Recensioni: “Le spade dei Drenai” di David Gemmel


Dettagli

Titolo: “Le spade dei Drenai”

Autore: David Gemmel

Collana: Narrativa

Editore: Fanucci

Pagine: 352

Prezzo: 16,90

Data d’uscita: novembre 2015


Sinossi

Cento anni dopo l’assedio di Dros Delnoch, i Drenai sono soggiogati da un imperatore tirannico e folle, Ceska, che impone il suo volere servendosi delle Unioni, creature abominevoli e feroci, e dei Templari Oscuri, una perfida élite dotata di sorprendenti poteri magici, il cui vero scopo è impadronirsi dell’impero manipolando l’imperatore. Tenaka Khan, un principe mezzosangue odiato dai Drenai per le sue origini nadir e dai Nadir per il suo sangue drenai, è il solo ad avere un piano per distruggere l’imperatore. Contando sul prestigio che gli proviene dall’aver fatto parte dell’élite dei Dragoni, si pone a capo di una rivolta che ha come centro la città di Skoda. Ma le forze fedeli all’imperatore sono soverchianti e a Tenaka non resta che chiedere l’aiuto delle tribù dei suoi antenati nadir. In vista dello scontro finale, eroi provenienti da genti diverse si uniscono con un solo fine: abbattere il regno di Ceska e cancellare per sempre il ricordo delle sue mostruose creature. Tutti sanno però che affidarsi a un mezzosangue Nadir vuol dire scendere a patti con il più antico e irriducibile dei nemici…


Commento

Lo straordinario talento di Gemmel non è nelle descrizioni, spesso asciutte ma efficaci, e nemmeno nell’intreccio narrativo che, nonostante non risparmi colpi di scena, spesso è abbastanza lineare.

La sua vera forza è la ricerca dell’animo umano, la capacità di introspezione di personaggi che, solo all’apparenza sembrano già definitivi, man mano che la storia prosegue svelano le loro molteplici sfaccettature. L’imperfezione dei suoi personaggi farà da scuola per molti autori venuti dopo di lui e che hanno raggiunto nel panorama Fantasy anche più popolarità.

Le spade dei Drenai è ambientato circa un secolo dopo l’epico e sanguinoso assedio di Dros Delnoch e delle gesta di Druss la Leggenda e Rek il Conte di Bronzo. L’impero Drenai non è più il baluardo di una civiltà che va difesa a ogni costo, perché al comando è salito Ceska, un tiranno che governa col pugno di ferro e che anno dopo anno sembra sempre più rasentare la pazzia. Il suo potere è forgiato nel dolore e il popolo è sottomesso, impaurito non solo dalle legioni ma dalle Unioni, ibridazioni tra uomini e bestie, e schiavo del potere dei Templari Oscuri, una forma corrotta dei Trenta e del potere della Fonte.

In questa ambientazione crepuscolare di un Impero decadente e malato, si muovo i protagonisti del romanzo. Tenaka Khan, Lama Danzante, è un mezzo Drenai e mezzo Nadir, un uomo diviso tra due mondi in conflitto: i Nadir sono stati per i Drenai una costante minaccia nei secoli e, dopo la sconfitta del loro signore Ulric a Dros Delnoch, sono tornati alle loro guerre tribali. Tenaka era membro del Dragone, un’elite di guerrieri Drenai che hanno vigilato sull’integrità dell’Impero, traditi e trucidati da Ceska quando è salito al potere. Gli unici altri sopravvissuti del Dragone sono Ananais il Dorato, divenuto Maschera Nera che dopo lo scioglimento del corpo scelto si è ritrovato a combattere nelle arene ed è rimasto sfigurato da una Unione e Decado, l’assassino di ghiaccio, forse il più letale dei guerrieri del Dragone, rifugiatosi nel tempio dei Trenta e deciso ad abbandonare la via del soldato per una vita di semplicità e redenzione.

All’inizio, Tenaka è deciso a uccidere Ceska per vendicare i suoi compagni caduti e porre fine al suo regime di terrore, a costo di sacrificare la propria vita. Ma l’incontro con Reyna, una fanciulla che nasconde un terribile segreto, lo spinge a riflettere sui suoi propositi. Allo stesso tempo, Ananais cerca Tenaka per ucciderlo, ritenendolo un traditore e colpevole della disfatta del Dragone. Il loro scontro non porterà però alla morte, bensì a un’alleanza e alla decisione che per risollevare l’impero è necessario scuotere le coscienze dei suoi abitanti. In un crescendo di incontri e duelli alla ricerca di alleati, la rivolta di Skoda guidata da una caparbia e risoluta donna di nome Rayvan, farà comprendere che sconfiggere Ceska e le sue legioni è possibile, soprattutto dopo il ritorno dei Trenta, disposti a morire pur di ottenere uno scopo più elevato per il bene dell’umanità. Decado sarà costretto, suo malgrado, a riprendere le armi e l’arrivo di Pagano, un gigante nero proveniente da una lontana terra, darà maggior forza e convinzione al gruppo di ribelli. Ma per sconfiggere le legioni Drenai e soprattutto le Unioni, non bastano valorosi combattenti votati al sacrificio, così Tenaka, sarà costretto ad abbandonare gli amici in lotta per tornare nella sua terra d’origine e trovare nei Nadir i più improbabili degli alleati.

Ogni personaggio dovrà confrontarsi col proprio passato e con se stesso, evolvendosi in quell’arco di trasformazione che è il viaggio stesso dell’eroe, come nella migliore tradizione letteraria classica. Così nelle pagine, tra scontri, battaglie e rivelazioni, il dramma dei protagonisti emerge prepotente, in dialoghi lunghi e riflessivi che sembrano voler scavare nella psiche umana. 

A differenza del primo volume, Le Spade dei Drenai ha forse meno epicità e lo spettro della morte che attanaglia il guerriero non è salvifico ma presagio di un futuro migliore, reale e prossimo. Raggiungibile. Se la prima parte scorre e cattura, con prosa semplice, immediata, sia nell’azione sia nelle descrizioni, la seconda parte tende a rallentare un poco e arricchisce la pletora dei protagonisti di altri personaggi, non così efficaci e di nemici che appaiono e muoiono in poche pagine. Nel cercare di allargare l’affresco, così come nel primo romanzo, la forza della narrazione un po’ si diluisce, senza però far mai perdere di vista il punto focale della storia. L’autore accelera il ritmo nella terza parte e conduce ogni personaggio al suo epilogo.

Notevoli le parti di Tenaka nel mondo Nadir e di forte impatto emotivo l’estrema difesa di Pagano di un gruppo di orfani dalle Unioni assetate di sangue. I picchi non mancano, così come purtroppo anche alcune ingenuità. Si tratta per sempre del secondo romanzo di un autore non ancora all’apice della carriera, capace però di gettare solide basi per il suo futuro narrativo e per quello del Fantasy. Sono convinto che autori come Joe Abercrombie o Mark Lawrence non esisterebbero senza Gemmel.La comparsa di Ceska solo sul finale potrebbe lasciare un po’ l’amaro in bocca, soprattutto, perché la conclusione corre forse un po’ troppo veloce e avrebbe meritato maggior approfondimento. D’altra parte, la figura del tiranno non è vista come personaggio, ma come personificazione dell’ingiustizia e assume più una valenza letteraria che narrativa.

Ogni libro del ciclo dei Drenai è leggibile in maniera autonoma, a dimostrazione che al contrario di molte opere più recenti, verbose o annacquate da sottotrame ininfluenti per prolungarsi in saghe – dalle quali il Fantasy sembra non potersi più slegare -, è possibile in un solo romanzo concentrare gli eventi e limitarsi all’essenziale. Si può viaggiare con la fantasia, senza dover dare sempre una spiegazione.

La vera maestria di Gemmel è saper raccontare senza svelare troppo, il suo non detto aggiunge suggestione e la sospensione dell’incredulità ottiene con merito la sua stessa definizione.

Invito tutti gli appassionati che ancora non conoscessero questo fantastico autore a leggere le sue opere. Fatelo senza spirito critico, apprezzatene i passaggi intimi, i profondi messaggi tra le righe, ma respiratene anche l’epicità e gustatevi la sua visione. Ha scritto veri e propri capolavori che resteranno come pietre miliari sulla strada del Fantasy.


L’ Autore

È considerato uno dei più autorevoli scrittori di fantasy britannici, conosciuto soprattutto per la Saga dei Drenai, composta da undici volumi, pubblicati dal 1984 (La leggenda dei Drenai) al 2004 (Le spade del giorno e della notte). Ha pubblicato anche diverse altre saghe di minor ampiezza, come quella delle Sipstrassi (1987-1994), in cinque volumi, e dei Rigante (1998-2002), in quattro volumi, e vari romanzi autonomi. Si è cimentato anche con romanzi storici di ambientazione classica, con il dittico Il leone di Macedonia (1990) e Il principe nero (1991) e soprattutto la trilogia sulla Guerra di Troia (2005-2007), della quale il secondo volume è stato pubblicato dopo la morte dell’autore e il terzo è stato completato dalla moglie Stella.


 

Scritto da

Fabrizio Fangaregggi è nato a Modena nel 1971. Da sempre innamorato di letteratura e cinema, si è diplomato al Corso di Regia e Sceneggiatura all’Accademia Nazionale del Cinema. Con il suo primo romanzo, "Ekhelon – Frammenti di Guerre Dimenticate" (Nocturna, GDS Edizioni), ha vinto il Premio Letterario Nazionale Cittadella 2014. Diversi anche i racconti pubblicati su antologie e riviste. Per DM Edizioni ha pubblicato nel 2016 il romanzo "Il confine del buio", scritto a quattro mani con l’amico Pierluigi Fabbri, cui ha fatto seguito nel 2018 "Il buio di York". A settembre 2018 esce per Watson Edizioni "Yberros - L'ultimo Soldato" e a marzo 2019 pubblica "Di Gelo e di Fuoco", per Fabiano & Castaldo, scritto con Guido Fiandra, Andrea Zauli e Pierluigi Fabbri. Il 2020 vede l’uscita del romanzo breve "La Trovatella" (Delos Digital).

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