Spada, Stregoneria e Cinema –Ator il Guerriero di Ferro (1987) / The Barbarians (1987)

La perfida strega Fedra (Elisabeth Kaza) separa Trogar dal fratello gemello Ator e per questo Deeva, la strega buona, la esilia e la spoglia della sua cattiva magia. Passano 18 anni e la strega torna per vendicarsi e forte di un esercito con un implacabile guerriero di ferro alla guida, irrompe alla festa di compleanno della bella principessa Joanna (Savina Gersak) e dichiara suo il regno, ma Ator (Miles O’Keeffe) non è d’accordo!

Uscito nel 1987 e diretto da Alfonso Brescia Ator il Guerriero di Ferro (1987) si presenta come il migliore film di spada e stregoneria prodotto dal Belpaese.

E questo nonostante le critiche negative a livello internazionale e nazionale, tanto più che nel Belpaese il film uscì solo in VHS e DVD. Il che contribuì ad accrescerne l’aura di film di culto.

La prima grande gioia guardando questa pellicola è sapere che l’unico legame con i precedenti film della saga di Ator è l’attore protagonista, Miles O’Keeffe.

Per il resto la storia di Alfonso Brescia e Steven Luotto è autonoma e autoconclusiva e giocando con le limitazioni finanziare compone una trama classica (eroe che salva la principessa e sconfigge il male), dal ritmo spigliato e con un sottofondo misterioso ed esoterico totalmente estraneo al genere.

Gli scontri sono pochi ma tutti decentemente coreografati (con ottimi costumi e oggetti scenici tra cui noterete subito la spada di Conan). Ma è la fotografia a salvare il film e a donarle quell’aurea mitica e mediterranea unica nel genere. Gran parte del film fu infatti girato a Malta e Gozo (già conosciute grazie all’ultimo film di Harryhausen) e in diverse occasioni si percepisce quell’afflato metafisico che da sempre contraddistingue lo scenario mediterraneo.

Con rivisitazioni e strizzate d’occhio ad alcuni dei più grandi successi cinematografici degli anni ’80 (Indiana Jones, Superman, e Guerre Stellari), Brescia e la sua squadra ci regalano una piccola gemma del genere nonchè uno degli ultimi grandi rappresentanti di quella scuola di genere italiana che faceva delle limitazione un carburante creativo scoppiettante capace di competere con gli originali film americani.

Una compagnia di girovaghi e artisti di strada custodisce un magico rubino che racchiude un grande potere. Il truce Kadar cerca di impossessarsi della pietra ma la regina della compagnia la consegna ad un suo fedele affinchè la nasconda in un luogo sicuro. Una volta catturata, la regina fa un patto con Kadar: la sua vita in cambio di quella dei due gemelli (che avevano ferito il maligno). Il perfido Kadar accetta ma a modo suo: la regina finisce nel suo harem mentre i bambini sono condannati a una vita di sofferenze e fatiche nelle cave di Talchet, sotto il controllo del Signore della polvere.

Uscito in sordina nel 1987 questo The Barbarians diretto da Ruggero Deodato è ormai un classico riconosciuto del trash.

Deodato entrò in corsa su un progetto americano piuttosto sostanzioso (2,5 milioni di dollari), ma visti gli interpreti decise, a ragione, di “buttarla completamente di fuori” forgiando uno dei film più bizzarri e simpatici che il genere abbia mai prodotto.

La trama nasce col modello di Milius ma si sviluppa nel segno della follia, dello scherzo, della baracconata, dell’ignoranza: l’unica vera rappresentazione del barbaro (inteso proprio come primitivo e arretrato) al cinema.

Gli scontri rispecchiano il carattere ignorante e truce dei protagonisti. Ed esattamente come per Ator il Guerriero di Ferro (1987) è la fotografia a salvare la baracca con un ottimo uso dei colori ed inquadrature capaci di trasformare l’Abruzzo e i territori poco fuori Roma in un reame fantastico perduto in un tempo lontano o uno studio di Cinecittà in una caverna fumosa e tetro rifugio di una pericolosa bestia.

Ruggero Deodato ha dimostrato ancora una volta che l’intrattenimento non necessita per forza di grandi attori o finanze illimitate, bensì di un’ottima squadra di tecnici, affiatata e unita da una visione chiara e una direzione sicura di un regista capace di superare i limiti con la creatività, e una buona dose di faccia tosta.

BONUS

Ator l’invincibile (1982) di Joe D’Amato>> Secondo un’antica profezia il bambino col segno di Thauren, sconfiggerà il Gran sacerdote del ragno. Costui, venuto a conoscenza della sua nascita, fa uccidere tutti i bambini del regno. Ma il piccolo viene salvato da un guerriero esiliato e affidato ad una tribù sperduta. Il film è una stanca e stereotipata copia del Conan di Milius: gli sgherri del cattivo gli ammazzano i genitori, si allea con una bionda spadaccina, viene sedotto da una strega che poi uccide, deve salvare una giovane assoggettata al cattivo al comando di una setta con simbolo un ragno, gira il mondo affrontando prove e mostri. Il migliore dopo il terzo film. La locandina poderosa è a firma del grande Enzo Sciotti.

Attila Flagello di Dio (1982) di Castellano e Pipolo>> Abatantuono è anche un bravo attore (penso ai film di Salvatores e quelli di Avati) quando non interpreta il terrone ignorante. Qualche stupida ripresa nei dialoghi del mitico Brancaleone non salvano alcunchè di questa pellicola “comica”. Nemmeno la Rusic in bikini di pelliccia.

Gunan il Guerriero (1982) di Francesco Prosperi>> Trama identica sputata a quella del Conan di Milius ma all’inizio ci sono due dinosauri animati a passo uno che non vedremo più, purtroppo, e ci sono due gemelli uno dei quali destinato a riportare la pace e spodestare il tiranno. Carina la scena dei cambiamenti climatici catastrofici e dell’universo coi pianeti che orbitano nel nero infinito. Peccato per le scene di lotta dove il rallentì abbonda. Ci sono sempre Pietro Torrisi e Sabrina Siani.

Sangraal, la spada di fuoco (1982) di Michele Massimo Tarantini>> Seguito apocrifo/prodotto secondario della saga di Ator (poichè Sangraal è suo figlio), il narratore riesce davvero a trascinarci nella vicenda, peccato che poi questa sia debole. Sangraal è il classico padre-guida del popolo pacifico verso la terra promessa che si può raggiungere solo dopo aver affrontato le ombre, cioè Nantuk che serve la Dea degli inferi e gli ammazza la ragazza. Così Sangraal aiutato da un arciere asiatico si reca dal saggio Rudac dopo una tempesta di sabbia, un’imboscata di predoni, lo scontro con uomini-talpa, la scalata di una montagna, l’incontro con gli uomini-scimmia, la vittoria contro l’illusione (Siani birichina e brillantinata), poi apre il forziere d’oro (ed è subito The Legend of Zelda), estrae “l’arma della vita” (una grossa balestra ricoperta di pelliccia) e si batte a duello con Nantuk e uccide la Dea degli inferi. Da come ve l’ho raccontato sembra un film di serie B tutto sommato decente; e invece non lo è. La copertina spaccamascella è di Enzo Sciotti.

Il mondo di Yor (1983) di Antonio Margheriti>> Mini-serie prodotta dalla Rai e riformulata in pellicola per il mercato estero. Vi regalo 3 scene assurde: il nostro protagonista beve il sangue di un dinosauro appena ucciso offrendolo ai suoi compagni neanche fosse il Barbera; il nostro eroe sfrutta la carcassa di uno pterodattilo/pipistrello gigante come deltaplano per irrompere nella caverna, fare piazza pulita degli avversari e salvare la bella e il vecchio mentre in sottofondo sparano al 200% il suo tema musicale “Yor is the Maaaaaaaaan”; in una stazione in fiamme per superare un baratro il vecchio si inventa trapezista, si lancia su un cavo e salva Yor. Allucinante. La locandina da sturbo è del grande Philippe Druillet.

Conquest (1983) di Lucio Fulci>> Qualche spunto intrigante c’è e il sentimento primitivo e selvaggio (anche se mescolato col post-apocalittico), è forte e tra vampiri, licantropi e incubi l’orrore c’è comprese diverse scene orripilanti e disgustose (teste spaccate, banchetti di cervella, squartamenti ecc…). Ma dalla trama alla fotografia è il nulla. Fulci ebbe così pochi finanziamenti che si dovette arrangiare con una nebbia perenne e i suoi trucchetti da maestro dell’orrore. Questo vi dà però l’idea del talento di questo grande regista che nonostante tutti questi limiti è riuscito a creare qualcosa di diverso e intrigante rispetto alla classica paccottiglia a cui il genere ci ha abituati.

Il Trono di Fuoco (1983) di Franco Prosperi>> Altro sciatto film di spada e stregoneria con il nostro eroe alle prese con una strega e il figlio di Satana. Locandina che mette in mostra le grandi virtù artistiche di Enzo Sciotti.

I Paladini: Storia d’Armi e d’Amori (1983) di Giacomo Battiato>> Esclusi i costumi davvero superlativi e immaginifici, degni della vulcanica fantasia di Ariosto, e qualche sprazzo di fotografia, la storia è un nodo gordiano.

La guerra del ferro – Ironmaster (1983) di Umberto Lenzi>> Questa volta più che barbari ci troviamo di fronte a cavernicoli. Ma più che ispirarsi a Conan sembra una versione exploitation de I Flintstones. La copertina da esaltazione ignorante è di nuovo merito di Enzo Sciotti.

Ator 2 – L’invincibile Orion (1984) di Joe D’Amato>> Il nostro Ator (Miles O’Keeffe) deve salvare il mondo dalla minaccia del Nucleo Geometrico (una bomba atomica primitiva), scoperto da un saggio mago e ora nelle mani di Zor. La qualità è sempre quella e tolta Lisa Foster e una scena in deltaplano il film ripropone gli stessi stanchi stereotipi del genere ripetuti alla nausea sin dai tempi del peplum.

Quest for the Mighty Sword/Ator 3 The Hobgoblin/Troll 3 (1990) di Joe D’Amato>> Girato solo perchè Massaccesi trovò costumi ed elementi scenici dei film fantastici di Charles Band. Per il resto la trama è un pastrocchio inenarrabile e la qualità è televisiva (tant’è che fu direttamente lanciato per il mercato VHS). Salvo solo Marisa Mell e Laura Gemser nella parte delle streghe.

Come avete visto anche noi italiani abbiamo contribuito al genere iniziato dal Conan di Milius con risultati pari a quelli americani: robaccia.

La prossima puntata di questa rubrica arriverà, state tranquilli, ma è il mio ultimo grande progetto per questo sito quindi necessita di molto tempo e cura. Indicativamente per Giugno 2021 (o almeno entro la fine dell’anno) sarà pronto e verterà sul Fantastico cinematografico del Belpaese, senza sdegnare però pellicole di stampo storico che potrebbero essere proficue per questa rinascita del fantastico italiano che sta investendo la letteratura nostrana da qualche anno a questa parte.

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