“Lo Hobbit” abruzzese – intervista a Nicolas Gentile

In quest’intervista vorrei presentare una persona che  incarna l’insegnamento morale che si trova dietro le figure simboliche di uno dei padri della letteratura fantastica, J.R.R. Tolkien. Sto parlando degli hobbit, caratterizzati da semplicità, legame con la terra, e una buona dose di serenità, umorismo, umiltà e genuinità. Nicolas Gentile, trentasette anni, fa il pasticciere in Abruzzo e ha comprato un terreno a Bucchianico, dove tutti gli anni organizza eventi a tema fantasy e dove, insieme alla moglie, ha costruito la sua casa Hobbit.

S : A quale tra gli hobbit protagonisti della saga ti senti più “vicino”? Te lo chiedo perché, per esempio, un po’ per l’assonanza col nome, un po’ per affinità caratteriali per me Sam Gamgee è sempre stato un eroe!

N : Non mi sento tanto Frodo, o Bilbo, per diverse questioni. Innanzi tutto il retaggio sociale, economico anche. Bilbo era comunque un hobbit di un ceto più elevato rispetto agli altri, sia a livello di istruzione sia a livello di mezzi economici. Aveva casa Baggins che, rispetto alle altre casette hobbit, era una reggia, aveva delle conoscenze che gli altri hobbit più diciamo terra terra non avevano e… insomma, mi sento anch’io più affine a Samvise, ma anche un pochettino a Merry e Pipino, anche se erano di famiglia benestante, diciamo così, anche loro. Perchè proprio Sam? Io vengo da una famiglia umile, i miei genitori fanno i pasticcieri, però prima di loro i miei nonni erano contadini. Non erano niente di eccezionale, hanno avuto anche loro vite straordinarie, ma di fondo erano persone umili, normali, normalissime, anzi, anche al di sotto della normalità, quindi mi sento molto Samvise. Ma anche perchè è proprio questa saggezza contadina, questa… sia benevolenza, sia, a volte, testardaggine, tipica di chi è abituato a una vita che si scontra con gli aspetti più pratici dell’esistenza. Sam per me è intramontabile ed è davvero l’eroe di tutta quanta la storia, il più umile di tutti, e il più eroico di tutti quanti. Non mi ritengo un eroe, certo, però per il retaggio sociale, culturale, economico, mettila come vuoi, mi sento più affine a Sam, ma anche a tutti gli altri hobbit molto più terra terra. Certo, io di mio mi son fatto una cultura, nel tempo, ho conosciuto moltissime persone, economicamente non sto male, sono molto meno Sam nella vita di quanto io dica, però quando le persone mi dicono “Oh guarda, sei uguale a Sam!” sono contento, perchè secondo me l’umiltà è la qualità migliore che si possa mostrare agli altri. Non quella finta, quella vera, la tranquillità, la semplicità, ecco.

S : Parlaci un po’ se ti va del tuo progetto della Contea e degli eventi che organizzi

N : Erano tanti, tantissimi anni, che io e mia moglie volevamo costruire una casa Hobbit in cui vivere. Inizialmente il progetto era quello di costruire una casa il più possibile lontano dalla civiltà, una sorta di rifugio dai mali del mondo dove poter crescere i nostri figli. E infatti il primo terreno che abbiamo visto era al parco nazionale della Maiella. Molto bello, era molto più “Contea” rispetto al terreno che poi ho acquistato qua a Bucchianico. Varie vicissitudini, problemi burocratici ecc. ecc. non hanno permesso questa realizzazione, quindi abbiamo dovuto desistere. Mi ero anche un po’ demoralizzato e non abbiamo più preso in mano il progetto, a cercare una terra dove stabilirci. Piano piano abbiamo cominciato a fare eventi, tantissimi eventi, a tema fantastico. Abbiamo cominciato con il “Tolkien Reading Day” che è questa giornata, il 25 Marzo, in occasione della caduta di Sauron, istituita dalla Tolkien Society, dedicata alle letture del professore. Prima eravamo in tre, io mia moglie e un mio amico, poi una cinquantina di persone, poi addirittura un migliaio, che venivano appunto per questo “Tolkien Reading Day”, che facevamo o il 25 Marzo o uno dei giorni vicini, spesso è capitato anche a Pasquetta, e oltre alle letture c’erano anche spettacoli, mostre, musica dal vivo medievale. Una volta feci venire i Myrddin, un gruppo di musica celtica di Savona di cui mi sono innamorato tantissimo all’Hobbiton a San Daniele del Friuli nel 2004, innamorandomi anche dell’idea di fare eventi a tema tolkieniano. Conobbi un sacco di amici, mi divertii un sacco, e mi dissi “Devo portare assolutamente gli eventi a tema fantasy anche qui al sud”. Questi eventi ci uscivano grandi proprio perchè io ci spendevo un patrimonio. Li finanziavo di mia tasca anche se non avevo un effettivo guadagno, perchè mi divertivo tantissimo. Perchè piaceva a me. Certo, io faccio il pasticciere, quindi promuovevo anche un po’ la pasticceria, che fa anche da ristorante: mettevamo sempre l’aspetto culinario a ogni evento. C’erano, per esempio, un menù elfico, più vegetariano, e un menù nanico, a base di carne, tuberi e altre cose. Ma, avendo il problema di non avere nessun aiuto, soprattutto da parte delle istituzioni, che ci facevano pagare pure l’aria per questi eventi, abbiamo detto uniamo l’utile al dilettevole e abbiamo acquistato questo terreno a Bucchianico, e abbiamo costruito questa casetta hobbit, piccolina, effettivamente, e una settimana dopo abbiamo organizzato “Buon Compleanno Bilbo”. Tutti erano vestiti da hobbit, c’era questo dresscode. Non era niente più che una cena in costume. Era la festa del compleanno di Bilbo, facevo io Bilbo, facevo un po’ da anfitrione. Abbiamo diviso le persone in varie tavolate e ogni tavolata era una famiglia hobbit. Insieme al biglietto davamo bevande e cibo illimitato, ma per conquistarsi alcune pietanze e altre cose si dovevano sfidare con le altre famiglie a giochi proprio agricoli, semplici, con sotto la musica celtica così… da taverna, che accompagnava benissimo tutto. Di solito agli eventi è difficile che chi organizza si diverta completamente, perchè deve sempre stare attento ai dettagli e all’organizzazione, ma devo dire che a “Buon Compleanno Bilbo” mi sono sempre divertito tantissimo. Poi ho saputo che tra di loro molte persone che si sono conosciute all’evento si sentono ancora, sono diventate amiche, e anch’io sono diventato amico di moltissime persone che hanno partecipato ai vari compleanni di Bilbo, e questa cosa mi fa davvero piacere, si respira davvero quest’aria di festa, di condivisione. Ho saputo che anche se sono di parti diverse d’Italia i componenti delle varie famiglie hobbit si sentono, si scrivono, e questa cosa mi riempie proprio di felicità, perchè eravamo davvero degli hobbit in quel frangente, non era solo un evento. Poi io e mia moglie abbiamo pensato di costruire altre casette hobbit, ma la cosa bella della Contea non è tanto l’aspetto, le case hobbit, che sono una cosa meravigliosa, ma la gente, e saranno proprio le persone che verranno a portare quella magia che ho vissuto in prima persona durante questi eventi che organizzavo. Il progetto è proprio questo, di costruire una casa come quella di Bilbo, perchè è meravigliosa, e poi altre diverse casette, come se fossero dei bungalow, come se fosse un “bed and breakfast” solo che noi faremo “bed and breakfast, and second breakfast”, la famosa seconda colazione degli hobbit, tanto faccio il pasticcere la preparo io [ride]. C’è chi mi ha chiesto “Ma che cos’è, un gioco di ruolo dal vivo? Un villaggio turistico?” io ho risposto “No, non è né l’una né l’altra cosa, non è un gioco di ruolo perchè non facciamo finta, le emozioni sono vere, non è un villaggio turistico perchè non facciamo niente di preconfezionato. È  come andare a trovare un cugino, uno zio, in campagna e passare una giornata insieme all’aria aperta. Si crea aria di famiglia, mi hanno scritto le persone, non sono io che organizzo l’evento e tu che sei cliente, è qualcosa di diverso, si diventa persone che sembra che si conoscano da una vita, è successo anche a me, persone che non ho mai visto e cinque minuti dopo ci ritroviamo ad abbracciarci, ridere”. Ora proverò a fare questo crowdfunding, più che altro per velocizzare il processo di realizzazione, perchè da solo ci vorrebbe tantissimo tempo, faccio il pasticciere, non me la passo male, ma ci vorrebbero ancora un po’ di anni per realizzare la Contea e costruire queste case hobbit. Vedo proprio che le persone ne hanno bisogno, tanto quanto me. Ci sono persone che mi scrivono cose davvero belle e certe volte ci rimango di sasso perchè non riesco a capacitarmi di aver avuto un così forte impatto sulle persone, che vedono in quel progetto quello che ci vedo io, una sorta di pace e serenità famigliare anche estesa al di là della propria famiglia. Mi scrivono “Ne ho proprio bisogno, devo tornare nella mia dimensione naturale”. Una delle case hobbit la adorneremo a “mini pub” proprio per fare il Drago Verde. Poi in una parte del terreno non edificabile ci metterò delle carovane, ornamentali, in legno, perchè nella mia mente dopo l’avventura di Bilbo coi nani erano rimasti molto legati e questi nani viaggiavano con queste carovane per andare a trovare nella Contea i Baggins, avendo anche i nani questa natura un po’ gitana, un po’ nomade. Ci tengo a precisare che tutto è a norma e regolamentato nel migliore dei modi, ma ha un costo non indifferente, come ti ho già detto. Solo che non voglio che soltanto chi ha i soldi per pagare l’ingresso, ovviamente bisognerà pagare in quanto “bed and breakfast”, possa venire nella Contea, quindi magari faremo un sito web con un elenco di cose che ogni settimana servono, per esempio farina, pomodori, le saponette nelle case hobbit, qualsiasi cosa, e chi ce le porterà potrà rimanere uno, due giorni. Ci metteremo d’accordo, di modo che tutti possano venire, oppure addirittura chi non ha niente nel periodo estivo o nel periodo della vendemmia, a raccogliere l’uva, raccogliere le olive, lavorare la terra, se qualcuno ci da una mano, a livello proprio fisico, nel gestire la Contea, quelle persone potranno rimanere a nostre spese. Poi ovviamente bisogna regolamentare tutto, bisognerà prenotarsi, ma grosso modo il progetto è questa cosa qui, troveremo dei modi alternativi per far venire nella Contea anche chi non avrà i soldi per pagare l’ingresso e il pernottamento.

S : In un mio articolo parlo del fantasy come “espansione” della realtà. Tolkien ha vissuto l’esperienza della Prima Guerra Mondiale e ha trovato la Terra di Mezzo come luogo ideale, soprattutto per quanto riguarda la Contea, dove si possano sviluppare quei valori antitetici a quelli della brama di potere e della fiducia sconsiderata nel progresso tipici della prima metà del Novecento. Se ti va vorrei sapere da te se ti ha portato a sviluppare la Contea un ragionamento simile, ovvero il desiderio di trovare e avere un posto dove tutte le brutture del mondo rimangano fuori?

N : Allora, come ti dicevo prima ci sono state tante cose in me a spingermi a voler fare, a costruire la Contea non soltanto come “casette” dove far dormire le persone, ma proprio come concetto di condivisione, seppur temporanea, di un luogo famigliare, sereno, pacifico, magico, con tutti i più buoni propositi del mondo. Ma non vuole essere innanzi tutto un rifugio dal mondo esterno. Questo è quello che volevo fare prima, scappare, andare in un posto lontano da tutto e da tutti e rifugiarmi dal mondo. Col tempo, invece, ho maturato un’altra visione: non voglio fuggire dal mondo, ma voglio cambiarlo, pezzo dopo pezzo. Non sarò io a farlo. Si certo io ho preso questo piccolo pezzettino di terra e ho iniziato a trasformarlo, ma ci sono tante persone che mi scrivono, con sentimenti molto buoni, propositivi, “Le tue idee, le tue parole mi hanno spinto ad aver coraggio, a fare quello che voglio nella vita”. Insomma, non mi ritengo né un guru né altro, però son contento che questo mio progetto abbia spinto e stia spingendo le persone a fare altrettanto. Magari non faranno case hobbit, ma è uno dei punti di partenza questa Contea. Quello che voglio è che le persone traggano ispirazione e coraggio, e facciano modo di cambiare davvero la loro realtà, la loro vita e il loro luogo, come piace a loro, sempre in termini positivi. Più che rifugio è un punto di partenza, di ripartenza, per cambiare questo mondo che, ormai è inutile nascondercelo, non sta andando affatto nella direzione giusta. È solo un’utopia, è solo un sogno, chissà, però intanto se uno non ci prova non ci riuscirà mai. Si io un tempo ero diverso dalla persona che sono ora, perchè volevo scappare, volevo andarmene da questo paesino che mi stava stretto, e allora sono andato a studiare nella grande città, a Roma, convinto che avrei trovato l’America. Ed era un po’ come un film, no? Dove il campagnolo va nella città, fa successo, da lì diventa un grande personaggio ricco, famoso, e soprattutto realizzato. Mi sono scontrato con la realtà, la dura realtà della grande città dove le persone non ti guardano in faccia, dove chiedi aiuto e nessuno ti aiuta, è difficile soltanto chiacchierare con qualcuno al bar perchè non ti conoscono, hanno paura. E io venivo da un paesino dove tutti si conoscono, tutti si aiutano in momenti di difficoltà, dove, anche con tutte le particolarità del caso, se c’è qualcosa di sbagliato tutti ti additano e ti parlano dietro, perchè ci sono anche gli aspetti negativi, però gli aspetti negativi del paesino non saranno mai come quelli della grande città, dove vivi in mezzo a tantissime persone, ma sei fondamentalmente solo. E allora dopo qualche anno lì a Roma ho maturato che io appartenevo non alla città, ma alla terra, al paesino, agli amici che avevo qui. Al che son voluto tornare. Con la coda tra le gambe ho chiesto a mio padre di poter lavorare con lui, in pasticceria, un lavoro che prima, stupidamente, quasi disprezzavo. Sto in mezzo ai colori, ai profumi, ai dolci, a persone che vengono in negozio che mi conoscono fin da quand’ero bambino, sono contente di ricevere una torta, un regalo, cosa può essere meglio di così? Adesso sono davvero contento. Nei loro occhi non vedo estraneità, vedo condivisione, perchè ho condiviso con loro tutta la vita nel paese. Ecco questo voglio anche per la Contea, che le persone si sentano, anche se vengono una settimana all’anno, di dare a loro e di ricevere gli uni dagli altri sguardi di comprensione, di amorevolezza, di… “grazie che sei qui, grazie che sei tornato” e dall’altra parte “grazie che sei stato qui ad aspettarmi”. E la Contea non è altro che la rivisitazione in chiave fantasy della vita che ho sempre vissuto, della vita rurale, della vita del piccolo paese e del senso di condivisione e comunità.

S : Qual è secondo te il filo conduttore nelle opere di Tolkien?

N : Premetto che, sebbene abbia letto decine di volte tutte le sue opere, non mi ritengo uno studioso di Tolkien, questo lo lascio ad altri. Però ciò che io ho capito, ho visto, in tutta l’epopea che si conclude con la caduta di Sauron è qualcosa di molto malinconico, è la perdita della magia nel mondo. Perchè cos’è che rimane dopo la caduta di Sauron? Poco e niente. Gli elfi se ne vanno, l’ultimo stregone rimasto a difendere la Terra di Mezzo prende e se ne va, Gandalf. Gli hobbit, come scrive Tolkien, si fanno sempre più piccoli fino a scomparire, nelle cronache, i nani si rintanano sotto le montagne, e non ne escono più. Tutte le creature magiche se ne vanno, spariscono. Il bene e il male rimangono appannaggio completamente dell’uomo. È un po’ triste che tutta la magia che derivava dagli elfi e da tutte le altre creature sia scomparsa, questa è una mia idea, ma è come se Tolkien pensasse che un tempo ci fossero davvero queste creature, ci fosse la magia, e adesso non c’è più. Finito questo grande male, finì anche la magia. Ed è un parere anche mio, perchè secondo me un tempo la magia esisteva. Eravamo più legati alla terra, agli elementi, non avevamo tutta la tecnologia che abbiamo ora, e la tecnologia non è nient’altro che la sostituzione dell’uomo, per l’uomo, della conoscenza naturale che un tempo avevamo diretta. La magia si è perduta per tanti motivi, tra cui anche l’innovazione tecnologica che ha fatto in modo che la magia non fosse più necessaria, ed è un po’ un peccato, una perdita di qualcosa, secondo me. È questo che mi ha colpito, alla fine di tutto, il fatto che gli elfi vadano via. Per me il filo conduttore è questo, la grandiosità dei popoli, della magia, della meraviglia, che piano piano va a spegnersi in favore di un mondo più a misura d’uomo, ma meno fantastico. La vedo un po’ così, molto personalmente [ride].

 

S : Ti faccio un’altra domanda rapidissima: qual è la differenza per te tra il cosplay e quello che stai facendo tu?

N : Cosplayer, lo dice la parola stessa, giocare a travestirsi, è un gioco. Io ho fatto anche il cosplayer in altri ambiti, è giocare a essere qualcun altro per un tot di tempo. Per quanto riguarda quello che sto facendo io, il fatto di vestirsi da hobbit, che non sono neanche tanto abiti medievali, qualche vecchietto, fino a trent’anni fa, si vestiva così, sono più che altro retrò, è più un vezzo, è un modo per apparire più consoni più agli occhi degli altri che di se stessi, di calarsi nell’atmosfera. Il cosplayer è il divertimento d’impersonare qualcuno, ora, se ci chiamiamo hobbit, o non hobbit, siamo sempre noi stessi. 

S : La magia, forse, non è proprio questo, non è avere una prospettiva? Cosa ne pensi al riguardo, della magia intesa come avere una prospettiva sull’oltre, sul più lontano? In fondo è anche quello che stai facendo tu con la tua Contea, non è proprio questo un incantesimo che può fare un uomo?

N : Io la vedo più sotto un’altra ottica, la vera magia, poi che qualcosa risulti “magico” è un altro discorso, è riuscire a modificare la realtà, il tangibile, con pensieri e azioni intangibili. La volontà stessa di una persona è già il magico o il catalizzatore dell’incanto stesso. Perchè mi succede che, spesso e volentieri, qualcosa che voglio mi accade, ma non mi succede per chissà qualche colpo di fortuna, o chissà che cosa, se tu qualcosa la vuoi davvero finirà prima o poi che si avvererà. È un desiderio che tu esprimi solo col pensiero e con le parole, ma anche con le azioni, quindi alla fine ti porta a quello che vuoi. Se alleni questa facoltà, questo modo di fare, è talmente veloce, talmente immediato, che sembra davvero una magia. 

 

S : Cosa ne pensi dello “sword & sorcery” e dei personaggi eroici / anti eroici di Robert E. Howard, o Elric di Melnibonè, o anche altri?

N : Mi piace, e mi piace tanto. Di Howard ho letto tutto il ciclo di Conan, ho anche i fumetti, ma non li ho letti tutti quanti. Ho letto Kull di Valusia, ho letto Solomon Kane… ho comprato la prima edizione italiana di Elric di Melnibonè, John Carter da Marte può essere considerato sword & sorcery? Ho imparato ad amare questo genere soprattutto grazie ai giochi di ruolo, perchè erano personaggi che io interpretavo. Facevo sempre, in Dungeons & Dragons, il barbaro, e devo dire che sono molto “scacciapensieri” ed evocativi allo stesso tempo. Quello che ho notato di Howard ad esempio è questo suo… quando sia Conan sia altri eroi vanno in questi templi dimenticati da ere, in questi luoghi perduti nel tempo, è molto, molto evocativo. L’amore nacque anche quando vidi il Conan cinematografico che, pur non avendo molto in comune con il Conan del ciclo di Howard, è entrato nell’immaginario comune dello sword & sorcery cinematografico, e ti dico, se avessi il fisico non da hobbit ma da Conan farei il Conan [ride].

S : La magia quindi secondo te è scomparsa per sempre dal mondo?

N : No, non è perduta. Io ho conosciuto persone che mi hanno lasciato senza fiato, persone che mi hanno fatto vedere delle cose, non trucchetti di magia, cose anche abbastanza sconvolgenti. Ci sono persone che parlano con gli alberi, una signora riesce a far crescere le piante anche in mezzo al granito, ho messo anche una storia su Instagram. Certo, uno può dire che questa non è magia ma è semplicemente una grande conoscenza delle piante… ma tu come la definiresti la magia se non una grande conoscenza della realtà e degli elementi che la compongono? Anche solo il fatto che le parole possano essere magia, seppure in dimensione molto ridotta, ti fa capire che c’è la scintilla che non è sopita, che… come dire, il respiro, fa parte di noi. Però, non allenandola, va da sé che pochi, pochissimi, riuscirebbero a padroneggiare qualcosa che non sia più di un… anche essere carismatici, che cos’è il carisma se non una forma di magia? Attraverso le parole, i gesti, gli sguardi, tu induci le persone a smuovere i monti o a fare cose orribili. Quindi la magia esiste, la magia c’è. Però in alcuni casi esiste ed è visibile a tutti, ma la gente non capisce che è magia, altre volte va ricercata anche nei piccoli gesti, nelle piccole cose, altre volte invece è nascosta. I pochi che hanno la fortuna di trovarla, come è successo a me in un paio di occasioni, rimangono sbalorditi e increduli, davanti a quello che hanno visto. Quindi… c’è, c’è, assolutamente.

 

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