scatenando il Kraken, dopodiché porta in salvo la moglie e il figlio sull’isola di Serifo. Teti però dopo aver visto la punizione inflitta al figlio da parte di Zeus decide di rifarsi col suo pupillo Perseo saggiandone l’ascendenza divina con prove mortali!

Uscito nel 1981 e diretto da Desmond Davis Scontro di Titani si ritaglia un posto d’onore nel panorama cinematografico mondiale degli anni ’80, ormai avviato ad uno spettacolo audiovisivo massiccio e digitalizzato, poichè fortemente ancorato alla tradizione povera e acuta del genere peplum che muore con questa pellicola.

La sceneggiatura di Beverley Cross, autore anche del mitico Gli Argonauti (1963), ripercorre con diverse libertà narrative il mito di Perseo e Andromeda (Teti non era una Dea ma una ninfa e non aveva alcun figlio; ad aiutare Perseo fu Atena non Zeus e non c’è nessuno dei “veri” Titani della mitologia greca in questo film), con grande ritmo e cura nella caratterizzazione dei personaggi.

Gli attori svolgono egregiamente il loro lavoro e per la prima volta in un film di Harryhausen troviamo dei veri professionisti: Burgess Meredith nei panni di Ammon, Laurence Olivier in quelli di Zeus, Maggie Smith (moglie dello sceneggiatore) in quelli di Teti, Ursula Andress in quelli (sputati) di Afrodite, il giovane (e poi lanciatissimo) Harry Hamlin nelle vesti di Perseo e la bellissima Judi Bowker in quelle di Andromeda.

Eppure l’unico motivo per cui questo film esiste sono gli effetti speciali di Ray Harryhausen, che alla veneranda età di 61 anni dovette chiedere aiuto a nuove leve perchè le sue idee prendessero vita. La creatura che più impegnò Ray e la sua ciurma fu la celebre gorgone Medusa, i cui movimenti serpentini, già molto complessi da realizzare con la tecnica a passo uno, non erano nulla in confronto al movimento dei suoi capelli costituiti da 12 serpenti che dovevano agitarsi costantemente, trasmettendo agli spettatori la natura selvaggia e furiosa di questa creatura mitologica.

Gli sforzi compiuti da Harryhausen però lo ripagarono abbondantemente, non solo decretando il successo del film (40 milioni guadagnati su una spesa di circa 10 milioni), ma anche la sua successiva riscoperta come autore, tanto da essere insignito del premio Oscar Gordon E. Sawyer nel 1991 (con una bellissima introduzione dell’amico Ray Bradbury), per i suoi contributi tecnologici alla settima arte!

Ma perchè Harryhausen, nonostante tutto questo successo, si ritirò dal mondo del cinema? Perchè la ILM di John Dykstra (assistente di Douglas Trumbull su 2001: Odissea nello Spazio), con Guerre Stellari (1977) aveva ridefinito il ruolo e la visionarietà degli effetti speciali nella settima arte. Il successo dell’opera di Lucas fu così sconvolgente che i produttori obbligarono il vecchio Ray ad inserire nel film il gufo meccanico Bubo un piccolo R2-D2 con le ali (che si sia vendicato modellando il Kraken sulle fattezze del mostro della laguna nera?). Harryhausen era diventato obsoleto e lo sapeva. Da buon autore però continuò a disegnare per tutta la vita e in teoria avrebbe dovuto lavorare ad altri film tra cui: Sinbad and the 7 Wonders of the World, Sinbad on Mars e il seguito di questo fantastico Scontro di Titani (se siete interessati a saperne di più vi consiglio di recuperare il monumentale Harryhausen: The Lost Movies edito dalla Titan Books).

La fotografia di Ted Moore (che ha inquadrato tutti i James Bond di Sean Connery), gioca nel segno del genere: architetture maestose e antri avvolti dalle tenebre, scenari mozzafiato immersi nella natura e in balia degli elementi (tornano i siti di Paestum e Malta in cui girarono Gli Argonauti), un tripudio di colori (qualcuno ha detto Mario Bava?), e giochi di luce che esaltano l’epicità degli scontri, la gravitas delle relazioni tra i personaggi e la dimensione soprannaturale e magica delle vicende.

Scontro di Titani può essere considerato l’ultimo grande film peplum del xx secolo ed uno dei migliori film del grande Ray Harryhausen.

Siamo giunti alla fine di questo lungo viaggio iniziato per caso e per gioco. Ma non preoccupatevi, la rubrica Spada, Stregoneria e Cinema non finisce qua! A breve uscirà uno speciale mastodontico sul genere peplum che metterà fine ad ogni vostra curiosità sia sui film coi “sandaloni”, sia sulle prossime tappe di questa rubrica.

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