Speciale Spada, Stregoneria e Cinema – I Gagliardi, i Bizzarri e i Muti del Peplum

Questo articolo è un raccoltone dove potrete trovare i miei commenti a tutti i film peplum sui quali ho potuto posare mani e occhi ma di cui non ho scritto per svariati motivi. Molti sono la copia carbone delle pellicole fondamentali di cui ho già parlato, e che ripropongo a fine articolo, mentre altri sono stati talmente tanto discussi che ogni altra parola sarebbe superflua (ma la cui menzione è necessaria).

Da quelli gagliardi (minori, sottovalutati, dimenticati o esaltati da critica e pubblico che meritano una visione), a quelli un po’ strambi (alcuni più riusciti di altri) che mescolano i generi e piegano il peplum verso l’assurdo mettendo a dura prova il patto tra spettatore e sceneggiatore, per poi concludere con quelli dell’epoca del muto con un cinema agli albori, perchè non ci può essere futuro senza la consapevolezza del passato.

Il successo del genere oltreoceano fu opera di Joseph E. Levine che stanco dei “polpettoni a sfondo biblico” di DeMille promosse un doppiaggio ironico per i peplum italici, così da dissacrare lo spirito magniloquente e propagandistico delle opere dei suoi connazionali in favore dell’evasione più pura e infantile. In virtù di ciò le produzioni italiane monopolizzarono prima i drive-in con la formula “paghi 1 guardi 2 film”, poi le televisioni americane coi cicli “Son of Hercules/Atlas/Samson/Ursus/Goliath” che raccoglievano le tante rappresentazioni dei fusti mitologici. Diversi di questi titoli poi finirono nel celebre show Mystery Science Theater 3000 che lanciò la moda di vedersi con un paio di amici vecchi film di serie B, C, D e Z godendo di ogni loro mancanza, facendoli così riscoprire alle nuove generazioni.

Per film peplum intendo sia una pellicola che ritrae un evento storico dell’epoca classica (greco-romana, in ogni caso rimaniamo sulle sponde del mediterraneo, a parte qualche eccezione) con personaggi reali o comuni mortali, sia le più classiche rappresentazioni fantastiche dove un forzuto semi-dio sconfigge mostri e supera ostacoli per salvare la bella e spodestare il tiranno.

Quindi in questo listone mancano Zorro Contro Maciste (un mediocre film di cappa spada, ma non un peplum, nonostante la presenza di Maciste che qui è un’attrazione, il classico uomo forzuto del circo) o gli innumerevoli Maciste atleta/alpino/in vacanza/poliziotto/turista/sonnambulo ecc.. mentre compaiono diversi film di Sinbad o di altri eroi anche extra cultura greco-romana. Inoltre ho deciso di mettere qualche serie televisiva e sceneggiato per dare una panoramica completa sul genere (e perchè quelli davvero meritevoli si contano sulle dita di una mano).

Se volete invece recuperare un po’ di pellicole americane che hanno “fertilizzato” Cinecittà e indicato la via agli italiani recuperatevi: Sansone e Dalila (1949) di Cecil B. DeMille, Quo Vadis? (1959) di Mervin LeReoy, Ben-Hur (1959) di William Wyler, Salomone e la Regina di Saba (1959) di King Vidor e Spartacus (1960) di Stanley Kubrick.

Ho seguito questa lista perchè la più completa in assoluto, visionando tutte le pellicole del genere. Se alcuni titoli non compaiono è perchè non meritano nemmeno di essere ricordati in quanto non mi hanno lasciato nulla. Oltre alle biblioteche nazionali, veri e propri tesori, RaiPlay ha rivelato un catalogo ampio e corposo con diversi classici disponibili per tutti gli iscritti (e la stessa Rai Movie mi ha sorpreso diverse volte, senza nulla togliere a La7 e Iris). Il resto lo faranno le ricerche su google che vi porteranno in diversi siti specializzati nella convisione di video dove diversi utenti hanno ben pensato di salvare dal dimenticatoio alcune di queste pellicole. Qualcosa inoltre lo troverete anche su Internet Archive.

Come sempre faccio per i miei articoli, cercherò di aggiornarlo ulteriormente e nel caso ascoltare le vostre rischieste o suggerimenti.

Prendete un bel respiro e tuffatevi!

I GAGLIARDI

Fabiola (1949) di Alessandro Blasetti>>Siamo nel IV secolo in Gallia, Rhual è un giovane gallo che parte per Roma in cerca di lavoro e lo trova come gladiatore per il senatore Fabio Severo. Peccato però che il senatore cada vittima di un intrigo politico e del suo assassinio vengono accusati i cristiani dei quali Rhual prende pubblicamente le difese. Senza questo film non ci sarebbe stata la rinascita del cinema italiano poichè gli sforzi produttivi e lo spettacolo suscitato da questa pellicola furono tali che gli americani decisero di “buttarsi” anche loro nel genere peplum (anche se con intenti propagandistici). Non è un film perfetto, ed oggi forse non è invecchiato nel migliore dei modi, tuttavia pensare che questo film venne girato e rilasciato 4/5 anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale è impressionante. Consigliato.

Nel Segno di Roma (1958) di Guido Brignone, Michelangelo Antonioni e Riccardo Freda>> La bella regina Zenobia (Anita Ekberg), da anni minacciata dalle mire espansionistiche di Roma, dopo un attacco improvviso da parte del generale Marcello finisce senza trono e regno ma un vecchio amico romano corre in suo soccorso, Marco Valerio (Georges Marchal). Il povero Brignone ormai malato fu costretto ad abbandonare la pellicola e lasciare tutto in mano a Freda per le scene di lotta (discretamente orchestrate), al buon Michelangelo Antonioni per le scene più intime e riflessive (a corto di liquidi e tutto fuorchè contento di “sporcarsi le mani” con un film di tale livello), e all’immenso Sergio Leone per la sceneggiatura di cui parla nel suo C’era una Volta il Cinema (anche lui non molto contento, la vede come parte della sua gavetta, sentimento che condivide con le altre sue sceneggiature per il genere: Frine Cortigiana d’Oriente (1953), Afrodite Dea dell’Amore (1958) e Gli Ultimi Giorni di Pompei (1959) tutte con Bonnard alla regia). Da spulciare.

Le Legioni di Cleopatra (1959) di Vittorio Cottafavi>> Il console Curridio (Ettore Manni) viene incaricato da Ottaviano Augusto di convincere Antonio (Georges Marchal), già sconfitto ad Azio, ad abbandonare Cleopatra (Linda Cristal) e tornare a Roma. Curridio, giunge ad Alessandria d’Egitto in incognito, ma le difficoltà sono innumerevoli…Vittorio Cottafavi fu un vero maestro che attraversò il cinema e la televisione popolare italiana per 40 anni, non senza sperimentare e regalarci perle di rara bellezza. Questa pellicola, scritta da Ennio De Concini, dimostra la sua abilità di umile artigiano di narrare una tormentata storia d’amore in una cornice storica (e poco mitologica). Consigliato.

Maciste nella Valle dei Re (1960) di Carlo Campogalliani>> L’Egitto è invaso dai persiani e l’erede al trono vorrebbe organizzare una rivolta ma la perfida matrigna Smedes (Chelo Alonso) lo tiene in pugno grazie ad un magico medaglione, però la bella non aveva calcolato Maciste (Mark Forest)! Scenografie e fotografia di ottima fattura, sceneggiatura agile e ficcante che non disdegna seduzione e violenza in dosi ben più massicce dei suoi contemporanei. Consigliato.

Saffo, Venere di Lesbo (1960) di Pietro Francisci>> Un uomo gravemente ferito perde i sensi nella camera della bellissima Saffo (Tina Louise). Tra i due scoppia l’amore ma solo dopo si scopre che il giovane Faone pur essendo uno degli ufficiali del Re è a capo della rivolta ai suoi danni. Dopo il discretamente girato, ma troppo romantico e magniloquente, La Regina di Saba (1952) con la bella Leonora Ruffo e il più hollywoodiano Attila (1954) con Anthony Quinn e Sophia Loren, Francisci e De Concini tornano con un altro peplum mescolando il lato romantico (sia per relazioni amorose sia per gli ideali che muovono i nostri eroi) con quello più spettacolare e battagliero (anche se qua si sente il peso di ogni scontro e quindi sono in quantità ridotta rispetto alla media a cui ci ha abituati il genere). Da come era iniziato pensavo fosse una sorta di La Notte brava del soldato Jonathan (1971) in salsa peplum (che non sarebbe male per nulla visto le tante bellezze a cui ci ha abituato il genere ma sarebbe stato sicuramente censurato). Alla fine però si è rivelata essere la classica storia del principe azzurro che salva la bella rinchiusa nel castello e uccide il drago (qui il drago è il potere corrotto). Semplice, diretta e pulita nel suo svolgimento. Ma la bellezza di Tina Louise e delle sue ancelle (anch’esse scollate e scosciate, per la gioia dei tantissimi maschietti dell’epoca e non solo) valgono il prezzo del biglietto. Da vedere!

Il Ladro di Bagdad (1961) di Arthur Lubin e Bruno Vailati>> Dopo aver conosciuto la principessa di Bagdad (Giorgia Moll) e venuto a sapere del suo malanno, il ladro Karim (Steve Reeves) si lancia alla ricerca della leggendaria rosa blu mettendo alla prova tutta la sua fibra muscolare e mentale. Bruno Vailati (grande documentarista) e Augusto Frassinetti (tra le penne più pungenti della letteratura post-moderna nostrana) consapevoli di non poter migliorare la formula perfetta del celebre film prodotto da Korda, o dell’originale capolavoro della coppia Walsh-Fairbanks, si divertono ad ammaliare il pubblico con una trama fiabesca, rispettosa dunque della meraviglia come metafora e meccanismo di crescita (o affermazione) del protagonista che culmina nel finale della rosa blu (qualcuno ha detto Novalis?), spezzata ma rigenerata dal sentimento umano più alto e decantato dai poeti. Il resto lo fa la bellissima Edy Vessel che proprio con questo ruolo si guadagnò una “particina” in 8 e Mezzo (1963) di Fellini. Il successo del film poggia ancora una volta sulla manovalanza: Flavio Mogherini come scenografo (che dimostra tutto il suo talento nella seconda parte del film), Tonino Delli Colli alla fotografia (l’occhio di Sergio Leone, Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Mario Monicelli e altri maestri italiani), e Carlo Rustichelli come compositore (che ha attraversato il cinema italiano e i suoi generi in lungo e in largo). Consigliato.

Goliath Contro i Giganti (1961) di Guido Malatesta e Gianfranco Parolini>> Goliath (Brad Harris) e il suo esercito vincono finalmente una guerra interminabile. Neanche il tempo di riposarsi che estorce ai suoi assassini una terribile verità: il reggente Bokan (Fernando Rey) si è auto-proclamato re di Beirath. Goliath salpa, ma gli ostacoli saranno innumerevoli… Il bello di questo Goliath è che prende spunto sia dal classico fusto alla Maciste ed Ercole, sia dagli eroi tecnici e arguti alla Ulisse. D’effetto la scena di sacrificio della plebe nella fossa dei leoni, così come è ben girata la tempesta in mare e lo scontro col mostro (scena piena di trucchi alla Bava, breve ma dignitosa). A questo ne seguono di cotte e di crude (tradimenti, amazzoni, nuovi alleati, torture, mostri e fierie nei sotterranei, duelli nell’arena e rivolta del popolo contro il tiranno e i suoi tirapiedi e ovviamente salvataggio della bella dai terribili giganti del titolo!). Insomma un film che accorpa tutto quello che può offrire il genere, senza però eccellere in nulla o avere una direzione chiara, capace di legare i vari segmenti tra loro in modo organico. Da spulciare.

Romolo e Remo (1961) di Sergio Corbucci>> Romolo (Steve Reeves) e Remo (Gordon Scott), vengono trovati in una caverna da un pastore, crescono guidando una banda di ladri e tagliagole uniti contro i due Re dei Sabini. Ma la loro natura semi-divina sarà pronta ad esplodere. Anche qui il genere cannibalizza trasfigura a suo piacimento miti e leggende da tutto il Mediterraneo. La storia segue lo schema classico da Viaggio dell’Eroe eppure diverte ed intrattiene più che degnamente per tutti i suoi 108 minuti, sia per l’abiltà di Corbucci, coadiuvato alla fotografia da Enzo Barboni (padre di Trinità), e forte della sceneggiatura di De Concini, Leone, Tessari e Martino (che con tutte queste carovane e popolazioni alla ricerca di una terra promessa è molto western). Consigliato.

Maciste nella Terra dei Ciclopi (1961) di Alberto Leonviola>> Una vecchia maledizione pesa nei cuori dei discendenti di Circe, Ulisse e Polifemo e la perfida Capys (Chelo Alonso) è disposta a fare qualsiasi cosa, peccato che giunga Maciste (Gordon Mitchell)! L’idea della maledizione è davvero intrigante (peccato che sia poco sviluppata e il ciclope si veda di striscio e solo nello scontro finale) e per la prima volta abbiamo una cattivissima che fa marcia indietro aiutando Maciste a rimediare ai suoi sbagli. Da spulciare.

Perseo l’Invincibile (1963) di Alberto De Martino>> Argo cade preda di un colpo di stato, mentre la regina piange il figlio perduto (Richard Harrison), ormai cresciuto come giovane pastore ed inconsapevole erede al trono. Gran bel fumettone che si eleva al di sopra della media grazie alle strabilianti invenzioni di Carlo Rambaldi, alle scene di lotta, alla trama semplice e scorrevole e allo scontro finale con la Medusa in uno scenario unico ed evocativo nel panorama del peplum. De Martino avrebbe raddoppiato poco dopo con Il Trionfo di Ercole (1964), votato all’azione senza sosta, tra tiranni usurpatori e nemici forzuti al seguito e una spruzzata di fantastico a nascondere i buchi narrativi. Consigliato.

Maciste l’eroe più grande del mondo (1963) di Michele Lupo>> Il regno di Udor dopo aver perso l’ultima grande guerra con Cafaus deve consegnare 24 vergini al Dio della città, ma i tempi sono cambiati perchè Maciste (Mark Forest), e i suoi amici saranno a capo della rivolta. Una delle più grandi produzioni dell’epoca volta a divertire grandi e piccini. Da qui le scene d’azione ricche di risvolti comici, grazie anche al nano amico di Maciste, interpretazione sopra le righe di “buoni e cattivi”, montaggio semplice e inquadrature fisse sui personaggi (tanti primi piani e mezzi busti). Strepitosa la scena delle corse delle bighe. Un film onesto, piacevolissimo ancora oggi, e tra le migliori prove del regista. Da vedere!

L’eroe di Babilonia (1963) di Siro Marcellini>> Nippur (Gordon Scott), torna finalmente a Babilonia. Sulla strada salva una schiava Tamira (Geneviève Grad) che gli racconta dei tanti soprusi che lei e il popolo devono subire dal tirannico Balthazar (Piero Lulli) e dalla sua sacerdotessa Ura (Moira Orfei). Semplice e lineare storia di rivolta contro il sadico tiranno presto rovesciato dall’eroe forte del supporto del popolo. Si salva dal dimenticatoio per le scene di lotta all’arma bianca davvero ben orchestrate e per una sceneggiatura molto seria e attenta a non sforare nella parodia o nella poracciata. Da spulciare.

Ercole l’Invincibile (1964) di Alvaro Mancori>> Ercole (Dan Vadis) salva la figlia del re di cui si innamora ma per averla in sposa il nostro deve uccidere un drago. Peccato però che una nuova minaccia si affacci all’orizzonte: i Demios! Un buon peplum che ripresenta tutti i grandi temi del genere (fanciulla da salvare, tiranno da spodestare, intrighi di corte, mostri da uccidere, città distrutte, prove di forza ecc..), senza prendersi troppo sul serio. Da spulciare.

Anthar l’Invincibile (1964) di Antonio Margheriti>> Il sultano muore per mano del terribile Ganor che imprigiona anche il principe e la principessa, quest’ultima però riesce a fuggire dal castello e viene salvata da Anthar (Kirk Morris/Adriano Bellini) e il suo amico muto. Margheriti recupera l’atmosfera medio-orientale del suo precedente L’Arciere delle Mille e Una Notte (1962), film godibile e molto favolistico, ma schiaccia il pedale sull’avventura tipica dell’eroe forzuto che detronizza l’usurpatore di turno combattendo contro mostri e salvando la bella. Da segnalare la scena del labirinto di specchi finale che ricorda La Signora di Shanghai del grande Welles e l’utilizzo massiccio del fuoco, che prefigura l’amore per le esplosioni che saranno tra i marchi di fabbrica del grande Margheriti. Da spulciare.

Odissea (1968) di Franco Rossi, Pietro Schivazappa, Mario Bava>> Sceneggiato Rai in 8 puntate di 45 minuti l’una, con l’introduzione di Giuseppe Ungaretti che leggeva alcuni passi dell’opera. Forse la migliore trasposizione audiovisiva dell’opera magna della Letteratura Occidentale (nonostante le differenze, talvolta minime e in poche occasioni vistose come l’incontro con Circe). Ci fu anche una riduzione cinematografica che comprime gli epici 446 minuti in soli 110. L’operazione è riuscita ma i sacrifici talvolta si fanno sentire. Per nostra fortuna però lo sceneggiato è visibile gratuitamente al sito di Raiplay. Da vedere!

Eneide (1971) di Franco Rossi>> Sceneggiato Rai in 7 puntate da 70 minuti circa; anche questa ottima trasposizione ha ricevuto poi un riadattamento per il cinema. Inevitabile visto il successo del sopracitato sceneggiato. Da sempre fra le opere più bistrattate eppure più fondanti la nostra nazione poichè le ipotesi di Virgilio trovano riscontro presso molti archeologi e storici secondo i quali la civiltà etrusca sia imparentata con diverse provenienti dall’Anatolia, il che non smette di ricordarci di quante culture hanno composto l’Italia per secoli, vera e propria terra promessa per moltissime culture. A tal proposito consiglio il romanzo di Manfredi Le Paludi di Hesperia. Da vedere!

Il Viaggio Fantastico di Sinbad (1973) di Gordon Hessler>> Di ritorno da un viaggio, Sinbad (John Philip Law), entra in possesso di uno strano gioiello che quella stessa notte gli causerà terribili visioni. L’indomani, sopravvissuti ad una feroce tempesta, Sinbad e i suoi giungono in quel di Marabia, ma non appena mette piede a terra il nostro viene perseguitato dal principe Kora (Tom Baker) che lo accusa di aver rubato il suo gioiello. Sinbad, sventato l’assalto si rifugia nella città del Gran Visir che gli rivela l’utilità di quel gioiello: è il pezzo di una mappa che porta al più grande dei tesori sepolto nel regno perduto di Lemuria! Dopo l’insuccesso de La vendetta di Gwangi (1969), Harryhausen e il produttore Charles Schneer per recuperare quattrini decisero di tornare su uno dei loro cavalli di battaglia: Sinbad. Il buon Harryhausen, come al solito, disegnò prima le scene cardine del film con al centro le sue creature, poi col supporto dello sceneggiatore, Brian Clemens scrisse la storia. L’idea alla base della trama (caccia al tesoro e corsa contro il tempo), è tanto classica quanto efficace ma l’azione latita parecchio, forse troppo, ed escluso il duello della statua di Kalì con 6 braccia contro Sinbad e la sua ciurma, allo spettatore rimane poco per cui esaltarsi (a parte il delcoltè della Munroe che comunque è molto meno generoso rispetto alle altre bellezze che il genere ci ha offerto). Da spulciare.

Sinbad e l’Occhio della Tigre (1977) di Sam Wanamaker>> Sinbad (Patrick Wayne, figlio di John Wayne) punta la rotta verso Charnak, per chiedere al principe Kassim (Damien Thomas) la mano di sua sorella, Farah (Jane Seymour). Ma Kassim è preda di un sortilegio lanciatogli dalla loro crudele matrigna. Per rompere l’incantesimo, Sinbad dovrà affrontare un viaggio degno delle sue precedenti gesta e recarsi nel perduto regno di Hyperborea! Come ammette lo stesso Ray Harryhausen nacque più per spremere ulteriormente il successo del precedente Il Viaggio Fantastico di Sinbad (1973), che per qualche esigenza creativa. Ciononostante si regge su buoni livelli grazie ovviamente agli effetti speciali del maestro (c’è un bel minotauro meccanico dalla corazza d’oro, degli uomini-formica, il troglodita preistorico, un tricheco e la tigre dai denti a sciabola che dà significato al titolo del film), e a una regia discreta che trae forza da scenografie sufficienti e dal cromatismo scintillante della fotografia. Il film non ebbe grande successo perchè uscì pressochè in contemporanea con un certo Guerre Stellari. Da spulciare.

Nostos – Il ritorno (1989) di Franco Piavoli>> Rivisitazione personalissima e umanissima del mito di Ulisse. Un poema metafisico videosinfonico. Consigliato agli amanti di Terrence Malick e Werner Herzog. Da vedere!

Hercules (1997) di Ron Clements e John Musker>> Inutile parlarne, l’avrete visto tutti. Ottimo intrattenimento per famiglie e tra le migliori opere della casa del topo negli anni ’90. Da vedere!

Il Gladiatore (2000) di Ridley Scott>> Davvero volete che ve ne parli? Davvero non lo avete visto? Per me è tra i migliori film mai realizzati dal grande regista inglese padre di I Duellanti, Alien, Blade Runner, Black Hawk Down e American Gangster. Ma vi abbozzerò la trama del seguito mai realizzato: Massimo si risvelgia nei Campi Elisi ma non è tutto rose e fiori, anzi è un deserto inifinto, bagnato da un oceano nero e flagellato da una pioggia nera eterna; grazie però all’aiuto di uno spirito guida, Mordecai, giunge in un vecchio tempio in rovina e lì alcune divinità romane gli offrono di ricongiungerlo con i suoi cari dopo aver ucciso il loro fratello traditore, Vulcano, che sta propagando il verbo di un altro Dio. Se ne volete di più cercate pure su internet. Roba che spacca il cervello a leggerla, ma credo ingestibile sul grande schermo. Da vedere!

Il Re Scorpione (2002) di Chuck Russell>> Nel 3000 a.C. il perfido Memnone (Steve Brand) col suo sconfinato esercito domina incontrastato le regioni attorno a Gomorra. Le ultime popolazioni rimaste libere decidono di ricorrere a tre mercenari accadi per porre fine alla sua tirannia, tra questi spicca Mathayus (Dwayne “The Rock” Johnson). Chuck Russell dopo aver firmato due ottimi film come Nightmare 3 I Guerrieri del Sogno (il migliore dopo i 2 di Craven, e il quarto), e The Mask (tra i migliori cine-fumetti della storia), mantiene il suo spirito artigiano confezionando un film d’azione fatto di muscoli turgidi, spadate, fuoco e magia, come il buon Conan il Barbaro di Milius ci ha insegnato. Peccato per la trama, un po’ troppo banale e prevedibile ma d’altronde con la classificazione R-13 come era possibile fare altrimenti? Ah gli altri 4 della saga sono una cagata pazzesca (a parte il 3 ma non aspettatevi chissà che). Da spulciare.

Sinbad La Leggenda dei Sette Mari (2003) di Patrick Gilmore e Tim Johnson>> Eris, la malvagia dea greca del caos e della discordia scruta il mondo per portare disordine tra gli uomini. La sua attenzione viene catturata da un pirata, Sinbad, che si sta inconsapevolmente scontrando con un suo vecchio amico Proteo, il quale sta riportando a Siracusa il leggendario Libro della Pace. La dea dopo aver ravvivato la battaglia con uno dei suoi famigli fa un patto con Sinbad: rubare il Libro della pace in cambio di ricchezze senza fine. Unico film animato devoto al genere peplum: dal volto del pirata, che è quello di Douglas Fairbanks Jr. che interpretò Sinbad in Sinbad il marinaio (1947), pellicola ricca di potenzialità, molte delle quali inespresse ahimè (ma volendo il viso ricorda anche quello di Errol Flynn e in parte quello di John Philip Law nel fiacco Il Viaggio Fantastico di Sinbad (1974) di Harryhausen); all’utilizzo degli effetti speciali che recuperando la lezione del maestro Harryhausen mescola mostri 3D a personaggi in 2D (anche se il buon vecchio Ray utilizzava pupazzi che frapponeva ai personaggi impressi sulla pellicola e non il computer); alla trama che si rifà liberamente alla leggenda greca di Damone e Finzia, ai viaggi di Sinbad (troviamo solo il pesce-isola e l’uccello gigante chiamato Roc) e ad altre avventure della mitologia greca (spicca la sequenza finale del Tartaro e la lotta contro le costellazioni alla fine del mondo). I registi hanno scelto di inserire Sinbad nella cornice greco-romana di Siracusa e non medio-orientale sia per riallacciarsi alle loro influenze (Harryhausen e la leggenda di Damone e Finzia) sia per il contesto storico: la guerra in Iraq scoppia il 20 Marzo 2003, voi ce li vedete gli americani andare a tifare per un eroe di quei paesi? Inoltre come già scritto QUI, il Sinbad de Le Mille e Una Notte è un mercante che si salva sempre perchè devoto ad Allah, non un pirata avventuriero e donnaiolo, per quello occorre ringraziare gli americani (in particolare Burt Lancaster che ne Il Corsaro dell’Isola Verde (1952) ha spianato la strada all’anti-eroe positivo). Uno dei migliori film mai prodotti dalla Dreamworks, sotto tutti i punti di vista (animazione, scenografia, sceneggiatura, colonna sonora, effetti speciali). Da vedere!

Centurion (2010) di Neil Marshall>> In quel di Britannia, nel 117 anno domini, la IX Legione dell’esercito romano, costituita da tremila soldati viene sterminata da un blitz degli agguerriti Pitti. Il centurione Quintus Dias (Michael Fassbender), diventa loro prigioniero ma è più che determinato a riservare la stessa sorte ai Pitti. Piccola gemma del 21esimo secolo gentilmente offertaci dal grande Neil Marshall che scrive questa storia per appagare la nostra fame di avventura ed epicità (richiamandosi per fotografia e valori al gladiatore di Scott), ricordandoci che gladio e scudo sono solo strumenti nella mani di uomini, che definire per questo eroi è riduttivo e ne prosciuga i motivi per cui possiamo chiamarli davvero eroi (cioè i valori, senza di questi si è solo pazzi assassini, nocivi per sè e per gli altri). Consigliato.

I BIZZARRI

Mio Figlio Nerone (1956) di Steno>> Nerone (Alberto Sordi), continua a dimostrarsi immaturo e incapace secondo la madre Agrippina (Glora Swanson), delle sue vere faccende di Imperatore. Così quando la madre lo obbliga a comandare una spedizione di guerra nelle fredde terre nordiche lui cerca di toglierla di mezzo aiutato dal saggio Seneca (Vittorio De Sica) e dalla gelosa Poppea (Brigitte Bardot). Pellicola strepitosa che sfrutta il peplum come sfondo per una commedia satirica e nerissima molto gustosa, con ottime interpretazioni e una eccezionale fotografia (ad opera del Maestro Bava). Aneddoto divertente: per la parte di Poppea, la Bardot, castana naturale, doveva essere bionda, ma le parrucche provate risultando troppo finte spinsero la bella francesina a tingerseli, il risultato le piacque a tal punto che decise di rimanere bionda a vita. Da vedere!

Maciste alla Corte del Gran Khan (1961) di Riccardo Freda>> Cosa ci fa Maciste (Gordon Scott) nella Cina del XIII secolo? Ma naturalmente è lì per guidare la rivolta dei cinesi contro i mongoli! Tralasciando la strana cornice spazio-temporale del film (in realtà in linea col personaggio che da sempre bazzica in un lungo e in largo la dimensione spazio-temporale per recarsi là dove c’è più bisogno), che inevitabilmente lo fa entrare di diritto in questa categoria di “bizzarri”, Freda dirige egregiamente le scene d’azione, sviluppando una sceneggiatura prevedibile ma dritta al punto (con piccole frecciatine alla rivoluzione culturale di Mao), ma sono le scenografie prese in prestito da un kolossal americano ad elevare la qualità produttiva dela pellicola. Da vedere!

Il Gigante di Metropolis (1961) di Umberto Scarpelli>> Siamo nel 20.000 a.C e il tirannico Yotar volendo che suo figlio sia il più saggio essere sul pianeta inizia a trapiantare tutti i cervelli degli uomini più intelligenti del pianeta cercando i forgiare il cervello perfetto; ad opporsi a questo scempio Obro (Gordon Mitchell). Altro film che più strambo non si può essendo un guazzabuglio di fantascienza e fantastico, ma il titolo rivela subito le sue influenze principali: Metropolis (in quanto i nostri eroi devono combattere i pericoli di una scienza senza etica) e Il Colosso di New York (per la premessa alla base). Come si fa non volergli bene? Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Maciste Contro Ercole nella Valle dei Guai (1961) di Mario Mattoli>> Mario e Raimondo, due teatranti della periferia di Milano, tentano la fortuna dopo la scoperta della macchina del tempo, ma anzichè andare nel futuro sono trascinati 7000 anni prima nell’epoca degli Dei e degli Eroi, di Ercole e Maciste! La commedia all’italiana si scontra con il peplum ed è subito caciara in quanto i temi di entrambi i generi si mescolano e si respingono in una catena di equivoci e satire sociali che solleticano naturalmente la risata. Tutte le scene tra Maciste (Kirk Morris alias Adriano Bellini) e la maga Circe (Bice Valori) sono da antologia! La cosa triste è che spesso questa pellicola viene fatta passare come un film di Franco e Ciccio (per ovvi motivi commerciali), che pur essendoci non sono i veri protagonisti come Raimondo Vianello e Mario Carotenuto. Da vedere!

Arrivano i Titani (1962) di Duccio Tessari>> Con la guida del giovane Crios (Giuliano Gemma), Zeus invia i Titani a Creta per sgominare il re Cadmo. Spiazzante. Il tono è a metà tra la farsa e il parodistico, con un Gemma iper-atletico che anticipa per salti, cazzotti e astuzia il personaggio di Terence Hill. Oggi forse non diverte più come un tempo, ma si difende ancora bene tutto sommato ed è rimasto nel cuore di molti. Da spulciare.

Maciste all’Inferno (1962) di Riccardo Freda>> Nella Scozia del XVI secolo bruciano una strega la quale maledice il villaggio e il giudice Parris. Un secolo dopo una giovane con lo stesso nome della strega viene condannata in quanto tutti pensano sia la reincarnazione della prima terribile Martha Gunt, ma là dove si annida il male c’è Maciste (Kirk Morris) pronto per combatterlo, anche se questa volta dovrà attraversare l’inferno! Questo è uno dei primi film di culto della storia perchè per scenografie, fotografia e interpretazione degli attori in pochi lo superano. Qui il peplum incontra il gotico ed è uno dei viaggi più allucinanti che questo genere ci abbia regalato sin dalla sua nascita. Se l’avessero fatto sempre in uno scenario greco-romano, anche già cristiano, sarebbe stato incredibile ma è andata così. Piccola curiosità: l’Inferno sono le grotte di Castellana! Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Maciste contro i mostri (1963) di Guido Malatesta>> In un’era preistorica Maciste (Reg Lewis), corre in salvo della tribù di Aidar, prima sconfiggendo un terribile dinosauro, poi salvando le donzelle rapite dai terribili Druiti! Unico peplum ambientanto in una fantasiosa epoca preistorica dove il fuoco era simbolo di vita e potere e le donne giravano in costume da bagno in pelliccia. Insomma Malatesta ha anticipato il ben più famoso (date le gentili curve della Welch e le “magie” di Harryhausen), Un Milione di Anni Fa (1966) di Don Chaffey. Belli gli animatroni di Rambaldi. Da spulciare.

Ercole contro Moloch (1963) di Giorgio Ferroni>> In seguito al terremoto Micene viene ricostruita attorno al misterioso culto del Moloch, grazie al quale la città si espande e chiede tributi ad altri centri abitati tra cui Tirinto, dove il comandante Glauco (Gordon Scott), conosciuto come Ercole per la sua forza sovrumana, decide di infiltrarsi nella città e uccidere il Moloch. Tipico filmaccio di serie B, quella tronfia spazzatura che diverte grazie ai suoi tanti limiti. Però l’idea alla base del Moloch è davvero ingegnosa e scoprire le origini di questo uomo-mostro è tanto banale quanto soddisfacente. Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

La Valle dell’Eco Tonante (1964) di Tanio Boccia>> La regina Farida riunisce le tribù del deserto per conquistare la fertile “Terra dei Pascoli Verdi” che però spetta di diritto al popolo di Giamaly i cui sacerdoti invocano l’aiuto di Maciste (Kirk Morris/Adriano Bellini). L’idea dei nemici che con enormi mazze percuotono delle lastre metalliche (da cui deriva l’eco tuonante) è una delle trovate più geniali di tutta la storia del peplum così come l’idea che Maciste sia un’arcana entità che si possa invocare con rituali magici (così si può spiegare il suo continuo andirivieni spazio-temporale). Ottima scenografia e fotografia arabeggianti che strizzano l’occhio alle “Mille e una Notte”, mentre un sempre statuario Kirk Morris fa il suo dovere. Da spulciare.

Roma Contro Roma (1964) di Giuseppe Vari>> Un centurione si reca in Asia Minore per indagare sulla misteriosa sparizione di interi plotoni di soldati. Alla fine scopre che un malvagio stregone sta riportando in vita i soldati morti per marciare su Roma! Il cinema di genere italiano ha sempre avuto un ottimo rapporto con l’orrore e questo film ne è un ulteriore dimostrazione. Sia chiaro non siamo ai livelli di Mario Bava ma apprezziamo il tentativo (la trama non sa di nulla e per farci capire che erano non-morti hanno semplicemente colorato la pellicola di blu, quindi la “grande armata di ritornanti” non è altro che un esercito di comunissimi soldati immersi in una strana nebbia bluastra). Forse il primo peplum sotto acidi! Da spulciare e ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Maciste e la Regina di Samar (1964) di Giacomo Gentilomo>> Ogni 3 mesi nel regno di Samar si sacrificano giovani fanciulle per placare l’ira dei Lunari, ma questi non hanno fatto i conti con Maciste (Alan Steel/Sergio Ciani). In questa pellicola confluiscono tutte le anime del peplum: quella fantascientifica (Ercole alla Conquista di Atlantide e Il Gigante di Metropolis), quella fantastica (Maciste Contro il Vampiro che diresse proprio Gentilomo) e quella orrorifica (Ercole al Centro della Terra, Maciste all’Inferno). Gli ultimi 20 minuti apocalittici esemplificano al meglio questo mio concetto. Da vedere!

Ercole Contro i Figli del Sole (1964) di Osvaldo Civirani>> Ercole (Mark Forest) naufraga su una spiaggia sconosciuta e dopo un breve scontro con diversi nativi viene salvato da Maytha (Giuliano Gemma), che in seguito aiuterà per salvare sua sorella dalle grinfie del vecchio sovrano. Una delle pellicole più assurde ma accattivanti dell’intera storia del cinema. Ovviamente se la storia ripropone fedelmente gli stereotipi del genere, filando dritta e liscia, a sconvolgere lo spettatore sono i costumi e le ambientazioni inusuali, più vicine ad un western. Da segnalare un Ercole più “svicio” (in piemontese sveglio) del solito: fa costruire dagli Inca delle portentose macchine di guerra (catapulte e torri per scalare le mura di matrice più romana che greca) grazie alle quali vincono la battaglia. L’idea alla base (Ercole naufraga nel Nuovo Mondo), se ben rimaneggiata non sarebbe affatto male visto che in molti esperti ormai affermano che forse già gli Egizi raggiunsero l’America. Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Ercole, Sansone, Maciste e Ursus gli invincibili (1965) di Giorgio Capitani>> Ercole (Alan Steel/Sergio Ciani), stanco delle troppe fatiche decide di intraprendere la via del paicere disobbedendo al padre. Lungo la strada salva la vita alla bella Onfale, la quale non sopportando il suo corteggiamento, accetta di diventare sua sposa solo dopo aver sconfitto Sansone, sperando così di toglierselo dai piedi… Il genere ormai agli sgoccioli gioca tutto sulla commedia, un po’ fiacca in alcuni punti, ma pur sempre pungente e parodistica nella sua povertà. Da spulciare.

Il Conquistatore di Atlantide (1965) di Alfonso Brescia>> Eracle (Kirk Morris/Adriano Bellini) naufraga sulle coste dell’Africa e a prendersi cura di lei c’è la bellissima principessa Virna (Luciana Gilli). In quelle terre però i due capi delle più grosse tribù si accusano l’un l’altro per alcune scorrerie opera in realtà di un terzo incomodo le cui origini si legano ad una città perduta nelle sabbie del deserto. Un piccolo gioiello che ci trasporta in una fantasia capace di mescolare l’orrore di Bava con la fantascienza meravigliosa di Flash Gordon e a quanto visto ne L’Atlantide di Pabst (difesa da guardiani bizzarri un mix tra i puffi e gli omaccioni d’oro de Il Trionfo di Ercole), il tutto coadiuvato agli scenari da sogno del deserto del Sahara e dei resti della grande civiltà egiziana. Consigliato, anche agli appassionati di cine-spazzatura.

Le 12 fatiche di Asterix (1976) di René Goscinny, Albert Uderzo, Henri Gruel e Pierre Watrin>> Giulio Cesare ormai stanco di combattere contro Asterix e Obelix decide di metterli alla prova con 12 fatiche per saggiare la loro natura: umana o divina? Il miglior film animato del duo gallico che dopo aver sfondato ogni record di vendita nel mondo della bande desinée è approdato felicemente al cinema con questa avventura picaresca che ancora oggi divertirà grandi e piccini. Da vedere!

Hercules (1983)/ Le Avventure dell’Incredibile Ercole (1985) di Luigi Cozzi>> Nella prima avventura Ercole deve scontrarsi con Minosse che vuole governare sul mondo. Nel seguito invece deve recuperare le 7 folgori rubate a Zeus e impedire la collisione tra Luna e Terra. Tra Guerre Stellari e la mitologia greca. Spazzatura venerata in America che fa dell’imbarazzante e della stravaganza la sua ragion d’essere. Le scene sono troppe guardatevelo e gustatevelo, possibilmente senza sostanze stupefacenti in corpo, per quello basta il film. Menzione d’onore per una delle regine assolute dei film di serie B, Sybil Danning, una delle bionde cinebrivido più scendisangue della storia. Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Sinbad of the Seven Seas (1989) di Enzo Castellari>> Una madre (Daria Nicolodi) narra una favola della buona notte alla figlia, quella di Sinbad (Lou Ferigno) avventuriero che deve recuperare 5 pietre magiche per liberare Bassora e la principessa (Alessandra Martines) dalle grinfie del perfido visir Jaffar (John Steiner). Questo è uno dei disastri produttivi più importanti per il cinema di genere italiano: Luigi Cozzi scrive il primo trattamento per questo film che avrebbe dovuto anche dirigere, ma i produttori all’ultimo momento lo sostituiscono con Castellari che dopo aver cambiato tutto consegna ai produttori 3 ore di pellicola inguardabile, così questi, 3 anni dopo, richiamano Cozzi che monta il film alla meglio. Inoltre la pubblicità del film fu confusionaria: poster non in linea con le immagini del film in quanto ancora legato alla prima sceneggiatura che avrebbe dovuto rifarsi a Il millesimo-secondo racconto di Sheherazade di Edgar Allan Poe col quale non condivide alcunchè. Tutte le cose buone che si possono dire sul film derivano da Il Ladro di Bagdad (1940) e dalla principessa (Alessandra Martines), davvero bella e molto espressiva. Detto ciò il film si lascia apprezzare, con una regia molto televisiva e un ritmo da videogioco, anticipatore delle serie tv di Hercules e Xena. Questo assieme ai due altri disastri di Cozzi sopracitati sono tra le colonne portanti degli Z-movies (cinema spazzatura) di ogni decade e genere. Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Hercules (1995-1999)>> Una delle serie tv più seguite dai ragazzini occidentali che tornavano a casa occupando il pomeriggio a vedere le comiche, avventurose, misteriose e romantiche gesta di Hercules e Iolao amici inseparabili che girovagano per tutta la Grecia in vista della prossima avventura. Regia discreta, effetti speciali già avviati verso il digitale ma sempre con un occhio di riguardo ai vecchi trucchi di papà Bava (visto che a ideare il tutto c’è quel buon tempone di Sam Raimi che ha inserito il fratello e l’amico Bruce Campbell nel mucchio), e sceneggiature facilmente digeribili per il pubblico giovanile che deve poter imparare qualcosa pur rimanendo a poltrire sul divano; ecco dunque fioccare storie allegoriche e metaforiche su questioni che anche un bambino può esperire, e affrontare nel suo piccolo quotidiano e grazie alla morale dietro gli episodi potrà risolvere. Oggi, per quanto onesta, insulta un po’ troppo l’intelligenza del pubblico con personaggi macchietta e didascalici e sin troppi deus ex machina. Ad un certo punto c’è una tale congestione di “questioni familiari” tra divinità e semidivinità che sembra di vedere Beautiful! In realtà la serie nacque in seguito al grande successo dei 5 film per la tv usciti nel 1994: Hercules e le Donne Amazzoni (pessimo; c’è Anthony Quinn che interpreta Zeus e se ricordate era l’Antinoo nell’Ulisse di Camerini, la cui massima dote attoriale la “condivide” con Lucy Lawless nei panni di un’amazzone ma non Xena), Hercules e il Regno Perduto (mediocre, c’è Renèe O’Connor nelle vesti di un agnello sacrificale scampato per nostra sfortuna), Hercules e il Cerchio di Fuoco (insufficiente, ed Anthony Quinn continua ad avere quel prurito che solo una donna può calmare, il che infastidisce; in compenso c’è l’incantevole Tawny Kitaen prima della rovinosa caduta nel botulino che l’ha trasformata in uno di quei mostri visti in Fuga da Los Angeles di Carpenter), Hercules nell’Inferno degli Dei (il “migliore” della cucciolata, ma non è che stia poi così in salute), Hercules nel Labirinto del Minotauro (scadente). Non contenti parecchi anni dopo i produttori finanziarono una serie sul giovane Hercules (altra mezza fetecchia). Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Xena – Principessa guerriera (1995-2001)>> Come detto poc’anzi il successo di Hercules fu enorme. Tanto da invogliare i produttori a replicare e creare una versione femminile del grande eroe greco, riutilizzando senza vergogna ogni singolo elemento utile, dalle scenografie e luoghi, a personaggi e nemici (umani e non). Si mantiene sugli stessi livelli della “serie madre”: è intrattenimento per ragazzini che scade sempre più nel casotto alla Beautiful, dato l’assembramento massicco di Dei e vecchie conoscenze (impossibile non citare quella bionda mozzafiato di Hudson Leick che se la batte con Claire Stansfield, Alexandra Tydings e Adrienne Wilkinson), Deus Ex Machina a rotta di collo, e continui innuendo sessuali dati i personaggi che verso la fine della serie per ravvivare un po’ gli ascolti iniziano a limonare tra loro, tanto per ingolosire il pubblico maschile. Per fortuna che è la serie tv più amata dalle femministe! In sintesi Hercules sta a Superman come Xena sta a Batman, ma dato l’urlo guerriero, il cazzutissimo chakram che rimbalza anche sui buchi neri, e il sex appeal della Lawless, Xena è meglio. Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Sinbad (1996-1998)>> Come era lecito aspettarsi il successo dei sopracitati telefilm invogliò altri produttori a finanziare avventure fantasmagoriche in un mondo antico, per ambientazione, ma vicino per temi, affinchè i bambini potessero imparare qualcosa e i genitori lasciarli occupati mentre erano al lavoro. Ed ovviamente è sempre meglio recuperare un personaggio conosciuto e con diversi successi alle spalle che crearne uno daccapo. Ecco dunque il nostro Sinbad salpare e vivere avventure negli angoli più lontani del mondo con un gruppo di emarginati come lui col quale stringerà una lunga amicizia (che insieme formano il perfetto “party di D&D”). Il MacGuffin è che un antico e malvagio stregone, Turok (non il videogioco), ha rapito la principessa e il sultano incarica Sinbad di riportargliela. Viaggiamo sulle stesse “vette” qualitative dei sopracitati modelli. Ottimo per gli appassionati di cine-spazzatura.

Immortals (2011) di Tarsem Singh>> Re Iperione (Mickey Rourke) intende risvegliare i Titani per soggiogare gli Dei dell’Olimpo e tutta l’umanità ma un giovane mortale, si oppone a lui: Teseo! Qua scendono grossi lacrimoni ragazzi perchè il regista indiano Tarsem Singh è tra i più grandi visionari che la contemporanea industria cinematografica possa vantare (guardatevi The Fall 2006 subito!) e questo film pur eccellendo sotto il profilo visivo nonostante l’ingente uso di effetti speciali (ma era nato pensando unicamente al 3D, quindi è in parte giustificato), e al tono della fotografia, (troppo derivativo da quell’aborto chiamato 300 di Zack Snyder), è la sceneggiatura che rimane troppo sullo sfondo e insulta l’intelligenza dello spettatore più volte. Tuttavia è un film da vedere, anche muto. Consigliato.

I MUTI

Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone>> Italia, seconda guerra punica, una bambina, Cabiria («nata dal fuoco»), scampa con la nutrice dall’eruzione dell’Etna, ma è rapita dai pirati cartaginesi e venduta come schiava. Da qui sino alla fine della pellicola la giovane dovrà affrontare numerose prove per ottenere l’agognata felicità. Per il cinema mondiale c’è stato un prima e un dopo Cabiria (nonostante il Quo Vadis? (1913) di Guazzoni sia altrettanto meritevole), perchè con questo film l’industria cinematografica dimostrò di valere molto di più degli scherzetti prospettici dei Lumiere e dei tanti comici stravaganti ed esagerati del periodo. Il successo internazionale del film lo si deve: al nome di D’Annunzio che si limitò ad inventare i nomi e scrivere le didascalie auliche; al talento di Pastrone che scrisse la sceneggiatura prendendo spunto da Cartagine in Fiamme di Salgari e Salammbô di Flaubert, intrecciando più storie tra loro, utilizzò il carrello, già sfruttato ampiamente nel suo L’Inferno (1911), capì l’importanza della musica come supporto della dimensione visiva e del montaggio che scandiva il ritmo secondo precise dinamiche; all’estro creativo di Segundo de Chomón direttore della fotografia e degli effetti speciali a fianco del padre di Mario Bava, Eugenio; all’orchestrazione di Ildebrando Pizzetti e Manlio Mazza che affrescano l’emozione di ogni scena con il linguaggio universale per eccellenza; e alle scenografie di Luigi Romano Borgnetto e Camillo Innocenti che tra cartapesta ed esterni definiscono un mondo più che fantastico. Così nacque lo spettacolo audiovisivo conosciuto come Cinema. Da vedere!

Il Ladro di Bagdad (1924) di Raoul Walsh>> Ahmed (Douglas Fairbanks) è un abile ladro di Bagdad, e tra i suoi bottini un giorno ruba una corda magica, che gli permette di scalare le alte mura del Palazzo del Califfo, puntando così al tesoro del sultano. Peccato però che s’imbatta nella principessa, della quale si innamora, ma che l’indomani sarà costretta a scegliere marito. Per l’epoca fu tra i film più costosi della giovane Hollywood, nonchè la più grande scommessa (vinta), del mitico Douglas Fairbanks che finanziò il film dopo aver visto uno degli episodi di Destino (1921) di Fritz Lang. Con il grande Raoul Walsh dietro la macchina da presa e l’immenso William Cameron Menzies a confezionare scenografie arabeggianti e fantasiose, l’opera ebbe un successo travolgente in America e dal 1996 è conservato nella National Film Registry della Biblioteca del Congresso. Tra le vette più alte del cinema fantastico dell’epoca del muto, eguagliato solo dalla sua successiva incarnazione del 1940. Da vedere!

Maciste all’Inferno (1926) di Guido Brignone>> Pluto, re dell’Inferno, manda sulla terra Barbariccia, sotto le vesti del dottor Nox, per procurare anime e prendere Maciste, il quale dopo alcune traversie cade in una trappola e si ritrova prigioniero all’Inferno e conteso tra la moglie di Pluto, Proserpina, e dalla figlia Luciferina. Questo è uno dei più grandi capolavori del genere e del cinema mondiale a tutto tondo. Lo stesso Fellini lo inserisce tra le sue influenze e tra i suoi ricordi più felici. Pellicola che fa del fantastico dantesco la sua forza (grazie anche all’encomiabile lavoro di Segundo de Chomón) e con uno sprezzo del politicamente corretto ammirevole (fu censurato più volte). Il miglior film muto di Maciste! Da vedere!

Le Avventure del Principe Achmed (1926) di Lotte Reiniger>> Mescolando elementi da due racconti de Le Mille e Una Notte (Aladino e la Lampada Meravigliosa e Il principe Ahmed e la fata Pari-Banu) questo Le Avventure del Principe Achmed è il più antico film animato a noi pervenuto, unico nel suo genere poichè Lotte Reiniger e la sua squadra hanno animato (a passo uno) delle figure di carta; il che ricorda uno spettacolo di ombre cinesi. Grazie all’incredibile lavoro de L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna, possiamo goderci questo piccolo miracolo (visto che a finanziare il film fu un banchiere tedesco innamoratosi dei disegni della giovane Lotte, visti nei quaderni dei propri figli, a cui insegnava arte), esattamente come uscì quasi 1 secolo fa! Da vedere!

BONUS

Le tante bellezze che hanno popolato e illuminato questo genere: Isabelle Corey, Irene Tunc, Rosanna Schiaffino, Tina Louise, Anna Ranalli, Juliette Mayniel, Gianna Maria Canale, Chelo Alonso, Lea Massari, Yvonne Furneaux, Eleonora Bianchi, Cathia Caro, Cristina Gaioni, Gloria Milland, Federica Ranchi, Sylvia Koscina, Edy Vessel, Gina Lollobrigida, Lydia Alfonsi, Luciana Angiolillo, Jayne Mansfield, Leonora Ruffo, Wandisa Guida, Gaby André, Sylvia Lopez, Laura Efrikian, Virna Lisi, Fay Spain, Alessandra Panaro, Scilla Gabel, Dominique Boschero, Raffaella Carrà, Luisella Boni, Carmen de Lirio, Mara Berni, Rosalba Neri, Liana Orfei, Carla Calò, Helga Liné, Giulia Rubini, José Greci, Vira Silenti, Annabella Incontrera, Hélène Chanel, Luciana Paluzzi, Abbe Lane, Sophia Loren, Nadine Sanders, Mireille Granelli, Michèle Girardon, Clara Calamai, Anita Ekberg, Jane Seymour, Daniela Rocca, Jackie Lane, Rhonda Fleming, Sally Forrest, Belinda Lee, Linda Christian, Julie Ege, Mylène Demongeot, Marina Berti, Gene Tierney, Yvonne de Carlo, Lana Turner, Antonella Lualdi, Joan Collins, Nadia Sanders, Julie Newmar, Ilaria Occhini, Hedy Lamarr, Rita Gam, Debra Paget, Rossana Podestà, Anouk Aimée, Pascale Petit, Giorgia Moll, Paola Pitti, Delia D’Alberti, Marilù Tolo.

I tanti caratteristi e attori di teatro che hanno arricchito questo genere: Livio Lorenzon, Mimmo Palmara, Arturo Dominici, Pietro Torrisi, Raf Baldassarre, Alberto Lupo, Enrico Maria Salerno, Ugo Sasso, Benito Stefanelli, Ettore Manni, Ivo Garrani, Nerio Bernardi, Nello Pazzafini, Aldo Pini, Carlo Tamberlani, Giovanni Cianfriglia, Nino Marchetti, Furio Meniconi, Alberto Farnese, Attilio Dottesio, Arnoldo Foà, Luciano Marin, Erno Crisa, Piero Lulli, Mario Petri.

Gli esterni più usati invece furono: Arco Naturale di Palinuro (Campania), Laghetto dell’EUR (Roma), Museo Della Civiltà Romana (Roma), il Parco dei Mostri di Bomarzo (Lazio), Terracina (Lazio), Marina de Laredo (Spagna), Palazzo della Civiltà (Roma), la Finestra Azzurra di Gozo (Malta), Cascate di Monte Gelato (Roma), Riserva naturale regionale Tor Caldara (Lazio), Sito Archeologico di Paestum (Campania).

Come promesso per i ritardatari o gli smemorati i migliori film peplum sono (in ordine di pubblicazione sul sito):

Il Primo Re (2019)

Il Colosso di Rodi (1961)

Le Fatiche di Ercole (1958) / Ercole e La Regina di Lidia (1959)

Ulisse (1954)

Ercole alla Conquista di Atlantide (1961)

Il 7º viaggio di Sinbad (1958)

Ercole al Centro della Terra (1961)

Il Ladro di Bagdad (1940)

Maciste Contro il Vampiro (1961)

Gli Argonauti (1963)

Scontro di Titani (1981)

Purtroppo non ci sono molti saggi e libri critici che affrontano il genere correttamente. L’unico che conosca e che merita davvero per completezza e rigore è: I mitici eroi. Il cinema «peplum» nel cinema italiano dall’avvento del sonoro a oggi (1930-1993) di Gianfranco Casadio che dopo una ricostruzione storica del genere recupera tutti i commenti e le recensioni nei vecchi giornali dell’epoca a cui aggiunge una sua personale visione delle opere prese in esame, condividendo anche opinioni di due grandi critici come Fofi e Spinazzola.

Ho visto però altri libri che non ho potuto leggere:

Peplum. Il cinema italiano alle prese col mondo antico di Francesco Di Ciara dove analizza solo 7 film per lui esemplari [Cabiria (Giovanni Pastrone, 1914), Scipione l’Africano (Carmine Gallone, 1937), Fabiola (Alessandro Blasetti, 1949), O.K. Nerone (Mario Soldati, 1951), Le fatiche di Ercole (Pietro Francisci, 1958), Ercole alla conquista di Atlantide (Vittorio Cottafavi, 1961), Gladiatori di Roma (Igino Straffi, 2012)];

Il peplum. Dizionario del cinema italiano di Stelvio Catena; Ercole, il divo. Dall’antica Grecia al cinema italiano degli anni Sessanta di Elena M. D’Amelio.

Se invece volete vedere dei documentari sul genere, anche qui le opere serie latitano. L’unico a salvarsi, per le risate scaturite e il tono leggero, è Kolossal, I Magnifici Macisti (1977), commentato da Maurizio Costanzo.

Spero di aver saziato il vostro interesse per il genere.

La prossima recensione cinematografica arriverà in autunno e lancerà una nuova retrospettiva di uno specifico genere molto amato in questo sito e prosecuzione ideale delle pellicole peplum…

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