Magic The Gathering: “Il Ciclo di Kamigawa” di Scott McGough

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Titoli:

  • Il Fuorilegge, Campioni di Kamigawa (2005)
  • L’Eretico, Traditori di Kamigawa (2005)
  • Il Guardiano, Salvatori di Kamigawa (2005)

Titoli Originali:

  • Outlaw, Champions of Kamigawa (2004)
  • Heretic, Betrayer of Kamigawa (2005)
  • Guardian, Saviors of Kamigawa (2005)

Autore: Scott McGough

Casa Editrice: Armenia


Sinossi del primo volume

In un mondo dove regna l’onore, si sta tramando nell’ombra una sanguinosa guerra. Michiko, la figlia di Konda, signore della guerra, deve lasciare la fortezza paterna per consultare i santi monaci e gli orochi, un popolo serpente in contatto con il mondo degli spiriti, per capire quali siano le mosse migliori. Quando Michiko incontra Umezawa, un ladro esperto di magia nera, comprende che fermare il conflitto implicala totale distruzione della sua terra e decide di venire a patti con i suoi nemici. Scoprirà che gli avversari più insidiosi possono diventare gli amici più fedeli.


Autore

Scott_McGough

Scott McGough vive a Seattle con una coppia di gatti e un cane. Lavora per la Wizard of the Coast come autore di narrativa, editor della rivista Duelist e direttore della sezione creativa del team R&D Narrative. Una curiosità: McGough appare nell’illustrazione della carta ‘opportunity’.

 


Commento

1991. Peter Adkison, direttore esecutivo della Wizard of the Coast – allora una piccola casa editrice – valuta RoboRally, un gioco da tavolo in cui i giocatori controllano dei robot che devono sfidarsi compiendo un percorso ad ostacoli; davanti a lui, Richard Garfield, laureato in informatica applicata alla matematica. Adkison boccia il progetto poiché la piccola casa editrice non può permettersi di investire in un gioco da tavolo ma chiede a Garfield di proporre un’idea che incontri le risorse della Wizard of the Coast [1]. Dopo due anni di sperimentazioni, a cura del giovane Richard, nasce Magic the Gathering, primo gioco di carte collezionabili della storia [2, 3].

La prima tiratura del gioco, nota come Alpha, contava 2.6 milioni di carte in totale. Presentata nell’Agosto del ’93 alla Origins Convention, L’Alpha Release di Magic si esaurì in appena due mesi, superando le migliori stime di vendita della Wizard of the Coast. Nello stesso anno seguirono le prime ristampe, Beta e Unlimited poi, a dicembre, la prima espansione del set base: Arabian Nights. Nei suoi primi anni di vita il successo di Magic è stato un’ondata che ha attratto schiere di appassionati del fantastico e, in seguito, fette di pubblico sempre più vaste. Nel 1997, da piccola casa editrice qual era, la Wizard of the Coast si era trasformata in un colosso in grado di rilevare i diritti della TSR su Dungeons&Dragons [1].

Il dorso iconico delle carte di Magic, rimasto invariato negli anni

Magic the Gathering: dal gioco ai libri

Dal gioco di carte originario, rimasto sostanzialmente invariato nonostante la sua evoluzione, alla controparte digitale, Magic the Gathering rappresenta un universo fantastico – anzi, molti universi, come migliaia di sfaccettature di un unico Multiverso – che lascia in eredità diverse dozzine di volumi di narrativa, di cui soltanto una minima parte tradotti nella nostra lingua.

Le pubblicazioni di Magic si incatenano in modo non proprio lineare [4]. I primi dieci volumi non appartengono a nessun ciclo particolare. Dal 1998 con il blocco Artefatti, i volumi sono riuniti in cicli che seguono il corso delle espansioni del gioco, stabilendo un corpus narrativo dei piani del Multiverso. Nel 2011, con il blocco Innistrad, la pubblicazione cartacea viene cancellata. La storia del mondo di Magic continua comunque a esser narrata attraverso la rubrica web Uncharted Realms per poi tornare agli ebook, nel 2012 con il blocco Ritorno a Ravnica. L’esperienza degli ebook non ha successo e nel 2016 la rubrica Uncharted Realms viene rifondata con il nome Magic Story [5].

In questo articolo andremo a recensire il ciclo di Kamigawa formato dalla trilogia di libri di Scott McGough Il Fuorilegge – Campioni di Kamigawa, l’Eretico – Traditori di Kamigawa e il Guardiano – Salvatori di Kamigawa.

Una piccola curiosità: perché proprio Kamigawa?

Sono stato introdotto al gioco tramite un cugino che viveva in Germania e che ogni estate tornava in Sicilia. Quell’estate – l’estate in cui arrivò con un raccoglitore che era la sua intera collezione di carte – odorava dell’albero di fichi nel cortile di mia nonna e dello spray antizanzare spruzzato sulle braccia mentre giocavamo nel nostro angolo di tavolo, accanto alla famiglia riunita.

Erano i primi anni 2000 e Magic era ancora uno dei capisaldi del mio immaginario fantastico, benché non avessi mai avuto modo di giocare con nessuno (il gioco era sconosciuto e irreperibile nel piccolo paese in cui sono cresciuto). Ma andiamo avanti, ricordo la luce interna di un autobus e un quindicenne che apriva la sua prima busta di carte acquistate in una gita scolastica: una busta del ciclo di Kamigawa.

Primo volume della trilogia, al fianco ad alcune (delle mie) carte

La Guerra dei Kami

Fortezze inespugnabili difese da samurai, accademie sospese su una cascata con la forza della magia, palazzi costruite sulle nuvole; ronin relegati ai margini della società, su montagne selvagge o paludi infestate, disposti a pattuire fragili alleanze con goblin akki o uomini-ratto Nezumi.

Kamigawa, terra di sortilegi. JCfeature_Island1

Ambientazione dai tratti orientali, che ricorda da vicino l’epoca Sengoku giapponese, il mondo di Kamigawa fonda il proprio equilibrio nel rapporto simbiotico che lega il piano materiale, l’utsushiyo, e la sua controparte spirituale, il kakuriyo. Quest’ultimo è popolato dai kami, spiriti venerati come divinità dagli abitanti del mondo, che rappresentano concetti spirituali di ogni cosa. Come ci insegnano i sacerdoti e i monaci, c’è uno spirito kami per tutto [6]: «fiumi, campi di battaglia, montagne, spade, cimiteri… perfino gli antenati di un individuo. C’erano kami che incarnavano lo spirito di intere città e kami per le persone che vi dimoravano. C’erano spiriti del canto e della luce solare, della morte e dell’oscurità.»

Per anni, le preghiere dei devoti ebbero come risultato le benedizioni delle divinità dell’utsushiyo: dal contadino che attinge al pozzo, al condottiero che difende i propri confini sotto l’egida di uno spirito patrono. Possiamo considerare l’armonia fra il kakuriyo e l’utsushiyo il naturale contrappeso di un mondo torbido e inospitale, in cui le creature disputano l’un l’altra il proprio orizzonte. Sarebbe bastato già questo, il naturale equilibrio fra carne e spirito, a rendere incerta la scommessa sulla sopravvivenza di un uomo. Kamigawa non manca certo di minacce: gli ogre sono in grado di evocare demoni Oni e le nuvole ammantano potenti maghi Soratami che dall’alto dei propri palazzi tramano sul mondo sottostante.

Eppure, fu un uomo a cambiare tutto.

Un singolo uomo, un sovrano: Daimyo Konda, Signore delle pianure di Towabara, che osò strappare all’utsushiyo un kami imprigionandolo nella propria torre come una sorta di trofeo. A quest’atto corrispose un moto di rivolta da parte degli spiriti contro gli uomini. «Entità più grandi e più potenti si coprirono di carne e iniziarono a fare incursione senza la minima considerazione nei confronti di chi uccidevano o della devozione delle vittime

Era iniziata la Guerra dei Kami.

Myojin dei Confini della Notte, illustrato da Kev Walker. I Myojin sono fra gli spiriti maggiori del mondo di Kamigawa.

La Trilogia di McGough

La trilogia firmata da Scott McGough immerge il lettore in un mondo in crisi, in procinto di affrontare l’escalation del conflitto con i kami. Dalla putredine della Palude di Takenuma alle insondabili profondità della Foresta Jukai, ogni angolo di Kamigawa ha come unico denominatore la rivolta degli spiriti. Siamo al cospetto di una minaccia invisibile, che si manifesta in forme grottesche, capace di colpire ovunque.

Di fatto, nessun luogo a Kamigawa può ritenersi sicuro.

Una sorda di pressione compresse gli orecchi di Orecchi-di-Perla contro il capo; un profondo silenzio precedette un tremendo fragore di un tuono, che fece tremare l’intera stanza […] la sala fu riempita da una forma enorme e simmetrica che comparve al centro; […] Il kami era lievemente ricurvo, sembrava un grande fungo al margine di una pozza riflettente; dal centro crescevano membra filiformi simili alle zampe di un ragno, che si flettevano sondando come dita scheletriche; […] L’aria intorno al mostro era colma di brillanti pacchetti di luce, simili a lanterne nella nebbia.

Sotto il profilo della trama, l’autore non segue strictu sensu lo schema tipico dell’high fantasy: l’epicità della Guerra dei Kami è mediata da una pluralità di voci che vivono il conflitto dal proprio punto di vista. È un tratto peculiare della narrativa dell’autore, una sorta di forza centrifuga nei confronti dei macro-eventi che sconvolgono il mondo.

Facciamo così la conoscenza di Michiko Konda, figlia del Daymio, e della sua tutrice Orecchi-di-Perla, una donna-volpe kitsune alla corte del sovrano. Legate l’una all’altra da un profondo sentimento di amicizia, i due personaggi sono in contrapposizione. Michiko è un personaggio ingenuo, inerme che si interroga su ciò che sta accadendo nel mondo, ma la sua curiosità è tenuta a freno dalla tutrice nell’idea che controllare la vita della principessa sia un modo per tenerla al sicuro. Neppure la (presunta?) saggezza della donna-volpe è sufficiente a comprende la portata degli eventi in atto e, soprattutto, il ruolo che Michiko sarà chiamata a svolgere nella Guerra dei Kami.

Su coordinate diametralmente opposte, troviamo invece Toshi Umezawa, fuorilegge abile nella magia kanji, l’arte di tracciare simboli incantati. Toshi è un anti-eroe, un opportunista che «sembrava riuscire a sottrarsi sempre per un pelo alla catastrofe incombente su di lui e su tutti quelli che gli stavano intorno.» Coinvolto suo malgrado nelle macchinazioni dei maghi Soratami, Toshi rispolvera l’alleanza che lo lega allo sciamano ogre Hidetsugu, l’o-bakemono.

I due personaggi sono i membri fondatori dello hyozan, una banda di vendicatori indipendenti uniti da un giuramento che vincola i membri alla rivalsa nei confronti dei nemici di ciascuno: «Siamo liberi, legati soltanto reciprocamente. La mia vita è vostra, la vostra è la mia. Fate del male a uno e ne farete a tutti. Chi sopravvive deve vendicare. Qualunque cosa verrà sottratta allo hyozan, lo hyozan la recupererà decuplicata.»

Questi sono soltanto alcuni dei fili attraverso cui si dipana la trama dei libri. McGough condisce la scena con altri personaggi e altrettante linee narrative. Godo, il condottiero selvaggio dei Monti Sokenzan; Uramon, il capo criminale di Numai; Kiku, dalle camelie magiche in grado di scavare con le proprie radici nel corpo degli avversari; e ancora, il Generale Takeno, Rodi-Midollo, Orecchi-Aguzzi.

Una tale varietà di personaggi dà ritmo alla narrazione, tuttavia – soprattutto nel secondo e nel terzo volume – la storia tende ad accentrarsi intorno ai personaggi chiave della vicenda, con la spiacevole sensazione che gli innumerevoli protagonisti introdotti si siano appiattiti senza più trovare un ruolo logico nella trama complessiva della trilogia.

A dispetto di questa nota a margine, la lettura scorre in maniera assolutamente gradevole.

McGough intreccia le storie di Kamigawa, creando un mosaico che vivifica l’ambientazione. Lo stile dell’autore è versatile, capace tanto di assecondare la nota comica del Nezumi Rodi-Midollo quanto la brama perversa di Hidetsugu. Di contro, tuttavia, McGough si inaridisce nelle svolte più epiche della storia, quando il lettore è posto di fronte alla vastità della Guerra dei Kami. Nonostante ciò, le sequenze più drammatiche del ciclo – in particolare nel secondo volume – regalano pagine di ottima narrativa. In un passaggio, ad esempio, Toshi attraversa le cime dei Monti Sonkenzan e nel gelo pungente di un bivacco notturno si interroga sul peso delle proprie azioni:

Godo gli restituì il pallido sorriso. «L’ogre disse che era stato un mago kanji a fare accadere tutto questo e aggiunse che costui sarebbe ritornato a capovolgere ciò che aveva fatto.»

Toshi si sistemò la coperta. «Che cosa diresti a quel mago se lo incontrassi?»

«Fai il tuo lavoro» disse all’istante il sovrano. «Risolvi il caos che hai creato, in modo che io possa ritornare a proteggere il mio popolo dal daimyo e non più da una maledizione proveniente dalle cime elevate.»

 In conclusione, McGough affronta un compito arduo, dare vita a un mondo estremamente variegato quanto Kamigawa durante la guerra dei Kami. L’ambientazione esotica distingue certamente la lettura nel panorama del fantasy moderno. Soprattutto, compie un buon lavoro nell’emancipare i personaggi dalle tipizzazioni associabili ai ‘colori’ di Magic. Se da un lato non possiamo che rimanere affascinati dalla potente caratterizzazione di personaggi come Toshi e Hidetsugu, dall’altra parte rimane un po’ di amaro in bocca per la sufficienza di nomi illustri come il Daymio Konda e il suo più alto ufficiale, il Generale Takeno. Rimane una buona prova di narrativa, che farà la felicità dei fan di Magic, soddisfando al tempo stesso anche i lettori meno avvezzi al gioco.

Poi il vento mutò e la brezza proveniente dall’entroterra portò il ricco aroma argilloso di una palude. Non si trattava del puzzo di una fogna marcia e tossica come Numai, ma di un aroma dolce; era un profumo d’erba d’acquitrino e di muschio soffice, di felci e pacciame pulito. A Numai le cose marcivano senza mai dissolversi; anche questa nuova palude odorava di putridume, ma si trattava della decomposizione che disgrega le cose morte, scindendole nelle materie prime di cui hanno bisogno le creature viventi. Questo luogo era vivo, vibrante, parte di un ciclo più ampio che nutriva l’intero paesaggio.

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Consigli di Lettura

A chi lo consiglio: ai fan di Magic the Gathering, a chi cerca una storia agevole con un’ambientazione orientale

A chi lo sconsiglio: a chi cerca un ritmo narrativo che faccia il paio con lo spirito ‘contemplativo’ della cultura orientale.

Storie sullo stesso tema: per continuare a ‘esplorare’ una narrativa di stampo nipponico vi consiglio il racconto Il Demone del Fiume Chishin di Samuele Baricchi (consultabile su Hyperborea).

Storie dello stesso autore: per chi avesse voglia di immergersi in un altro romanzo di McGough, consiglio la Spirale Temporale, primo libro del ciclo dell’omonima espansione di Magic.

Multimedia: fra una pagina e l’altra del romanzo, perché non intrattenersi con una partita a Magic?

Note

L’illustrazione di copertine dell’articolo è tratta dalla carta Kaho, Minamo Historian (illustrazione di Greg Staples)

[1] F. Ventrella, La storia di Magic the Gathering, dalla nascita alle versioni digitali (2018), articolo completo consultabile su everyeye.it.

[2] Un gioco di carte collezionabili è un gioco che utilizza delle carte vendute in confezioni che contengono ognuna un assortimento diverso di carte, combinando il gioco al fascino del collezionismo. Fonte: A. Angiolino, B. Sidoti, dizionario dei giochi (2010), citato da Wikipedia. 

[3] Per un’introduzione essenziale al gioco si rimanda a questo link

[4] https://magicthegathering.fandom.com/it/wiki/Libri

[5] https://magic.wizards.com/it/story

[6] le citazioni riportate in corsivo sono estratte da S. McGough, il Fuorilegge, l’Eretico e il Guardiano.

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