Magic The Gathering: The Gathering Dark di Jeff Grubb

Dettagli

Titolo: The Gathering Dark61boBEsdO-L

Autore: Jeff Grubb

Anno di Pubblicazione: 1999

Casa Editrice: Wizard of The Coast

Pagine: 346

 


Autore

Jeff Grubb (Pittsburgh, 27 agosto 1957) è uno scrittore e autore di giochi statunitense, famoso per aver contribuito a creare le ambientazioni Forgotten Realms e Dragonlance e per romanzi quali Liberty’s Crusade e L’ultimo Guardiano, ambientati rispettivamente negli universi dei videogiochi Starcraft e Warcraft. Ha inoltre scritto libri ambientati nel mondo del gioco di carte collezionabili Magic: The Gathering.

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Recensione

Jodah si trova in una delle torri del Conclave dei Maghi, è chino su antico volume; accanto a lui, un piccolo scarabeo meccanico si muove e trascrive su una pergamena ciò che Jodah sta leggendo. Sembra passato tanto tempo da quando era soltanto un fuggiasco, l’apprendista di un mentore ormai scomparso: immagini di guerra, il volto distorto di goblin intenti a razziare città di cui nessuno ricorda più il nome… Jodah si ferma. Sobbalza. Cos’è quel riflesso che sta vedendo? Un’immagine insolita, la propria immagine riflessa. Oltre la finestra non scorge il solito paesaggio tetro e monotono. No, oggi il sole splende ed è un evento eccezionale.

«Beyond the window was the world. Not the gray world that Jodah had suffered through for so long, but a brilliant world, freshly washed by the continual rains and now intensely limned by the long-absent sun. The forests at the base of the mountain were a riot of greens. There were more shades than Jodah though possible, ranging from a dark sullen conifer jade, to an explosion of bright green that threw back the sunlight with such an intensity that it hurt the eye [1].»

Dopo la recensione del ciclo di Kamigawa (che potete trovare qui) torniamo nel Multiverso di Magic The Gathering, stavolta alla scoperta del ciclo dell’Era Glaciale. The Gathering Dark è il primo volume della trilogia ispirata all’omonima espansione del gioco di carte.

L’Era Glaciale è la sesta espansione del gioco di Magic, uscita nel Giugno del 1995

Pubblicato nel 1999, il libro purtroppo non è mai stato tradotto nella nostra lingua. L’autore, Jeff Grubb, vanta illustri collaborazioni nel mondo di Dungeons&Dragons: con Tracy Hickman dà i natali al progetto di Dragonlance, a cui Grubb contribuisce con il complesso pantheon di divinità; mentre insieme a Ed Greenwood cura la pubblicazione dell’ambientazione Forgotten Realms Campaign Setting [2-3]. Insomma, Grubb è così invischiato con la creazione di universi fantastici da lasciar ben sperare nella trasposizione narrativa di Magic.

Il libro è ambientato sul piano di Dominaria, principale ambientazione del gioco, un mondo con una storia quanto mai varia e complessa. Cronologicamente, gli eventi narrati si pongono in continuità con il precedente ciclo degli artefatti, che rappresentano la premessa logica per apprezzare la storia di The Gathering Dark. Pur non avendo letto nessuno dei quattro libri precedenti, non ho avuto difficoltà a calarmi nell’ambientazione, in quanto l’autore laddove necessario richiama e chiarisce gli eventi occorsi.

Ma vediamo più in dettaglio il volume che abbiamo per le mani.

La guerra dei fratelli Urza e Mishra ha devastato l’intero continente di Terisiare; il conflitto, nato come guerra di potere, è rapidamente degenerato in una guerra in cui ciascuna delle due fazioni non ha disdegnato l’uso di potenti artefatti in grado di piegare la magia al volere degli uomini. Come risultato, al termine di 36 anni di conflitto, il mondo è stato sconvolto al punto da non essere più riconoscibile: la geografia del continente è mutata, le nazioni sono cadute e molte città sono ormai dimenticate. Più di ogni altra cosa, il clima si è fatto più rigido, con un cielo perennemente coperto da nuvole. Sono gli anni che intercorrono fra la fine della guerra dei fratelli e l’inizio dell’era glaciale. Gli anni che gli storiografi delle ere successive definiranno come l’Oscurità.

The Gathering Dark narra gli eventi che seguirono al conflitto fra Urza e Mishra

Già dalle prime battute della storia impareremo che sono tempi difficili, in cui è bene essere guardinghi nei confronti di chiunque. Siamo così calati nel bel mezzo di un bivacco e facciamo la conoscenza del protagonista, Jodah, un vagabondo della provincia di Giva, iniziato alla magia dal suo mentore Voska. È una di quelle notti in cui il cielo è offoscuto dalle nuvole e il mondo è ridotto a chiazze di oscurità intorno al fuoco che divampa.

Writing down a spell is like trying to write down a dance. It can be done, capturing every nuance of the dancer, but it does not translate well from stage to written page. The same applies to magic.

Voska

La lezione impartita da Voska è presto interrotta da un’incursione di goblin, contro i quali i due maghi danno fondo alle proprie capacità; ma l’uso della magia attira un pericolo ben più grande: un manipolo di uomini armati affiliati alla Chiesa di Tal, un’organizzazione religiosa che dà la caccia a chiunque pratichi la magia, ritenendo quest’ultima il male che ha corrotto il mondo e, quindi, un peccato da espiare. Per sfuggire alla cattura, Jodah e Voska si dividono con l’intenzione di ritrovarsi nella vicina città-stato di Ghed.

Da vagabondo a fuggiasco, ha inizio il viaggio di Jodah.

Un viaggio all’insegna della sopravvivenza; un mago in un mondo che aborrisce l’uso della magia. Un percorso di formazione che porterà, suo malgrado, Jodah a rimanere invischiato disegni più grandi di lui. Chi è la strana creatura coperta di stracci che sembra seguirne le orme? Quale verità si nasconde nel passato di Jodah? Cosa deciderà di fare il nostro protagonista con il dono della magia?

Domande che troveranno risposta nel corso della lettura, facendo di questo primo libro comunque una storia conclusa.

The Gathering Dark è un libro che si distende, inesorabile, avvinghiando il lettore all’ambientazione. In effetti, questa emerge come uno dei punti di forza del lavoro. Ciascun capitolo è introdotto dalle riflessioni di Arkol, studioso erudito di epoca più recente, che attraverso le sue riflessioni ci introduce alla materia narrata creando al tempo stesso una prospettiva storica rispetto. Ci accorgiamo così che Dominaria è un mondo fluido, con le ferite ancora vive di un passato scomodo da cui cerca di prendere le distanze, senza però riuscire ad avere coscienza della direzione in cui sta andando.

«The choices that the men and woman of that age made, like those of today, were based upon their own survival and their own well-being. Each had to account for their actions to their superiors and to themselves. Each had to choose the best course for themselves and those they valued. But whatever their choices were, the ice was waiting – Arkol, Argivian Scholar.»

Uno dei temi che emerge dalla narrazione è il senso di incertezza che attanaglia l’umanità. Il continente di Terisiare, all’indomani della Guerra dei Fratelli, non sembra avere coordinate precise: i regni si sono rattrappiti in città-stato isolate e distanti, troppo prese dalla propria sopravvivenza per far caso al destino dei propri abitanti. Fra una città e l’altra, il vuoto; o più esattamente, il vuoto dell’umanità che si è ritirata entro alte mura, impaurita, lasciando campo libero a creature di ogni sorta. Fra tutti spiccano i goblin, ottimamente caratterizzati anche dal punto di vista linguistico. In una simpatica sequenza ambientata intorno a una fontana, all’interno dei ruderi di un’antica città, due creature discutono se sia il caso o meno di dissetarsi:

 

“You ain’t gonna drink dat!” said the lead goblin. 51i+sUhUcML._AC_

“Why not? Its just wadder,” said the goblin.

“It’s dirty wadder,” said the lead goblin.

“So?”

“So look at all dah mud an plants an stuff. It’s palluted.”

“So?”

“So lookadda pigeons,” said the lead goblin, sounding exasperated. […] “Youwanna drink dat?”

There was a long moment of silence, then the goblin said, “I guezz not”.

Emerge un quadro un politico frammentario, debole, in cui volontà possono trainare le sorti del mondo. Assistiamo così al lavoro infaticabile della Chiesa di Tal che ha gioco facile nel demonizzare la magia e tutti i suoi praticanti. Come è facile aspettarsi, i metodi della Chiesa di Tal sono discutibili: prigionia, tortura, esecuzioni pubbliche. Gli adepti della Chiesa di Tal sono fanatici che non sembrano (voler) distinguere fra stregoni veri o supposti tali, fattucchiere o criminali improvvisati. Nata come egida dell’umanità, la chiesa professa il pericolo a cui gli uomini si espongono tramite la magia e, di fatto, non fa altro che corroborare il clima generalizzato di paura cui gli uomini stanno soggiogando.

“Sommersi da una luce sacra, gli infedeli videre l’impurità delle loro anime e si disperarono – il Libro di Tal”

Per quanto ferma, tuttavia, nemmeno la volontà della Chiesa di Tal sembra poter estinguere del tutto la magia da Dominaria. Gran parte dei maghi sfugge alla rete della Chiesa, vivendo al di fuori delle città-stato. Attraverso un campionario di individui dotati di poteri in grado di attingere ai cinque colori del mana, Jodah porta il lettore a interrogarsi sul ruolo della magia. È indubbio che la magia ponga i suoi adepti al di sopra della gente comune. È sufficiente questa constatazione per legittimare l’uso della volontà per assoggettare gli altri? O ancora, è lecito pensare al mondo dei maghi come un’istituzione con una propria gerarchia? Memore del rovinoso destino che il mondo ha patito a causa di Urza e Mishra, bisogna porre dei limiti alla ricerca magica?

Nessuna di queste domande è banale e, come apprenderemo nel corso del libro, non esiste una risposta univoca. In un mondo in chiara retrocessione, anche i maghi si aprono a nuove opportunità. Il dualismo qui si gioca fra due estremi, entrambi nati come rifugio per i maghi che cercano scampo dalla Chiesa di Tal. Da una parte il Conclave dei Maghi, con il suo castello abbarbicato che richiama alla mente il ben più noto mondo di Hogwarts. Dall’altra la Città delle Ombre, una rete sotterranea di maghi che preferiscono vivere in maniera defilata.

Sono rimasto colpito dal modo in cui l’autore ha caratterizzato l’uso della magia. Rimanendo fedele alle meccaniche del gioco di carte, ciascun mago attinge la propria energia magica da uno dei cinque colori, connessi a loro volta con delle terre. Voska, ad esempio, è un mago rosso e la memoria delle montagne in cui ha vissuto gli permette di attingere all’energia di cui ha bisogno per evocare il fuoco; Jodah, invece, ha la predisposizione alla magia bianca, legata al ricordo delle pianure. Questo meccanismo permette di caratterizzare il processo magico, calandolo nel substrato del vissuto dei personaggi.

Jodah closed his eyes, opened his mind, and imagined farmland, the area around Jarsyl’s ruined tower. It had been abandoned after the wizard’s disappearance and emptied by his apprentice and servants […] He thought he felt the power within that land even then. The air felt somehow thicker there then elsewhere on the manor, and now tha mana pulled from it seemed heavier and more viscous than the energy from other memories.

The Gathering Dark

In conclusione, The Gathering Dark è un libro maturo che si è dimostrato all’altezza delle mie aspettative. Jeff Grubb ha compiuto un ottimo lavoro nel ricostruire un ottimo lavoro nel ricostruire una parentesi storica di Dominaria caratterizzata dalla transizione e il cambiamento. La storia narrata fa il paio con un’ambientazione delineata in maniera magistrale.  Ho trovato lo sviluppo della trama interessante, ricco di spunti interessanti e capace di modulare il proprio ritmo, ora accelerando sulle sequenze dove domina l’azione, ora rallentando fino ad assecondare le riflessioni che emergono dai personaggi.

Purtroppo, come anticipato nell’apertura dell’articolo, il libro non è mai stato mai tradotto in italiano, motivo per cui i lettori meno avvezzi all’inglese potrebbero essere scoraggiati. Dall’altra parte, il proseguo del ciclo sarà davvero arduo: nei mercatini dell’usato online potete reperire il primo libro per pochi euro ma la scarsa tiratura dei libri in circolazione ha fatto levitare il costo dell’ultimo volume della saga fino al centinaio di euro! [5].

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Consigli di Lettura

A chi lo consiglio: a chi cerca un’ambientazione che sia protagonista di un libro fantasy e, ovviamente, ai fan di Magic The Gathering.

A chi lo sconsiglio: a chi cerca una storia immediata, meglio attingere su altri rami della narrativa fantastica.

Storie sullo stesso tema: il ciclo di Excalibur per continuare sul tema di un mondo decaduto, preda della guerra e degli scontri fra fazioni religiose.

Storie dello stesso autore: Star Wars Scourge, per immergerci nell’universo di Guerre Stellari.

Multimedia: fra una pagina e l’altra del romanzo, perché non intrattenersi con una partita a Magic?


Note

L’illustrazione di copertina è tratta dalla carta Jodah, Arcimago Eterno di Yongiae Choi.

[1] Tutte le citazioni riportate nell’articolo sono tratte dal libro The Gathering Dark di Jeff Grubb (Wizard of The Coast, 1999).

[2] Wikipedia

[3] La prima edizione del volume è del 1987, prima di allora tutti i riferimenti all’ambientazione dei Forgotten Realms erano stati definiti ‘manuali di avventura’.

[5] La trilogia prosegue con i volumi The Eternal Ice e Shatterred Alliances, entrambi scritti da Jeff Grubb.

3 comments

    1. Fra i libri che hai letto, quali ti sono piaciuto maggiormente? Consigliamo su quale ciclo leggere al termine dell’Era Glaciale! 🙂

      1. Non è che ne ho letti molti… Ho letto la guerra dei fratelli e i due basati sul ciclo “La guerra della Scintilla”, editi da Rizzoli. (Se passi sul mio blog trovi le recensioni e tutti i dettagli). La Guerra della Scintilla è qualcosa di assolutamente EPICO!!! Attualmente sto leggendo quelli sul ciclo “Ritorno a ravnica”, ma sono ancora agli inizi per dare un giudizio 😉

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