Recensioni: “La voce nera” di Gianmaria Ghetta

Dettagli

Titolo: La voce nera

Autore: Gianmaria Ghetta

Illustratore: copertina di Eleonora Garofolo, immagini interne di Pietro Rotelli

Editore: Delos Digital,

collana Heroic Fantasy Italia

Pagine: 115

Prezzo: Euro 2,99

Sinossi

Prima che la fama lo raggiungesse, Edgar Allan Poe si trova ad affrontare un periodo buio, con ombre e visioni che lo ossessionano. Secoli e secoli prima, nella lontana Irlanda, un suo antico parente studioso d’arti arcane aveva affrontato oscure minacce, ed ora quegli stessi pericoli lo raggiungono dal passato nella sua Baltimora: la Voce Nera lo chiama per trascinarlo nello scontro crudele e sanguinario tra due nobili famiglie nell’Irlanda del XIII secolo. Esistenze passate e presenti s’incrociano finché ad ogni attore s’attribuisce il suo destino, e mentre in un passato remoto si consuma la vendetta, lo scrittore trova il successo divenendo il mito che oggi conosciamo.

Commento

Edgar Allan Poe è un mito ben conosciuto, che personalmente adoro perché grazie alla sua opera insegna quanto possa essere terrificante quanto sta dentro la testa delle persone: è il maestro dell’orrore che viene dalla psiche. Certamente influenzò anche Clark Ashton Smith che con lui condivide la capacità, grazie a una prosa elegante e all’uso di allegorie grottesche, di trasmettere con posatezza ed eleganza storie che susciterebbero naturalmente repulsione, rendendole potabili fino al finale. Ogni mito è fonte d’ispirazione e il romanzo breve di Gianmaria Ghetta “La voce nera” vede Poe non solo come tale, ma addirittura come protagonista.

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Con tinte da romanzo gotico, Ghetta unisce ad eventi storici documentati la sua storia d’orrore dai tratti howardiani, con potentissimi maghi evocatori di demoni. Cercando d’evitare inutili “spoiler”, l’intera vicenda riguarda la famiglia Poe e i suoi antichi ascendenti europei che, chi più chi meno, pare abbiano tutti nel sangue l’attrazione per l’oscurità. Sarà proprio un antenato di Edgar Allan, il mago Richard, a trascinarlo nel suo tempo, con lo scopo di farsi sostituire da lui nei violenti scontri d’una sanguinosa faida tra clan. Edgar Allan e Richard si troveranno a vivere vite diverse, conoscendo rispettivamente le insidie dell’Irlanda del XIII secolo e le opportunità della Baltimora del 1835.

È interessante come Ghetta spieghi il modo in cui uno scrittore in difficoltà e senza ispirazione riesca d’un tratto a creare i racconti cui dovrà la consacrazione come maestro dell’orrore. Le vicende che vedono protagonista Edgar Allan in Europa, infarcite di citazioni, saranno il suo spunto. Una di queste riguarda l’entrata in scena di Fumo, demone familiare che si presenta nella classica forma di gatto nero (un personaggio che mi ha colpito e divertito, che mi dice che Ghetta saprà farsi ben valere nel nostro nuovo progetto “felino”).

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I protagonisti affronteranno magia nera, duelli e agguati, demoni e tradimenti, ma incontreranno anche l’amore e la lealtà, fino all’epilogo. L’autore è bravo a giocare con quelle che potremmo dire essere le “leggi logiche” dei viaggi temporali e il concetto di predestinazione.

Trama e intreccio dunque non solo tengono ma coinvolgono. Ammetto di aver sempre guardato con scetticismo alle opere in cui un protagonista molto noto del mondo reale moderno viene calato in un’ambientazione fantastica, ma ultimamente ho avuto per le mani dei lavori (e semi-lavorati) che superano di gran lunga per profondità e studio, oltre che per qualità, Abraham Lincoln: Vampire Hunter: “La voce nera” è uno di questi. Si potrebbe parlare quasi di un genere a sé, certamente difficile e rischioso, e nel suo romanzo Ghetta di rischi ne ha presi parecchi, eppure il risultato è decisamente valido e godibile, forte di ricostruzioni storiche accurate e contaminazioni fantastiche originali. 

Una nota dell’autore a fine volume approfondisce i fatti della storia irlandese di riferimento per l’opera, aiutando il lettore ad inquadrare ancor meglio gli eventi narrati. Dopo la battaglia di Magh Slécht del 1256 nacquero due differenti regni, quello del Bréifne Occidentale, sotto il dominio del clan O’Rourke, e quello del Bréifne Orientale, controllato dal clan O’Reilly. Tra i due regni non vi fu mai pace.

In conclusione abbiamo un’opera curata, ben scritta, che riesce intrattenere il lettore tra azione e orrore ma anche con momenti di leggerezza. Mi sento di consigliare la lettura de “La voce nera” a tutti gli appassionati del fantastico, e gli amanti di Poe ne saranno particolarmente soddisfatti e divertiti.

Scritto da

Classe 1981, nato a Rieti, dove il verde non manca e si respira ancora un po’ di magia tra boschi, laghi e santuari. Ha sempre viaggiato molto, sin da ragazzo, alla ricerca dell’incanto di paesaggi diversi ed ha continuato a viaggiare per studio in tre continenti, per lavoro e per passione. Nelle descrizioni delle sue ambientazioni, fantasy e non, c’è infatti poco d’inventato, perché non c’è nulla da aggiungere, se non la giusta storia, alla bellezza del grande nord o delle creste vulcaniche d’isole quasi incontaminate. La magia che non ha potuto vivere direttamente l’ha cercata nella lettura, e ha chiari numi cui ispirarsi: H.P. Lovecraft, E.A. Poe, E. Salgari, C.A. Smith, J.R.R. Tolkien, King, Chambers e Howard.

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