IL SIGNIFICATO DEL VIAGGIO NELLA LETTERATURA FANTASY – INIZIAZIONE E MISTICISMO, DALLA GRECIA ANTICA AL BUDDISMO TIBETANO

Nel fantasy “sword & sorcery” vediamo spesso la figura archetipica dell’eroe passare attraverso una serie di peripezie e avventure che lo portano al raggiungimento dello scopo, e della fine della “cerca” o “quest” con il ritrovamento di un tesoro.

Un tesoro che può essere non necessariamente un’arma leggendaria, ma anche una persona, la risoluzione di un dramma, il raggiungimento di uno stato di coscienza più alto, più connesso con l’archetipo della terra.

Archetipo della terra che può avere due valori e interpretazioni, secondo le teorie junghiane : rifugio, o abisso. Spelonca, o inferno. Grotta o capanna dove ripararsi dalle intemperie, oppure foresta oscura dove perdersi e non riuscire mai più a tornare indietro.

Nei racconti fantastici l’eroe, coadiuvato da diversi elementi magici, riesce quasi sempre ad inoltrarsi nella foresta più buia, e ad uscire dalle sue disavventure, recuperando una consapevolezza di sé scomparsa, e dannato dal destino, riesce nonostante tutto, a diventare padrone del suo fato, il più delle volte, e a redimersi, a intraprendere quel viaggio di riscoperta di sé, uscendone indenne.

Nel sottogenere “spada e stregoneria” vediamo bene questo concetto.

L’eroe non è mai né buono né malvagio, è spesso coinvolto dagli eventi, è spesso semplice, come un quasi fanciullesco nell’ingenuità Conan il Cimmero di Robert E. Howard, e tenta di  preservare la sua integrità, e la sua stessa vita, il suo modo di affrontare il mondo e la sua visione dell’universo, adattandosi alle situazioni e, tramite una consapevolezza molto terrena e molto pragmatica, riesce a scamparla dopo vari scontri e avventure.

Contrapposto all’eroe, vi è spesso un necromante, simbolo della morte e del funereo, del tenebroso, dell’oscuro, dell’inconscio.

L’eroe, archetipo di luce, e simbolo della ragione, della mente razionale, si scontra con l’irrazionale, il dionisiaco, presente nell’inconscio umano. Il buio, l’Ombra di Jung.

Nella lotta più che tra il bene e il male, ma tra l’energia vitale, e l’istinto di distruzione insito nell’essere umano, e nell’istinto di tenebra, di oscurità, di cui lo stregone o il necromante sono la rappresentazione, l’eroe deve sempre addentrarsi tramite una serie di prove, nella sua stessa “parte malvagia” e uscirne fuori, entrare dentro l’inconscio, fare i conti con la propria Ombra, col proprio alter ego, e poi ritornare alla mente razionale, unificando le due essenze, in un processo di tesi, antitesi e sintesi, se vogliamo tirare in mezzo la visione di Hegel, pensatore tedesco dell’Ottocento.

La coscienza dell’eroe si distacca da sé, ponendosi di fronte a lui, come a specchio, con la figura dello stregone nero o del necromante, che si contrappone proprio come alter ego dell’eroe stesso, che non rappresenta necessariamente il bene, e nella letteratura fantastica “spada e stregoneria” si nota molto bene questo, ma bensì l’istinto di vita, l’energia vitale, la libido.

Il concetto della “barbarie” delle opere di Robert E. Howard coincide con questo tipo di considerazioni. Il fantasy cosiddetto “eroico” si caratterizza e si esplica tramite eroi molto lontani dall’incorruttibilità, ma anzi, spesso sono quasi “anti eroi”, come un Satana di John Milton nel “Paradiso Perduto”, che preferisce regnare all’inferno che servire in paradiso, ma dietro all’apparente veste di ribelli, e di uomini molto rudi nei modi e nelle scelte, si nasconde tutta l’idea dell’eroe romantico, altro concetto ottocentesco.

L’eroe romantico combatte per sé stesso e per il raggiungimento delle sensazioni che lo portano a percepire l’infinito.

In questo senso l’ambito della letteratura fantasy di “spada e stregoneria” riecheggia di una sapienza antica, pagana. Sotto molti aspetti la letteratura fantastica, specie quella “sword & sorcery”, si rifà alla mitologia, alla cosmogonia, cosmologia, e folklore e tradizioni antiche e paganesimo e animismo.

Il tema del viaggio riecheggia di sapori mistici, legati alla cultura Greca antica, come nel caso dei riti orfici e dionisiaci, che aveva una discendenza da sapienze orientali ancora più antiche, indiane, che poi sono state esportate e diffuse da Bodhidarma nell’area cinese, tibetana, e ancora più est, poi, in Giappone.

Il viaggio assume caratteristiche iniziatiche quando appunto si entra in contatto con la parte oscura e inconscia presente dentro di sé, il drago, come lo chiamerebbe Jung, o meglio “Doppelganger” e si affronta il buio rappresentato ed esplicato dal necromante.

In ogni mito o fiaba o racconto fantastico è sempre presente un protagonista, che si addentra in un archetipo della parte inconscia della mente umana, un ambiente che ricorda in modo archetipico appunto o una foresta, o un labirinto, il cosiddetto “dungeon”, presente anche molto nella cultura videoludica di questo genere di fantasy eroico, e tramite tutta una serie di elementi estetici e simbolici, attraverso svariate prove, il viaggio si compie, facendo ritornare l’eroe alla sua condizione originaria, ma con una coscienza più elevata, che è andata più a fondo, che ha dispiegato l’abisso del tempo dentro di sé, la consapevolezza delle epoche e dei mondi infiniti e degli universi creati e distrutti dal tempo stesso.

Nella cultura e nel folklore della Grecia antica vi erano due tipi di culti che si rifanno a quest’idea del viaggio iniziatico, appannaggio di un misticismo molto antico, e di una tradizione religiosa molto profonda, che nulla ha a che vedere con le considerazioni della new age, uno di questi è l’orfismo, connesso ai riti dionisiaci e ai culti del dio Dioniso, che rientrano in un’altra branca, ma che hanno punti in comune con i riti orfici.

L’Orfismo è un movimento religioso sorto in Grecia presumibilmente intorno al VI secolo a. C. attorno alla figura di Orfeo.

L’importanza dell’Orfismo nella storia della cultura religiosa, e più in generale nella storia del pensiero occidentale è enorme. Da Pindaro in poi, appare la concezione – sconosciuta ai Greci – della natura divina dell’uomo, il quale alberga in sé una parte mortale, umana, e una parte immortale e divina.

Il corpo di tutti obbedisce alla morte possente,
e poi rimane ancora vivente un’immagine della vita, poiché solo questa
viene dagli dèi: essa dorme mentre le membra agiscono, ma in molti sogni
mostra ai dormienti ciò che è furtivamente destinato di piacere e sofferenza
.” – Frammento 131 b, Pindaro

Nell’Orfismo si riscontra per la prima volta un inequivocabile riferimento a un’anima (ψυχή, psyché), contrapposta al corpo (σῶμα, sōma) e di natura divina, resta però non chiara l’origine di questa nuova nozione. Eric R. Dodds ritiene di individuare questa origine nella colonizzazione greca del Mar Nero avvenuta intorno al VII secolo a.C. che consentì alla cultura greca di venire a contatto con le culture sciamaniche proprie dell’Asia centrale, in particolar modo con quella scita. Tale sciamanesimo fondava le proprie credenza sulle pratiche estatiche laddove però non era il dio a “possedere” lo sciamano quanto piuttosto era l'”anima” dello sciamano che aveva esperienze straordinarie separate dal suo corpo. Alla base di queste conclusioni, Dodds pone l’analisi di alcuni personaggi, degli ἰατρόμαντες (“iatromanti”), veggenti e guide religiose giunsero dal Nord in Grecia trasferendo il culto di Apollo Iperboreo.

Vi sono svariate teogonie orfiche, che ci sono pervenute in modo frammentario e per lo più citate e commentate da altri autori e filosofi greci più recenti. Nel complesso queste teogonie presentano un inizio caratterizzato da una sfera perfetta nella Notte cosmica, quindi, successivamente, ancora una totalità rappresentata da Phanes (Luce, “vengo alla Luce”) androgino e con le ali dorate, completo in sé stesso, tuttavia dai lineamenti irregolari, e, infine, da questa unità ancora perfetta un insieme di accadimenti conducono a dei processi di differenziazione. Quindi emerge Zeus in cui tutto viene riassorbito e rigenerato nuovamente per una seconda processione, dalla quale emerge Dioniso il quale, tuttavia, per una macchinazione di Era, sposa di Zeus, verrà divorato dai Titani. Zeus irato scaglia contro costoro il fulmine: dalla fuliggine provocata dalla combustione dei Titani sorgono gli uomini composti dalla materia di questa, mischiata con la parte dionisiaca frutto del loro banchetto.

Il valore dell’anima immortale rispetto al valore del corpo che la imprigiona fa conseguire un nuovo paradigma rispetto ai valori dell’esistenza umana. Ma la morte di per sé non porta la liberazione dell’anima immortale. Essa, per le dottrine orfiche, è destinata a rinascere periodicamente.

Tale purificazione secondo gli orfici poteva essere attuata, attraverso un ciclo di reincarnazioni che ricorda parallelamente la ruota del Samsara di derivazione buddista, tramite una vita “pura”, secondo tutta una serie di precetti morali di comportamento etico e riguardanti anche lo stile di vita di un singolo individuo.

Il viaggio iniziatico, per il buddismo tibetano, riguarda l’interiorità di una persona.

Tramite la meditazione, il singolo entra in contatto con il tutto, comprendendo il suo esatto posto nell’universo e il suo ruolo fondamentale, riscoprendo l’essenza vitale e l’energia, la libido, che spinge gli uomini a vivere a pieno, non a sopravvivere, come i limiti della società occidentale tecnologica e della globalizzazione e del liberismo evidenziano, ma a vivere pienamente, attraverso un’esistenza cosciente dei piccoli dettagli della natura e della quotidianità del mondo e degli astri, che ricordano agli uomini la loro piccolezza, ma anche la grandezza nel percepire e nell’esprimere, tramite l’arte, e la letteratura, come con qualsiasi altra espressione artistica, questo tipo di percezione infinita, che va al di là di ogni concetto di tempo e spazio. L’anima immaginativa e contemplativa dell’uomo è infinita e immortale, nell’esprimere, tramite le opere artistiche, la sua caratteristica fondamentale.

Non è tanto l’artista, lo scrittore, nel caso della letteratura fantastica, ad essere infinito, ma l’essenza di sé contenuta nelle sue opere, e attraverso l’essenza di sé, riecheggia l’essenza dell’universo stesso, in quanto l’artista percepisce quest’essenza, e la traspone nella sua opera. L’infinito.

Il buddhismo (in sanscrito : buddha-śasana), o più comunemente buddismo, è una delle religioni più antiche e più diffuse al mondo. Originato dagli insegnamenti dell’asceta itinerante indiano Siddharta Gautama, comunemente si compendia nelle dottrine fondate sulle “quattro nobili verità” (in sanscrito, Catvāri-ārya-satyāni).

Il buddismo tibetano presenta una visione della vita umana molto simile ai riti orfici.

Per il buddismo la chiave fondamentale di una vita “vera” è il distacco dalla materia, l’introspezione, il viaggio dentro di sé, dentro la foresta più oscura e popolata da creature mostruose, il viaggio, si potrebbe quasi dire, tipico, traslandolo, della letteratura fantastica di stampo medievale, la “quest” che porta al Graal, che è il simbolo della saggezza umana più profonda, la riscoperta dell’elemento divino e dell’istinto vitale dentro di sé, prendendo in considerazione il principio secondo cui un dio, e tantissimi dei, sono presenti nelle forze della natura, immanenti, secondo la tradizione antica e pagana, nell’essenza stessa della materia.

Il buddista medita per capire la connessione e ristabilire la comunicazione tra se stesso e il tutto, vi sono vari gradi di contemplazione, uno di questi è quello della “sfera celeste”, ovvero del mondo intorno al meditante, la natura attorno a sé, lo spirito che permane nel soffio del vento tra gli alberi, nel tramonto e nell’alba, nel giorno e nella notte, e negli infiniti silenzi tra le vette più alte, o al cospetto dell’immensa distesa degli oceani sconfinati.

L’eroe fantastico agisce, viaggia, fisicamente, attraverso lande desolate, villaggi popolati da creature mitiche e boschi profondi e montagne, per poi giungere a portare a termine la sua “cerca”, in un viaggio che lo porta attraverso se stesso.

Il lettore di letteratura fantasy segue lo stesso identico percorso iniziatico e mistico, per così dire, anche se di mistico non ne ha le forme, ma le caratteristiche fondamentali, la ricerca, il desiderio profondo di viaggio e ricerca, tramite l’immaginazione, caratteristica umana che riecheggia dell’essenza di universi infiniti e di quello che i Romantici inglesi definiscono infinito stesso.

Scritto da Samuele Baricchi

Nato il 14 Dicembre 1990 a Basaluzzo, piccolo paese nella provincia di Alessandria sviluppa la passione per la letteratura fantasy e gli strumenti a corde fin da molto giovane. Ha frequentato il Liceo Classico A. Doria a Novi Ligure e la Facoltà di Lettere e Filosofia. Pubblica diversi racconti, scritti e frammenti di poesie dall’haiku allo sperimentale su vari siti internet (per citarne uno www.efpfanfic.net con lo pseudonimo “The Wanderer”), fin dai tempi della scuola media. Continua a coltivare le passioni e gli studi per la storia, la filosofia, la mitologia, il teatro antico, e la letteratura fantasy epica. Scrittore di racconti, saggi brevi, sword & sorcery, poesie e frammenti di scrittura di vario tipo dall'introspettivo piuttosto che d'avventura e azione, o in stile "flusso di coscienza" o completamente sperimentale. Compositore di brani musicali per diletto ed esecutore con chitarra classica, elettrica, chitarra basso, e sintetizzatori. Ha fondato il blog Echoes (https://echoesinfo.data.blog/)

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: