Recensioni: “LOne Wolf and Cub”

Lone Wolf and Cub, in originale Kozure okami, è un fumetto giapponese caposaldo di un genere che, secondo parametri occidentali, potremmo definire “cappa e spada”. Si tratta di tutte quelle storie ambientate durante il Giappone feudale che, generalmente, hanno un samurai come protagonista, e che mescolano elementi storici al mito e alla religione scintoista. Nella cultura giapponese infatti spiritualità e azione sono connessi intimamente, come nell’Hagakure, vademecum del Bushido, la via del guerriero, scritto da Yamemoto Tsunetomo, nel quale sono illustrate le caratteristiche sia morali sia pratiche della vita del samurai. Il genere è il Jidai-geki, ossia “dramma storico”. Nell’ambito fumettistico spesso e volentieri si va oltre la storia, popolando le epoche feudali di creature mitologiche associate al misticismo scintoista, denominate yokai, spiriti, oppure spettri; ma non nel senso occidentale del termine: sono creature che stanno a metà tra questo mondo e altri, sovrannaturali, ma legate intimamente alla terra, solitamente molto simili ad esseri umani, ma con caratteristiche ferine. Anche gli Oni vengono spesso utilizzati e mostrati nei manga. Questi corrispondono, in molte storie tradizionali giapponesi, agli orchi o ai troll della tradizione fiabesca e fantastica occidentale.

In Lone Wolf and Cub il protagonista è Ogami Itto, la storia è scritta da Kazuo Koike, i disegni sono stati realizzati da Goseki Kojima.

Il protagonista ricopre un ruolo prestigioso, è il kaishakunin dello shogun, un samurai fidato che, in caso di un eventuale seppuku, ha il compito di tagliare la testa a colui che sta eseguendo il suicidio. Un compito oneroso e difficile, soprattutto perchè il kaishakunin ha il dovere di allontanare da sé ogni emozione al fine di decapitare, con mano ferma e con un colpo solo, chi sta facendo seppuku, per porre fine alle sofferenze del guerriero con onore e dignità. I primi gesuiti che raggiunsero le coste del Giappone per diffondere il cristianesimo si dissero sorpresi nell’osservare come, durante le cerimonie del seppuku, anche tra il pubblico tutti rimanevano impassibili, e il gesto era rispettato e considerato con grande dignità. Dietro alla pratica del seppuku, infatti, vi è tutta una simbologia legata alla tradizione guerriera del Bushido.

A seguito di un complotto ordito dal clan Yagyu, Ogami Itto perde il suo prestigio e la sua carica. Lo scopo dell’accusa, falsa e pretestuosa, era screditarlo agli occhi dell’imperatore.

L’unica strada da percorrere per il protagonista sembra essere quella del seppuku, togliersi la vita, a causa del disonore. Tuttavia Ogami Itto sceglie d’intraprendere la via dell’assassino, divenendo un sicario a pagamento, e, ovviamente, cercando vendetta.

Questi temi influenzeranno il cinema di Quentin Tarantino, per esempio, in Kill Bill Vol.1 e Vol.2 (film influenzati anche da “Lady Snowblood”, un jidai geki giapponese molto cruento e sanguinoso), ma Lone Wolf and Cub ha caratteristiche in comune anche con la serie televisiva “The Mandalorian”, ambientata nell’universo fantascientifico di Star Wars. Nella serie vediamo un Mandaloriano, appartenente a un’antica casta guerriera, che vaga per i pianeti vivendo peripezie e avventure con al fianco un neonato appartenente alla stessa razza del vecchio maestro Jedi Yoda.

Anche Ogami Itto, infatti, vaga per il Giappone feudale dell’epoca Tokugawa, XVII secolo, con un bambino: suo figlio Daigoro, di tre anni, e con un carretto con scritto “Assassino a nolo, figlio a nolo”.

I disegni del fumetto sono tecnicamente e visivamente d’impatto, dal tratto a volte duro e crudo, grezzo, a volte invece armonico, ricordando le stampe giapponesi del periodo storico di cui si parla nel manga, ma sempre e comunque molto dinamico, rendendo perfetta l’evocazione dell’atmosfera storica in cui è ambientata la storia del lupo solitario e del suo cucciolo. Viene rappresentato il Giappone in un’epoca passata alla storia come periodo di pace, in cui Ieyasu Tokugawa era riuscito a unificare tutti i clan in lotta tra di loro sotto il suo comando. In realtà il fumetto rivela la crudeltà dello shogun nei confronti dei daimyo, i signorotti feudali, e sotto l’apparente pace gli assassinii, i tradimenti, i complotti e gli episodi di battaglie e lotte interne sono all’ordine del giorno.

Lone Wolf and Cub si svolge attraverso una narrazione a episodi. Ogni avventura dell’errante Ogami Itto si struttura secondo le caratteristiche del genere “cappa e spada” e non è troppo distante dalla sensibilità dei racconti che uscivano su Weird Tales negli anni ’30 negli Stati Uniti, con autori come Robert E. Howard, C. A. Smith, C. L. Moore. Rappresenta un caposaldo, un’opera che fornirà le basi per moltissimi disegnatori e mangaka successivi, ma anche registi. Abbiamo citato Quentin Tarantino, ma non vanno dimenticati i film di Akira Kurosawa, più vecchi del “Lupo solitario”: i jidai-geki del regista nipponico, come “I Sette Samurai” o “La sfida del samurai”, risalgono anche agli anni ’50 e ’60. Lone Wolf and Cub invece è stato pubblicato negli anni ’70, ma ne condivide le atmosfere e le ambientazioni a pieno. Il periodo cosiddetto medievale giapponese infatti dura molto di più del nostro occidentale medioevo, e offre una panoramica di eventi storici che coprono un arco di molti secoli.

L’edizione, proposta da Panini Comics, si suddivide in dodici volumi raccolti in quattro cofanetti da tre volumi ciascuno, ad alta foliazione, con le copertine di fumettisti importanti come Frank Miller e Lynn Varley, e con un corposo apparato editoriale alla fine dedicato ai termini giapponesi tradizionali usati nel manga e al loro significato nella cultura nipponica. Si tratta di un’edizione di indiscusso pregio, per questo il prezzo può risultare proibitivo. I cofanetti sono a 66 euro l’uno e un volume costa quindi 22 euro, tanto per un manga sul mercato nostrano. I prezzi dei fumetti giapponesi sono aumentati esponenzialmente negli ultimi vent’anni, considerando la popolarità indiscussa che la cultura anime/manga ha riscosso a partire dalla fine degli anni ’90, divenendo un tipo di espressione artistica riconosciuto dalla critica a tutti gli effetti. In questo periodo abbiamo scoperto e avvalorato capolavori come “Ghost in the Shell” o “Neon Genesis Evangelion”, o ancora “Berserk” o, molto più leggeri, i manga di Rumiko Takahashi o “GTO – Great Teacher Onizuka” di Tohru Fujisawa. Tuttavia, sono certo che gli appassionati del genere e di fumetti in generale non baderanno a spese. Ricordo edizioni di “From Hell” di Alan Moore di altrettanto pregio ad un costo più o meno analogo, e Lone Wolf and Cub si pone sullo stesso piano di importanza e rilevanza dal punto di vista della critica e della consistenza dell’atmosfera trasmessa al lettore. Non ha nulla da invidiare a qualsiasi opera occidentale, specialmente per quanto riguarda la parte tecnica e grafica.

Lone Wolf and Cub ricorda quasi un western alla Sergio Leone, con questo guerriero solitario che si imbarca in avventure ricche di duelli e scontri. Un personaggio in cerca di vendetta, divenuto spietato, ma che riesce comunque a mantenere un certo qual senso di umanità. Si può svolgere tranquillamente un parallelo tra l’atmosfera che trasmette una pellicola come “Per un pugno di dollari”, con il cowboy viandante che raggiunge una cittadina nel mezzo della sabbia del deserto, e un Ogami Itto, un altro vagabondo, ma dall’altra parte del Pacifico, che raggiunge “assassino a nolo”, una cittadina anch’essa deserta, sperduta tra le campagne giapponesi. La sensazione è la stessa: l’eroe per eccellenza, colui che vaga alla ricerca di sé stesso, che viaggia tra luoghi che sono una metafora della sua mente e dei suoi pensieri e combatte contro uomini che sono come lui, ma sempre presentati in qualche modo come peggiori. Neanche tanto dal punto di vista morale, quanto dal punto di vista esistenziale. I nemici sono sempre peggiori dell’eroe perchè non ne condividono lo spirito, svuotati di ogni vitalità, di ogni brama d’avventura. L’eroe tipico del genere jidai-geki ha in sé sempre una certa buona dose di magia e di magnetismo.

Ogami Itto è un ronin, un samurai vagabondo, considerato dalle caste sociali più alte alla stregua di un mendicante, ma è dotato di coerenza e di solidi valori morali. Ciò suscita ammirazione nel lettore, specialmente se di origini nipponiche. Vi sono svariati esempi nella cultura anime/manga giapponese in cui il protagonista è un reietto, ma ha valori morali che si rifanno al Bushido. Si pensi a Vash the Stampede di “Trigun”, un pistolero pacifista in un western futuristico, o a Spike di “Cowboy Bebop”, cacciatore di taglie nello spazio. “Vagabond” è invece un manga di Takehiko Inoue dell’esatto medesimo genere del “Lupo solitario”, storico e ambientato nel Giappone feudale.

Si potrebbe dire che nel suddetto genere esista un prima e un dopo Lone Wolf & Cub, perché qualsiasi autore venuto cronologicamente dopo prendeà qualcosa dal fumetto di Koike e Kojima. Pensiamo al manga “L’Immortale” di Hiroaki Samura, oppure, per entrare nell’ambito videoludico, al recente “Sekiro – Shadows Die Twice” di FromSoftware o altri titoli come “Nioh” o “Ghost of Tsushima”, dotato anche di una modalità di gioco in bianco e nero per rivivere le atmosfere dei primi film di Kurosawa, come ad esempio il già citato “I Sette Samurai”.

Per chiunque fosse interessato ad approfondire l’argomento Bushido allego un link a un saggio in cui ho trattato le corrispondenze tra la via del guerriero samurai e il buddismo zen pubblicato su Hyperborea e su AXIS Mundi.

https://hyperborea.live/2020/02/13/bushido-i-principi-morali-del-guerriero-secondo-la-cultura-giapponese-del-buddismo-zen/

 

https://axismundi.blog/2020/07/30/bushido-il-codice-del-samurai-secondo-lhagakure-di-yamamoto-tsunetomo/

 

 

 

 

 

 

 

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