Recensioni – “La leggenda di Eracle – Il regno della Sfinge” di Gilbert Gallo

Dettagli

Titolo: La leggenda di Eracle – Il regno della Sfinge

Autore: Gilbert Gallo

Collana: Heroic Fantasy Italia

Casa Editrice: Delos Digital

Pagine: 120

Formato: Ebook (Kindle, Epub)

Prezzo: 2,99€

Data di uscita: 05/05/2020

Sinossi

Il secondo episodio della leggenda di Eracle, reinventata e scritta da Gilbert Gallo, porta l’eroe alla sua città natale, Tebe, la città delle Sette Porte, governata dagli Sparti, i guerrieri nati dalla Terra e dai denti del Drago ucciso dall’antico eroe Cadmo. Ma ora la città è minacciata da un mostro invincibile, contro cui persino i persino i guerrieri-draghi sono impotenti: la Sfinge.

Con l’aiuto del giovane principe di Corinto, Edipo, con cui ha stretto amicizia durante il viaggio, Eracle trionfa anche dell’affascinante e letale Sfinge. È a un passo dal conquistare il trono della sua città natale, ma, consapevole del suo doloroso destino, vi rinuncia a favore dell’amico, ignorando che anche su questo incombe la tragedia.

Infatti Hera, la regina degli Dei, trama ancora la sua rovina e suscita contro di lui e quanti gli sono cari un’altra terribile nemica, Echidna, la dea-madre dei mostri.

Recensione

Comunque la si voglia intendere, la serializzazione è una cosa seria.

La stima dell’impegno richiesto, la valutazione della congruità di un’idea e delle sue possibilità di sviluppo, sono aspetti fondamentali qualora si scelga di portare avanti un soggetto scaglionandolo in più episodi.

Sotto questo aspetto, dunque, giunti al secondo episodio della saga dedicata da Gilbert Gallo alle fatiche – vecchie e nuove – del semidio più noto di Grecia, Eracle, non possiamo che confermare la bontà della scelta fatta dall’autore.

Proprio per la sua natura episodica nel contesto originale, infatti, il mito delle imprese favolose di Eracle si presta con estrema facilità al progetto in corso, consentendo di riproporre più il suo protagonista divino senza timore di risultare per questo artificiosi o stucchevoli. Insomma, in parole povere: lo spunto funziona.

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Da questo punto di vista, l’unico giudizio sospeso rimane quello sulla eventuale direzione della trama orizzontale di questo ciclo mitologico; è infatti presto per capire dove andrà a parare il susseguirsi delle avventure, al di là di ogni singolo capitolo, ma si sa che spesso gli indizi sulla strada intrapresa vengono centellinati, e giustamente. L’eroe di Gallo seguirà il destino del suo omonimo originale oppure si avvia verso una conclusione (eternamente provvisoria) diversa? Il gusto dell’attesa c’è, e non sarebbe saggio rovinarcelo con domande premature. Restiamo dunque con l’attenzione fissata all’episodio in corso, ambientato fra i colli della Beozia, presso la celebre Tebe dalle Sette Porte.

E’ proprio intorno alla città di Cadmo, infatti, che ruotano stavolta le peripezie di Eracle, e tutto l’armamentario fantastico offerto dal mito è qui riutilizzato senza timori reverenziali; ed ecco dunque comparire non solo la Sfinge del titolo, con i suoi proverbiali indovinelli, ma anche uomini serpente, dame voluttuose e tutto quanto possa contribuire a ricreare il fascino favoloso dell’Ellade immaginata dai poeti.

Ingredienti raffinati, impiegati di rado se non da pochi autori, e proprio per questo ancor più preziosi.

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Qualche dubbio però, a questo proposito, lo solleva il loro effettivo utilizzo, richiamando il contesto più generale di pianificazione accennato all’inizio.

Se in sé per sé la storia funziona, facendo emergere la naturalezza con cui il suo autore l’ha scritta, il pubblico per il quale è stata confezionata risulta invece identificabile in maniera meno chiara. La scrittura piana, lineare, e i frequenti incisi didascalici – a volte inevitabili, visti il contesto non immediatamente riconoscibile da tutti – fanno apparire l’opera come dedicata più ai ragazzi. Certi spunti narrativi, invece, più classicamente heroic fantasy e adulti, sembrano mirare alla nicchia stabile dei cultori del fantastico.

Sia chiaro: entrambi i target sono legittimi, e peraltro almeno in certi casi si toccano. Ma una maggiore complessità di intreccio, e qualche stacco dall’atmosfera sottilmente giocosa che ammicca fra le righe, probabilmente renderebbero Il regno della Sfinge più appetibile, smorzando la sensazione di ibrido fra racconto per ragazzi e avventura dal contesto erudito. Una evoluzione che è però probabile maturi col tempo, e che non è impossibile sia addirittura programmata: non sarebbe la prima che una saga iniziata con toni leggeri, viri poi progressivamente verso lidi più drammatici, acquistando uno spessore inaspettato.

Il bello dell’idea di Gilbert Gallo sta proprio qui: ha l’occasione di fare centro ogni volta.

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