“Cento di questi anni. Preludio” di Pietro Ferrari

Nel romanzo “Cento di questi anni. Preludio” dell’avvocato Teramano Pietro Ferrari, la microstoria dei personaggi irrompe nella macrostoria del mondo intero e si trasforma in romanzo. Comparse reali e protagonisti immaginari attraversano il Novecento dal 1919 al 1958, tracciando una storia alternativa, tra amori e guerra, introspezione e utopia, passioni ideologiche e culturali, speranze politiche collettive e aspettative personali. Come insegna lo storico Franco Cardini: Le cose accadute divengono perentorie e irreversibili solo dopo che, appunto, sono accadute: ma prima di allora nulla è scritto e tutto è possibile. 
Nel sequel ucronico di “Interludio”,  i personaggi attraversano una storia immaginaria che dal 1958 arriva fino ai giorni nostri, una storia completamente diversa da quella che c’è davvero stata ma che in qualche modo, soprattutto nella parte finale, rimanda alle paure e alle speranze che realmente impegnano l’uomo contemporaneo. come ogni storia vera o verosimile, con i figli che si incamminano sulle vie della vita assieme alla storia, che va avanti e si realizza pienamente in un prima e un dopo mai accaduti. Le speranze sono già tutte nella contemporaneità, pur mai vista e il passato e il futuro non vanno cercati, perché già vivi nella grotta profonda del desiderio che è sempre reale e che non soffre allora, la pena dell’attesa. Ucronia che attende la terza e ultima parte all’insegna della distopia.

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