Lo sciamanesimo norreno – di Samuele Baricchi

Spesso mi sono ritrovato ad approcciarmi alla cultura e al folklore nordico. Nel libro di Massimo Nobili, in arte e in parte Ulfgaldr Valtysson, edito per Feltrinelli, “Sulle tracce dello sciamanesimo scandinavo, dalle sue radice ai giorni nostri” si trovano tutti i punti cardine per scoprire e capire le antiche arti pagane norrene e l’approccio e lo sguardo che avevano queste popolazioni nei confronti del mondo in cui vivevano.

Massimo Nobili passa la prima fase della sua vita a Milano dove, come tipicamente accade a chi è chiamato a seguire un percorso di iniziazione spirituale, in giovane età subisce un forte trauma, per poi incontrare il suo maestro, Emilio. Ad un certo punto della sua vita Ulfgaldr / Massimo si trasferisce in Valle d’Aosta, poichè la caotica Milano non è un buon luogo per sviluppare e percepire determinate energie positive legate agli antichi culti di Freya e della terra. Secondo Massimo Nobili, infatti, nelle grandi metropoli vi è poca tranquillità e poco tempo per la contemplazione e la meditazione, aspetti molto importanti per approcciarsi ad una cultura sciamanica.

«È assodato che tutto l’universo è un agglomerato di energia. Ci sono determinati luoghi su questa terra che hanno vibrazioni più positive rispetto ad altri. Vivere a contatto con la natura permette di riconnetterti con delle tue parti spirituali più profonde. In una metropoli mancano spesso armonia ed equilibrio, presupposti questi che invece ti permettono di vivere al meglio le esperienze a carattere sciamanico». -ha dichiarato Ulfgaldr / Massimo in un’intervista.

Nel suo libro chiarisce innanzi tutto quale sia la figura dello sciamano, per poi dedicarsi all’epica norrena e a un’analisi specifica delle rune, della Creazione del mondo, di Yggdrasil, Sleipnir, per poi arrivare a una descrizione delle caste guerriere dei Berserker e degli Ulfhednar. Conclude il testo, che vuole essere una divulgazione della tradizione sciamanica scandinava, riflettendo su cosa sia rimasto oggi di tale cultura e sul suo lascito per gli uomini. Il libro di Ulfgaldr, è edito anche per Psiche 2 e per la sua associazione culturale, che gestisce da molti anni, Asa-Odhinn, il Viandante del Nord.

Viene delineata la figura dello sciamano nei tempi antichi, e la figura dello sciamano oggi, indicandone le differenze. La Via seguita è quella di Asa-Odhinn, che si rifà alla pratica spirituale Asatrù, che significa seguire il sentiero mistico tracciato dagli Asen, principale stirpe del pantheon mitico nordico, di cui il padre è Odino. L’Ásatrù, così come è praticata dal gruppo di Ulfgaldr è una tradizione autonoma di corrente “modernista”, vista l’impossibilità di tornare letteralmente al mondo pre-cristiano. Contempla elementi della tradizione nordico-germanica riletti nel contesto moderno. I punti cardine della pratica spirituale sono il rispetto del Mito e delle Rune come archetipi e strumenti sciamanici di una visione naturale e concreta che caratterizza la concezione della vita nel mondo nordico, e anche del mondo antico in genere. Il libro di Ulfgaldr non è un romanzo fantasy, ma offre moltissimi elementi per comprendere le radici folkloristiche e antropologiche del genere. Anche se il fantastico si staglia su una gamma infinita di colori e sfumature e tradizioni, una parte di esso, soprattutto nelle origini Romantiche, ricalca fortemente la mitologia nordico-germanica.

Ugo Marazzi definisce lo sciamanesimo come “un complesso di credenze, una concezione arcaica del mondo e dell’universo, al cui al centro è la figura dello sciamano, che opera da tramite tra il mondo degli uomini e quello degli spiriti”.

Lo sciamano è una porta verso l’altrove, è colui che si occupa dei riti del trapasso dei morti. È una guida per gli uomini,  consigliando chi regnava – da questa tradizione deriva la figura mitica di Merlino nei cicli arturiani – e dedicandosi all’interpretazione dell’astrologia in chiave profetica.  Gli sciamani erano anche specializzati in erbe curative e conoscenze relative alla coltivazione della terra. Vi era un aspetto duplice nello sciamano: una guida sia per gli uomini che per i loro spiriti, di essi una volta abbandonato il corpo e passati oltre. Ma non solo, lo sciamano è anche connesso con quello che la filosofia tedesca dell’Ottocento chiamerà Spirito, “Geist”, ossia l’energia che tiene insieme e pervade tutto l’universo, dal microcosmo al macrocosmo.

Lo sciamanesimo norreno percorre una strada lunghissima prima di formarsi come tradizionalmente riportato. Probabilmente il popolo di Odino ebbe contatti con la Siberia, in antichità, e forse addirittura con il Giappone, o comunque con filosofie orientali e con concetti spirituali che si distaccano dalla tradizione mediterranea greca e latina. Si parla di un tempo quasi mitico, che potrebbe risalire addirittura alla guerra di Troia, città leggendaria che era il centro di scambio commerciale e culturale del mondo antico, e per alcuni studiosi della cultura norrena potrebbe coincidere con la dimora terrena di Odino, una città fortificata situata molto a est rispetto ai territori dei popoli scandinavi. Vi sono moltissimi parallelismi anche tra Troia e la conformazione geografica delle mura di Atlantide: entrambe ricordano l’orbitale di un atomo, così come il moto dei pianeti, e degli astri tutti.

Ho viaggiato per questioni di ricerca e sperimentazione nei paesi Scandinavi, in particolare in Svezia, paese che amo tantissimo, in Norvegia e Lapponia Finlandese. Sono del parere che per poter vivere determinate esperienze bisogna respirare l’aria di luoghi antichi, dove la tradizione, si è sviluppata. Qualunque tipo di tradizione si segua, è importante viaggiare nei luoghi sacri dove questa tradizione si è sviluppata. Io ho avuto questa possibilità quindi ho viaggiato in questi luoghi.

È quanto aggiunge Massimo Nobili nell’intervista rilasciata per sguardidiconfine.com, ricordando l’importanza del viaggio e dell’esperienza pratica legata all’esperienza spirituale.

Gli elementi fondamentali della Via seguita dallo sciamanesimo norreno sono una particolare dedizione e connessione alla terra e a Freya, dea protrettrice, simbolo dei raccolti ma anche del ciclo di vita e morte, delle stagioni, nume tutelare del parto, delle madri, di ciò che nasce, vive, muore, e rinasce ancora. Molte tradizioni della medesima area geografica credevano nella reincarnazione e nell’infinità dello spirito dell’uomo, facente parte di uno Spirito universale di cui lo sciamano è il tramite. Presso i Celti una figura molto simile allo sciamano è il druido, che svolgeva lo stesso ruolo dal punto di vista sociale come veggente, stregone, oppure semplicemente un bardo, il cui compito era trasmettere i segreti misterici della tradizione legata all’oltre, al mondo delle cose invisibili.

Il medesimo lascito è caratteristica della letteratura fantastica, secondo il mio parere, e, per lo meno dal punto di vista estetico, può essere una porta, un inizio, nel percorrere la Via.

La Via è la stessa che ricerca il Cavaliere Perceval o Lancelot, è la strada verso la terra di Mordor e tornar indietro, è il ritorno del re di Gondor. Sono tutte allegorie della medesima tradizione spirituale. Ogni eroe ha il suo druido o stregone che è un tramite con l’Oltre, e lo istruisce e lo guida per affrontare l’ignoto, che è poi simbolo del vuoto, che è quiete e morte nel medesimo istante, per poi rinascere nuovamente, tornare alla luce e alla vita, entrare nell’inconscio rappresentato dall’Ombra junghiana della terra di Mordor, per poi affrontare i propri demoni, l’attaccamento all’Anello, all’oro, simbolo dell’ego, della gloria, della fama, del potere assoluto, gettare quasi se stessi nel fuoco del Monte Fato per poi tornare verso i verdi prati e le bianche torri di Minas Tirith. La dicotomia luce/tenebre nel fantasy è un leit-motiv vero e proprio.

Massimo Nobili ci tiene a precisare che la cultura pagana non è sinonimo di barbarie in senso di animalità e brutalità fine a se stessi. Quella è una visione che diedero alcuni autori medievali. In realtà sappiamo che i popoli scandinavi erano abili commercianti, esportatori e artigiani, e dalla loro tradizione e mitologia si può dedurre che fossero, più di ogni altra cosa, nella loro essenza intima e vera, ricercatori ed esploratori di nuove terre. Gli amanuensi hanno riportato solo la parte più distruttiva della storia vichinga. Lo sciamanesimo e le tradizioni antiche, afferma Ulfgaldr, ci mettono in contatto con gli elementi naturali. Lo sciamanesimo è una pratica naturale e semplice, così come in tutte quelle popolazioni antiche che vivevano la loro vita in maniera molto diversa rispetto alla complessità dell’oggi. Non è che non esistessero la logica e la razionalità ma c’era un unire il sacro con il secolare, specifica l’autore.

Si sofferma sul tamburo sciamanico a pianta ottagonale, Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Odino, sulle Rune e su Yggdrasill, l’asse del mondo. Agli albori dello sciamanesimo il primo strumento musicale, che veniva utilizzato per creare quell’alterazione di coscienza idonea ad innescare il viaggio sciamanico, era la voce. Gli sciamani, attraverso il canto ed i vocalizzi, favorivano il mutamento delle frequenze a cui normalmente lavora il cervello umano e spalancavano così le porte della realtà non ordinaria. Un’usanza che presso svariate etnie era accompagnata dall’uso di sostanze psichedeliche naturali tratte da cactus, funghi, o altri vegetali, a seconda dalla zona. Ma la necessità e la ricerca di uno strumento che creasse una variazione dello stato di coscienza ancor più potente portarono all’utilizzo dapprima dei tronchi degli alberi e poi alla costruzione dei primi strumenti musicali. Snorri Sturluson racconta la nascita di Sleipnir. Un abile costruttore aveva stretto un patto con gli Dei: in diciotto mesi avrebbe eretto un muro possente in grado di difenderli dai giganti, loro nemici; in cambio avrebbe ricevuto in dono Freya, il Sole e la Luna. Gli dei, su consiglio di Loki, accettarono, ma a patto che il muro fosse terminato entro l’estate. Quando però mancavano solo tre giorni all’Estate ed era evidente che il costruttore sarebbe riuscito a finire in tempo la sua opera, anche grazie all’aiuto del suo cavallo, gli dei decisero che dovevano fare qualcosa, se non volevano perdere Freya. Si interrogarono su chi avesse spinto per accettare il patto, e quando si ricordarono che era stato Loki lo costrinsero a rimediare. Lui si trasformò in puledra, sedusse Svaðilfari facendosi inseguire per un giorno e una notte, interrompendo così i lavori. Ripeté il trucco per tutte le tre notti e i tre giorni seguenti. Quando fu evidente che il muro non sarebbe stato completato per tempo, il costruttore fu preso da un’ira bestiale, rivelando che in realtà era egli stesso un gigante. Thor, il più grande nemico dei giganti, gli fracassò il cranio con un colpo di Mjollnir, il suo martello. In seguito Loki partorì da Svaðilfari un puledro grigio con otto zampe, Sleipnir, che divenne il cavallo di Odino, dopo che questi glie lo chiese in dono, poiché era il più veloce e possente di tutti i cavalli.

«So che un frassino s’erge
Yggdrasill lo chiamano,
alto tronco lambito
d’acqua bianca di argilla.
Di là vengono le rugiade
che piovono nelle valli.
Sempre s’erge verde
su Urðarbrunnr.»

– Edda poetica, Voluspà

Yggdrasill è per la tradizione norrena l’albero cosmico, l’asse del mondo. Quest’ultimo è un concetto ripreso da moltissime etnie e culture diverse. Secondo Voluspà si tratta di un frassino, secondo Rodolfo di Fulda, monaco benedettino del IX secolo d. C. è una quercia o un tasso, tutti alberi sacri presso i popoli nordici. Il nome deriva da “cavallo di Yggr” dove cavallo è una metafora per “forca” o “patibolo” e Yggr è uno dei tanti nomi di Odino. Nella mitologia alla ricerca della conoscenza superiore rimase appeso per nove giorni e nove notti all’Yggdrasill, sacrificando così “se stesso a se stesso”. Quest’eliminazione dell’ego come illusorio è anche presente nel percorso spirituale di Siddharta Gautama. Il frassino Yggdrasill sorregge con i suoi rami i nove mondi, nati dal sacrificio di Ymir. Questi mondi sono: Asaheimr, degli Asi, Alfheimr, mondo degli elfi, Midgardr, regno degli uomini, Jotunheimr, dei giganti di ghiaccio Jotun, Vanaheimr, mondo dei Vani, Niflheimr, dimensione del gelo (o della nebbia), Munspellheimr, mondo del fuoco, Svartalfaheimr, reame degli elfi oscuri e dei nani ed Hellheimr, dove risiedono i  morti che non hanno raggiunto il Valhalla, una sorta di inferno nel senso mediterraneo. Questi nove mondi costituiscono l’intero universo.

Nel testo di Ulfgaldr Valtysson troviamo moltissimi spunti di riflessione e riferimenti a strumenti che possono sia essere utili per la propria conoscenza personale che per il proprio modo di vivere. Pensando a quanto si è perso nello scorrere del tempo di queste culture così legate alla terra e alla vita, a quanto è invece rimasto e di quanto si abbia bisogno di una Via da seguire, il lettore può riscoprire se stesso nelle antiche usanze norrene, e per molti appassionati di fantasy può essere molto interessante riscoprire e approfondire da dove il genere fantastico trae spunto. Il fantastico trae spunto dall’antico e dall’ancestrale, da una consapevolezza ferma negli dei, negli uomini e in quanto di divino e magico vi è in loro, e in quello che Nietzsche definisce “fedeltà alla terra”, e di quanto ogni granello di sabbia sia intimamente connesso alla più distante delle stelle, perchè tutto è permeato di Spirito, di Geist, di Mana. Qualsiasi nome gli si voglia dare, quel senso d’infinito non abbandona mai la cultura fantasy, che si rifà ad antiche tradizioni e al loro legame con i cicli delle stagioni e della natura, che si perpetuano sempiterne tra le pieghe del tempo.

Ma, oltre all’ancestrale e al trascendente, troviamo anche storie di sword & sorcery che, nella loro immediatezza, sanno far vivere davvero l’energia e lo spirito dell’antichità sopra citata, in cui il mondo dell’oltre si mescola con il pragmatismo e la realtà dell’acciaio della spada dell’eroe. Spesso si scontrano i due aspetti. Spesso si scopre invece che si tratta di due facce della stessa medaglia. Conan il barbaro è magico quanto e forse ancora di più, e nel modo più giusto, lo stregone Thoth-Amon. Gandalf ne “Il Signore degli Anelli” parla più volte di quanto gli Hobbit, per quanto creature semplici, abbiano molte risorse, quasi magiche nel loro essere speciali e particolari. Spesso infatti hanno la capacità di non essere visti, se non lo desiderano apertamente, e alcuni di loro, come Bilbo Baggins o suo nipote Frodo, sviluppano un legame con popoli decisamente permeati di stregoneria, come gli elfi. A suo modo ogni creatura di un mondo inventato da un autore di fantasy rappresenta un aspetto della magia, che è a sua volta uno strascico, rappresentazione estetica dei culti sciamanici legati alla terra, a Odino e a Freya. Anche i nani, protagonisti de “Lo Hobbit” tanto quanto Bilbo, hanno in sé una buona dose di risorse quasi magiche, e nel loro essere speciali sono un dettaglio del tutto, un manifestarsi della magia della Terra di Mezzo e degli Ainur, simili agli Asi della mitologia scandinava.

Esisteva Eru, l’Uno, che in Arda è chiamato Ilùvatar; ed egli creò per primi gli Ainur, i Santi, rampolli del suo pensiero, ed essi erano con lui prima che ogni altro fosse creato.
Ed egli parlò loro, proponendo temi musicali; ed essi cantarono al suo cospetto, ed egli ne fu lieto. A lungo cantarono soltanto uno alla volta, o solo pochi insieme, mentre gli altri stavano ad ascoltare; ché ciascuno di essi penetrava soltanto quella parte della mente di Ilùvatar da cui proveniva, e crescevano lentamente nella comprensione dei loro fratelli.
Ma già solo ascoltando pervenivano a una comprensione più profonda, e s’accrescevano l’unisono e l’armonia. E accadde che Ilùvatar convocò tutti gli Ainur ed espose loro un possente tema, svelando cose più grandi e più magnifiche di quante ne avesse fino a quel momento rivelate; e la gloria dell’inizio e lo splendore della conclusione lasciarono stupiti gli Ainur, sì che si inchinarono davanti a Ilùvatar e stettero in silenzio.
Allora Ilùvatar disse: «Del tema che vi ho esposto, io voglio che voi adesso facciate, in congiunta armonia, una Grande Musica. E poiché vi ho accesi della Fiamma Imperitura, voi esibirete i vostri poteri nell’adornare il tema stesso, ciascuno con i propri pensieri e artifici, dove lo desideri.
Io invece siederò in ascolto, contento del fatto che tramite vostro una grande bellezza sia ridesta in canto».
Allora la voce degli Ainur, quasi con arpe e liuti, e flauti e trombe, e viole e organi, quasi con innumerevoli cori che cantassero con parole, prese a plasmare il tema di Ilùvatar in una grande musica; e si levò un suono di melodie infinitamente avvicendantisi, conteste in armonia, che trascendevano l’udibile in profondità e altezza, e i luoghi della dimora di Ilùvatar ne erano riempiti a traboccarne, e la musica e l’eco della musica si spandevano nel Vuoto, ed esso non era vacuo.
Mai prima gli Ainur avevano prodotto una musica simile, benché sia stato detto che una ancora più grande sarà fatta al cospetto di Ilùvatar dai cori degli Ainur e dei Figli di Ilùvatar dopo la fine dei giorni.
Allora i temi di Ilùvatar saranno eseguiti alla perfezione, assumendo Essere nel momento stesso in cui saranno emessi, che tutti allora avranno compreso appieno quale sia il suo intento nella singola parte, e ciascuno conoscerà la comprensione di ognuno, e Ilùvatar conferirà ai loro pensieri il fuoco segreto, poiché sarà assai compiaciuto.”

– Il Silmarillion, J.R.R. Tolkien

Questo è l’inizio de “Il Silmarillion”, in cui si possono tranquillamente ascoltare e sentire i suoni di tamburi ottagonali sciamanici in lontananza, e il profumo di frassini e querce, sacre agli dei del vastissimo Nord. La poesia, la parola, la musica e l’arte tutta sono gli strumenti con i quali si può perpetrare questo lascito e rendere immortale ciò che all’immortalità guarda e ha guardato anticamente infinite volte, interrogandosi sul significato più profondo dell’esistenza, guardando le stelle, respirando l’aria fredda notturna e sentendosi tutt’uno con ciò che i Romantici ottocenteschi tedeschi erano soliti chiamare Assoluto, il “Geist”.

Se qualche lettore fosse interessato ad approfondire l’argomento dell’Idealismo tedesco e del “Geist” nella letteratura fantasy sword & sorcery lo invito a leggere un mio saggio pubblicato su AXIS Mundi: https://axismundi.blog/2020/07/05/il-geist-il-mana-e-la-magia-naturalis-nello-swordsorcery-di-clark-ashton-smith/

e su Italian Sword & Sorcery: https://hyperborea.live/2020/05/29/il-geist-il-mana-lanimismo-la-magia-della-natura-nel-fantasy-spada-e-stregoneria/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: