Recensione: Conan Il Cimmero – Gli Accoliti del Cerchio Nero

Conan è il personaggio simbolo del sottogenere sword and sorcery (spada e stregoneria), nato dalla fervida immaginazione di Robert E. Howard, che dal 1932 al 1936 regalò ai lettori della celebre rivista americana Weird Tales uno degli eroi più originali e sconvolgenti del Novecento.

STORIA

Il sovrano del regno di Vendhya perisce per i terribili sortilegi dei Veggenti Neri di Yimsha. Sua sorella, Yasmina, decide di vendicarlo, e per farlo contatta Conan, capo della tribù afghuli, anche essi piegati dalle oscure stregonerie dei Veggenti Neri. Ma il Cimmero ha altri piani in mente e la principessa non potrà rimanere a guardare, ma come tutti dovrà aiutare quel mercenario Adattamento di una delle storie più ambiziose e complesse di Robert E. Howard, il volume è firmato dallo sceneggiatore Sylvain Runberg e dal disegnatore Jae Kwang.

Quando si parla di Robert E. Howard e Conan spuntano fuori sempre le solite 3 storie: La Torre dell’Elefante, Gli Accoliti del cerchio Nero e Chiodi Rossi.

Questa storia si ricorda principalmente per: la migliore protagonista (civilizzata) femminile dell’epica del cimmero, il ritmo sincopato del racconto, pieno di svolte, trappole e invenzioni uniche che culminano nell’assalto finale alla fortezza maledetta in uno scenario che mescola sapientemente l’India, l’Afghanistan e il Pakistan (un omaggio a Talbot Mundy e Harold Lamb due grandi scrittori di avventure pulp avidamente letti da Howard che spesso ambientavano le loro storie nel medio-oriente); ma soprattutto in questa storia emerge il “superpotere” di Conan che gli permette di sconfiggere qualsiasi ostacolo, nemico o stregoneria: la determinazione, che nasce direttamente dai suoi valori.

Per me il messaggio alla base di ogni racconto di Conan (e dell’intera letteratura di Howard) è il seguente: un uomo senza valori interessato solo a soddisfare la sua parte animale, o un uomo che eleva i suoi vizi e paure a valori (il più classico stregone che pur di ottenere il potere o l’immortalità si piega al Male antico e oscuro di culti dimenticati e maledetti), finiranno per essere schiacciati dalla vita o da altri uomini; l’unico che vive e prospera è colui che ha ben chiaro quali sono i suoi valori e ne accetta il peso (fare la cosa giusta non è mai facile, così come avere piena responsabilità delle proprie azioni quando sarebbe molto più semplice chiudere un occhio o incolpare la “fortuna”), trascende il suo semplice essere uomo e si comporta secondo un modello “divino” (saggio, virtuoso, chiamatelo come vi pare).

Insomma un po’ di Stoicismo (tanto greco quanto romano), di pensiero magico di Giovanni Pico della Mirandola, di “sprezzatura” machiavellica, di morale kantiana e di oltre-uomo nietzschiano o di super-uomo Emersoniano, tutte idee che da sempre percorrono i grandi classici della letteratura (in particolare la mitologia, ma anche alcuni saggi come quello di Thomas Carlyle e l’ultima fatica di Jordan Peterson) e in generale della psicologia e antropologia (su tutti cito Carl Gustav Jung e Joseph Campbell, entrambi cantori della necessità per gli uomini di avere degli archetipi e modelli di vita).

Ma la sceneggiatura di Sylvain Runberg com’è? Purtroppo per quanto ricostruisca anche bene tutto l’afflato medio-orientale e le svolte nella trama, è il formato francese che trasforma questa bella novella di Howard in una corsa a perdifiato verso il finale.

Ma se già si arranca con Gli Accoliti del Cerchio Nero (o Maestri nell’ultimo Oscar Draghi della Mondadori), cosa faranno con L’Ora del Dragone?

Insomma gli è riuscita a metà.

DISEGNI

Ma forse il punto più dolente dell’intero volume sono i disegni di Park Jae Kwang. Per gli inesperti del manga il disegno potrà ricordare i vari cartoni animati giapponesi sul piccolo schermo: Dragon Ball, Cavalieri dello Zodiaco, One Piece ecc…

In una collana francese ci si aspetta sempre qualche sperimentazione e questa di sicuro farà storcere il naso ai più, abituati alla linea chiara o al segno rigoroso dei Bonelli.

COMMENTO FINALE

Più la collana procede più la sensazione è una: tralasciate le grandi storie e recuperate le piccole gemme, quelle sono state valorizzate. Se volete leggere le grandi storie di Howard a fumetti recuperatevi l’intera gestione di Roy Thomas su La Spada Selvaggia di Conan oppure la serie Dark Horse.

Questo volume di Star Comics è un cartonato di 80 pagine a colori, formato 21x28cm, al prezzo di 14,90€ con diversi bozzetti e illustrazioni a fine volume, oltre alla solita curatissima postfazione di Patrice Louinet.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: