Recensione: CONAN IL CIMMERO – La Cittadella Scarlatta

Conan è il personaggio simbolo del sottogenere sword and sorcery (spada e stregoneria), nato dalla fervida immaginazione di Robert E. Howard, che dal 1932 al 1936 regalò ai lettori della celebre rivista americana Weird Tales uno degli eroi più originali e sconvolgenti del Novecento.

STORIA

Conan, re d’Aquilonia, perde contro la coalizione di traditori guidata dallo stregone Tsotha-Lanthi e finisce nella terribile prigione sotto la Cittadella Scarlatta. Il perfido stregone, Strabone e Amalrus fanno trapelare la falsa notizia dela morte di Conan per mettere sotto scacco l’Aquilonia, ma il nostro cimmero, per quanto stremato è determinato ad uscire di prigione e farla pagare ai suoi nemici.

Luc Brunschwig adatta senza infamia e senza lode il secondo racconto di Conan scritto da Howard. I dialoghi riempiono troppo spesso le vignette e la narrazione è troppo “quadrata”: Conan guarda al popolo come organo vitale dello Stato, dall’animo puro, quasi incapace di sbagliare mentre rivolge tutte le sue ire contro l’aristocrazia stanca che si diverte solo a tramare contro di lui. A queste conclusioni Brunschwig ci arriva recuperando a destra e a manca nell’epica vita del cimmero e pescando dalla tradizione americana (la voce del popolo è la voce di Dio).

Secondo me questa visione di Conan è sbagliata. Condivido che il personaggio abbia sempre avuto da ridire nei confronti delle aristocrazie stanche e codarde che vivono di profitto, le quali pur di sentirsi superiori maltrattano il popolo e tramano contro il sovrano solo perchè prende delle decisioni. Ma nei confronti del “popolo” il personaggio di Howard non è mai stato benevolo o premuroso. Gli è rimasto sempre indifferente per non dire che lo ha ignorato di proposito: d’altronde un uomo fatto da sè come Conan, libero poichè auto-disciplinato, cosa potrebbe pensare di quel popolo incapace di governarsi, che lo lega al trono solo perchè l’unico capace di prendere una decisione e pagarne il prezzo?

Le mancanze che il popolo non vuole o non può risolvere le lascia ai governanti, i quali annichiliti dalla ricchezza e corrotti dal potere travalicano i loro limiti giurisdizionali. Il popolo mette i governanti sul piedistallo, e si rappresenta come un organo difettoso, da riparare costantemente. Ormai lontani “da quell’orrore chiamato popolo”, ma consci di non poterne fare a meno, i governanti svolgono il loro “compitino”, vivendo tra un assillo e l’altro del “popolo bambino”.

Per citare George Carlin: “Questo è il meglio che il nostro sistema produce: spazzatura in entrata, spazzatura in uscita”; è un cane che si morde la coda.

Allora qualcuno potrebbe chiedersi: perchè se il personaggio è così lontano dall’archetipo del Re, Robert E. Howard ha scritto questa aventura per seconda? Perchè la prima storia di Conan La Fenice sulla Lama è una riscrittura di una delle più belle storie di Kull di Valusia Quest’Ascia è il mio Scettro; per questo conosciamo Conan da Re, ma tutti lo adorano e ricordano come il barbaro, selvaggio, forte e sempre a caccia di tesori e pulzelle in luoghi meravigliosi ma ricchi di incubi dall’Altroquando.

Sufficiente, ma per me tradisce l’originalità del personaggio.

DISEGNI

Étienne Le Roux, è molto attento a delineare volti, fisionomie e gesti che denudano subito la moralità dei personaggi. Il colore come da tradizione francese cambia veste a seconda delle circostanze emotive del racconto. Il segno è leggero, l’ombreggiatura appena accennata e la costruzione della griglia, a parte la sezione onirica, molto classica.

COMMENTO FINALE

La storia scorre pulita ma la presa di posizione dell’autore per me stona col vero messaggio di Howard.

Questo volume di Star Comics è un cartonato di 64 pagine a colori, formato 21x28cm, al prezzo di 14,90€ con diversi bozzetti e illustrazioni a fine volume.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: