“Ombra” di Richard S. Greenough

Dettagli

Titolo: Ombra

Autore: il racconto “Ombra” è di Sarah Dana Loring, pubblicato sotto nome di Richard S. Greenough; le “Storie Vere di Fantasmi” in appendice sono di Jessie Adelaide Middleton

Illustratore: autori vari (R. Corben, Albrecht Durer, Carl Gustav Carus, Yuli Ylulievich Klever, Harvé Scott Flament, Ladislav Mednasky) con grafica curata da Pietro Guarriello

Traduttori: Caterina Paris e Pietro Guarriello

Editore: Edizioni Dagon Press, collana I Dimenticati

Pagine: 120 pagine

Prezzo: 13,90 (11,94 attualmente in sconto su Amazon)


Sinossi

Nel testo troviamo, per la prima volta in Italia, uno dei quattro racconti contenuto nella raccolta “Arabesques” scritti nel 1872 da Sarah Dana Loring. “Ombra” è un racconto lungo che unisce alcuni temi cari alla narrativa fantastica con tratti del racconto del mistero e weird, descrivendo gli incontri e le gesta di un cavaliere tra rovine, negromanti ed esseri dalla natura indefinita. Seguono poi le “Storie Vere di Fantasmi”, cortissime ghost stories di Jessie Adelaide Middleton. Il libro offre in sintesi un interessante sguardo sulla fantasia, le credenze e la credulità del tardo ‘800, attraverso le penne di due autrici dell’epoca.


Commento

L’introduzione al testo dà subito un quadro chiaro del contesto in cui è nato il racconto di Sarah Dana Loring che, nota all’epoca come scrittrice e poetessa, non resistette alla tentazione di pubblicare alcune opere di pura fantasia, i quattro “Arabesques” appunto, ma lo fece sotto il nome del marito, lo scultore Richard S. Greenough. Non è infrequente anche oggi che lo stesso autore pubblichi generi diversi sotto nomi diversi, lo fa ad esempio J.K. Rowling, e alle volte su consiglio degli stessi editori, che temono che la medesima firma per opere troppo differenti possa causare problemi di mercato. Sarah Dana Loring ad oggi è quasi del tutto dimenticata come autrice, mentre il marito resta famoso negli U.S.A. per le sue opere.

“Ombra” è scritto in prima persona dal punto di vista del protagonista, un cavaliere che lascia il suo castello e, come da tradizione cavalleresca, è pronto “ad aiutare gli oppressi, portare conforto agli afflitti e a morire, se necessario, nel grande conflitto tra onestà e forza”. Armatura lucente, spada e fido destriero: non occorre null’altro al protagonista per mettersi in viaggio, incontrando il suo destino in una notte di pioggia.

Senza odiosi spoiler, al fine di questa recensione occorre dire che tra mori, monache, spiriti e negromanti, topoi classici del genere fantastico cavalleresco, i personaggi risultano comunque originali.

“Ombra” è l’unica di queste figure su cui mi soffermo, doverosamente visto che dà il suo nome al racconto. È uno spirito, uno dei tre personaggi femminili che prestano soccorso al protagonista nella sua avventura. Mostrandosi con le sembianze di una bellissima giovane, conquista il cuore del cavaliere come ha conquistato quello del suo avversario, il negromante Mazitka. Del resto non le sarebbe possibile fare diversamente, essendo lei uno spirito di luce e un’incarnazione della bellezza della natura. Senza il suo aiuto il nostro eroe non solo perderebbe la vita, ma non riuscirebbe a scoprire la minaccia che grava sul suo casato. È stato il destino a mettere Ombra sulla sua strada? Forse sì.

La narrazione in prima persona sostiene la sensazione della predestinazione, dando il tocco weird, mentre gli eventi intorno al protagonista e i personaggi in cui s’imbatte restano per lo più enigmi: questo è l’aspetto più interessante dell’opera, che lascia diverse domande senza risposta, proprio come accade nei classici racconti del mistero e nelle storie di fantasmi. Questa è sicuramente una delle motivazioni alla base dell’apprezzamento al momento della pubblicazione, di cui si parla nell’utile introduzione, dove si accenna anche alla trama degli altri tre “Arabesques”. Il paragone con Clark Ashton Smith non è forzato, sebbene l’opera sia del tutto priva delle tinte decadenti dove Smith primeggiava.

Un accenno allo stile: il lettore contemporaneo potrà trovare alcuni passaggi veloci, soprattutto le scarne scene d’azione, ma, nonostante le descrizioni siano per lo più assenti o essenziali, con saltuari passaggi poetici, i luoghi e i personaggi colpiscono e la lettura risulta immersiva. La profondità dei personaggi non risulta espressa direttamente ed è frutto di alcuni sapienti tocchi drammatici, che li rendono infine figure simboliche.

Una serie d’illustrazioni ottocentesche ben scelte (con una di Durer del ‘500) impreziosiscono la pubblicazione, aiutando ancor più il lettore a godere dell’atmosfera tetra e di mistero. Il libro risulta quindi un bell’oggetto, completo e curato.

Al racconto Ombra segue la raccolta “Storie Vere di Fantasmi”, di Jessie Adelaide Middleton, composta da otto pezzi brevissimi, che hanno la velocità di quelli di Ambrose Bierce ma sono riportati come fatti di cronaca, con taglio quasi giornalistico, e dunque privi di qualsiasi rimando ad una morale. Con la loro narrazione sintetica priva di fronzoli riescono efficacemente a dare credibilità alle vicende narrate, tutte riportate come esperienze reali dei protagonisti. Risultano intriganti, principalmente perché fanno comprendere cosa era in grado di stimolare la fantasia e la curiosità del lettore dell’epoca.

In conclusione, con “Ombra” abbiamo ritrovato in una pubblicazione ben curata un classico perduto, ma ricchissimo di spunti, tale da risultare oggi stimolante. Lo consiglio a tutti gli amanti del weird, del fantasy classico e dei racconti del mistero. Solo chi vuole la semplice azione non potrà trovare quello che cerca. L’aggiunta dei racconti della Middleton in chiusura aiuta ad avere un quadro del contesto, ma personalmente spero in una nuova edizione con tutti e quattro gli “Arabesques”.

Scritto da Andrea Guido Silvi

Classe 1981, nato a Rieti, dove il verde non manca e si respira ancora un po’ di magia tra boschi, laghi e santuari. Ha sempre viaggiato molto, sin da ragazzo, alla ricerca dell’incanto di paesaggi diversi ed ha continuato a viaggiare per studio in tre continenti, per lavoro e per passione. Nelle descrizioni delle sue ambientazioni, fantasy e non, c’è infatti poco d’inventato, perché non c’è nulla da aggiungere, se non la giusta storia, alla bellezza del grande nord o delle creste vulcaniche d’isole quasi incontaminate. La magia che non ha potuto vivere direttamente l’ha cercata nella lettura, e ha chiari numi cui ispirarsi: H.P. Lovecraft, E.A. Poe, E. Salgari, C.A. Smith, J.R.R. Tolkien, King, Chambers e Howard.

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