Michael Moorcock: il nuovo romanzo è scritto alla “vecchia maniera” e ha un “ritmo strano”

Poche ore fa, negli spazi media dell’azienda britannica fondata da Nick Landau (già fondatore di Titan) nota con il nome Forbidden Planet ( grande store commerciale di libri e fumetti e Web TV) per la precisione su Forbidden Planet TV (FP TV) è andata in onda l’intervista di Andrew Sumner al grande scrittore Michael Moorcock, che ha da poco compiuto il suo atteso ritorno con il libro The Citadel of Forgotten Myths, cosa che apprevendevamo tempo addietro dalla notizia diffusa da  Simon & Shuster e in seguito molti altri.

andy sumnerL’intervista ha rivelato qualche dettaglio in più sul nuovo romanzo di Moorcock atteso anche da molti lettori fantasy italiani che hanno già potuto rileggere le pagine indimenticabili della Saga di Elric e di Corum grazie alle uscite Mondadori. Dei due volumi Mondadori – sia l’integrale di Elric che quello di Corum (compresa l’intervista a Massimo Scorsone) – si è parlato anche qui su Hyperborea, ci manterremo pertanto in maniera stringente sui dettagli che Moorcock rivela al saggista, giornalista, conduttore televisivo e radiofonico Andy Sumner, che aveva già intervistato il leggendario creatore di Elric a Maggio. Sumner si è limitato a qualche sporadico e informale intervento e a dettare una linea guida, lasciando Michael Moorcock in condizione di parlare liberamente. L’intervista è iniziata nella maniera più normale

Ciao! sono Michael moorcock benvenuti a Forbidden Planet TV

Benvenuti a Forbidden Planet TV , sono Andrew Sumner e sono tornato con il nostro vecchio amico, il mio vecchio amico, l’unico e solo, il grande Michael moorcock… come stai amico ?

Bene grazie Andy e sono contento di vedere che stai meglio rispetto a come sei stato ultimamente

oh grazie mille, sei gentile Mike, il mio fegato è in buona forma questa è la cosa importante; il fegato è una bestia meravigliosa…

michael moorcockI convenevoli sono stati quindi all’insegna della salute e “dell’elasticità del Fegato” menzionata da Andy Sumner, verso la quale Moorcock risponde parlando di un suo amico morto poichè incapace di rinunciare ad uno stile di vita alcolico, e di come lui avrebbe fatto la stessa fine se non avesse “preferito” guarire il suo fegato ed eliminare gli eccessi di caffeina e non solo. L’intervista effettiva inizia nel momento in cui Andy Sumner sottolinea che normalmente, in un intervista così importante a tarda ora, avrebbe bevuto un bicchiere di vino, e Moorcock mostrava per tutta risposta un bicchiere con una tisana che sembrava “acqua dello stagno“.  Toccherà ovviamente al padrone di casa portare gli argomenti sul binario prefissato

“Bene; passando dai girini dello stagno a noi: siamo ad un mese dalla pubblicazione del tuo nuovo romanzo di The Citadel of Forgotten Myths. Ho notato che il romanzo ha incontrato una enorme quantità di eccitazione tra i più fedeli lettori della “Saga di Elric” quindi: come ti senti a riguardo amico mio?”

the-citadel-of-forgotten-myths“Mi sento abbastanza bene a riguardo, in realtà, normalmente, in queste occasioni sono nervoso. Intendo dire; quando esce un nuovo libro mi aspetto sempre di averlo completato bene, ma c’è sempre quel pensiero, sai? c’è sempre qualcuno a cui non piace comunque e , voglio dire, tu pensi che è un qualcosa che è destinato ad accadere, lo capisco. In realtà non ho idea di come la gente stia rispondendo precisamente , perché io mi dimentico sempre quasi tutto non appena ho scritto quindi è come se fosse tutto nuovo per me, è sconcertante…”

Dopo aver espresso queste sue sensazioni puramente emotive, Michael Moorcock torna a parlare delle reazioni positive ottenute dopo l’uscita del suo ultimo libro. Lo scrittore inglese ha rivelato che alcuni dei suoi più affezionati lettori – tra i quali anche alcuni a cui lui stesso ha inviato personalmente il romanzo – hanno espresso un grande piacere nel leggere questa nuova opera, e gli sono state riferite inoltre anche molte altre reazioni positive in generale. Non vengono omessi alcuni dettagli più tecnici. Moorcock ha spiegato che questa storia di Elric è scritta in parte alla sua “vecchia maniera” e segue i suoi metodi più tradizionali e liberi. Tali metodi – aggiunge sempre lo scrittore di Londra – differiscono dall’approccio con cui egli ha scritto e organizzato altri romanzi, come ad esempio La Vendetta della Rosa.

Incoraggiato da Andy Summer, il creatore della storica saga di Elric ha aggiunto molto genuinamente che, tra le altre cose, egli intendeva confezionare un regalo ai suoi affezionati lettori per il sessantesimo anniversario, una lettura gradevole e immediata con cui ritornare piacevolmente ad assaporare le atmosfere della Saga di Elric, senza ricevere troppi stimoli o scossoni…senonchè preciserà subito dopo:

“ma ho giudicato male”

Michael Moorcock definisce il ritmo del libro “un po’ strano“, con una prima parte rapida, seguita poi da una fase intermedia più lenta di “messa a fuoco”, per poi tornare divertente e acceso nella seconda parte. Lo stesso Moorcock tuttavia ci tiene a precisare che comunque l’intento è almeno in parte riuscito, dato che in certi segmenti risulta essere davvero un romanzo scritto con il suo “vecchio modo”. Inoltre egli fa presente che il romanzo non è composto da materiale scartato, né vuole essere materiale di riempimento, evidenziando che oggi è più facile “fare soldi con del Filler Material… ” – presumendo che egli si riferisca a spin off o fan service di vario genere – piuttosto che con le avventure dirette”.

Le considerazioni che Michael Moorcock rivela ad Andy Summer si fanno poi più dettagliate sull’uso di MaCGuffin o espedienti specifici nella trama del romanzo che non è necessario riportare, essendo delle anticipazioni che risulterebbero eccessive in un romanzo atteso non ancora uscito in Italia. Subito dopo, in seguito ad una domanda specifica di Andrew Sumner, egli evidenzierà che la storia si piazza tra l’atto 1 e l’atto 2 della Saga di Elric di Melnibonè

elric-piccola“Credo di aver ottenuto un buon modo per una risposta positiva, sembra che qualcuno abbia avuto piacere a leggerlo quindi sono un po’ contento […] c’è un bel po’ di sostanza oltre alla sola storia di fondo […] è ancora un libro di Elric decente, ma è scritto più nel vecchio modo delle prime storie rispetto allo stile de La Vendetta della Rosa o i libri più recenti […] è stato un tentativo deliberato di dare alla gente un romanzo divertente al momento del 60 ° anniversario, ma ho giudicato male, come sempre, […] sai, volevo dare alla gente una buona lettura facile che potesse aprire un buon ingresso o ritorno senza essere scossi […] per ottenere diverse angolazioni e così via […] volevo che fosse un libro tradizionale di Elric e penso che in una certa misura lo sia, al massimo grado, anche perchè qui apprenderai molto di più sul background di Elric che altrove […] Penso però che il ritmo sia un po’ strano in gran parte perché è basato fondamentalmente su due novelle che sono state unite in una sola opera.”

Subito dopo aggiungerà

“Ho ottenuto quel tipo di ritmo per la prima metà forse, in seguito c’è una sorta di momento di messa a fuoco […] come se stessi prendendo un respiro , avevo paura che la gente non godesse della lettura a causa di questo cambio di ritmo. Tuttavia, voglio dire, non è materiale di scarto e credo che sia un prodotto accettabile […] dal punto di vista narrativo scivola tra i volumi 1 e 2. […] ci sono colpi di scena, penso che questo ai lettori sia piaciuto”

A seguire le considerazioni di Michael Moorcock si ampliano, quando Andrew Summer fa presente che è molto interessante il suo rapporto con Elric, senza far mistero che Elric “tra i tutti i tuoi ragazzi, è il mio preferito…” questo induce lo scrittore a sottolineare un paio di aspetti:

moorcock“Molta gente pensa che Elric sia il mio Sherlock Holmes, e che io sia condannato per sempre a essere un’ombra di Elric, e che, di conseguenza, gli altri miei libri siano destinati a non avere mai il successo delle storie di Elric, sai, le solite cose che si dicono… in realtà, non mi sento così. Voglio dire; sento che Eric mi ha dato una vita molto buona e gli sono molto grato […] sono stato in grado di scrivere anche libri più complessi se ti piacciono, ad esempio, ci sono lettori che mi seguono anche solo per Ulrich […] sai non mi importa […] potrei scrivere altro […] Ho scritto una storia qualche tempo fa chiamata “Portrait in Ivory”, ho iniziato anche a scrivere una storia di Ulrich ma non dovrei, è stato solo qualcosa che mi è venuto in mente, ma comunque credo di non aver intenzione di scrivere un romanzo a riguardo, forse solo delle storie brevi e degli shorts”

Incoraggiato da Andy Summer Michael parla delle sue idee, confidando all’amico e intervistatore che avrebbe ancora “otto storie significative” da scrivere, anche nell’ambito del Campione Eterno, oltre che storie di stampo Punk e Steampunk, polizieschi di stampo meta-temporale, aggiungendo che in fin dei conti non ha letto molto steampunk, ma adora i costumi e la sua estetica. Infine viene aggiunta al discorso anche una nota più curiosa

“Joseph Campbell. che a dire il vero non ho mai letto;… tutte le persone pensano che io sia ripieno di Joseph Campbell, o che Elric sia un suo avatar”

Michael Moorcock evidentemente ci teneva a sfatare questo mito.

charles dickensIl conduttore di Forbidden Planet, con tono sicuro, fa presente all’intervistato che lui è in fondo un romantico, e Mike non “respinge l’accusa”, anzi, confessa di aver da sempre tentato di “contenere e ancora contenere” il suo romanticismo, sottolineando di ritenere indecifrabile la tendenza di altri scrittori di “pretendere troppo dalla loro pagina“, cosa che egli in fin dei conti ritiene da evitare. Tuttavia, Moorcock non nega di aver privilegiato una miscela di immaginazione e praticità, ed è questo che lo ha reso, oltre che “forte nel costruire la struttura“, anche uno scrittore – e un lettore, sottolinea – “meno Byron e più Dickens“. In virtù di questo discorso viene stabilito che invece – essendo scritto nel “vecchio modo” – The Citadel of Forgotten Myths non è propriamente un romanzo robusto nella struttura e nel ritmo, contrariamente ad alcuni romanzi di Dorian Hawkmoon che invece hanno seguito questo tipo di logica. Seguire delle strutture non è un qualcosa che Moorcock rinnega del tutto, anche perchè è anche questo insieme alle altre cose ha contribuito – spiega lui stesso – a dargli una fonte di reddito costante. Ma bisogna stare molto attenti a non “chiudersi nel recinto”.

Tuttavia, – chiarisce successivamente – anche nel seguire una logica strutturata che inizialmente può semprare limitante come “chiudersi in un recinto” si può arrivare a dei buoni livelli di creatività, ammesso – in sostanza – che si usi la ricetta – parlando in toni scherzosi – del “più dickensismo e meno byronismo” o per meglio dire la miscela “immaginazione-praticità”, che non sono da confondersi con una eccessiva razionalizzazione che nei sottintesi, Moorcock sembra riconoscere nei romanzi odierni e recenti. La troppa razionalizzazione per Michael Moorcock è a quanto pare un grave problema, al punto che:

dorian hawkmoon“Con Dorian Hawkmoon all’inizio mi sono messo in un recinto, – o come lo chiami – poi mi sono lasciato andare, ma ero sempre contenuto dalla struttura che avevo messo in piedi per me stesso, in modo che tutto si riversasse bene su 50.000 parole o cose simili, non è avvenuto con Endures… dove sono andato assolutamente e totalmente in modo “Wacko” […] credo seriamente che un sacco di fantascienza sia ormai totalmente rovinata dalla razionalizzazione; tutto è diventato sempre più razionale e meno visionario. “

In ogni caso, nonostante The Citadel of Forgotten Myths sia scritto nel “vecchio modo”, Moorcock confida di essere ancora alle prese con una ricerca di fondere creatività e struttura, di studiare ancora a riguardo, e di desiderare di essere sia un romanziere “per il popolo” che un romanziere per sé stesso, che vuole ancora “preparare la sua torta preferita e mangiarsela” e che questo rappresenta la sua filosofia, da sempre.

byzanthium enduresQuando Michael Moorcock cita “Endures“,si riferisce, come ben sappiamo, al romanzo storico Byzanthium Endures, della serie “Pyat Quartet” (o se preferite “Between the Wars”), uscito nel 1981. Moorcock descrive la realizzazione di quest’opera come un qualcosa di diverso da tutto il resto. Vengono citate nel merito delle riflessioni storiche riguardanti l’olocausto, i progrom, la sua indagine che lo ha portato ad esaminare sia la prospettiva ucraina che quella russa durante la crisi russo-ucraina  del 1917-1921. Ma c’è spazio anche per considerazioni sul nazionalismo e l’anarchia e per un singolare paragone della prospettiva inglese sulla Scozia, citando le visioni di Walter Scott e Robert L. Stevenson. In sostanza lo scrittore dipinge, attraverso una lunga e frastagliata considerazione, la scrittura di Byzanthium Endures come un’esperienza assolutamente immersiva, al punto da paragonarla ad uno spostamento dalla realtà. Michael spiega che si sentiva davvero negli anni ’20 ed è come se fosse stato contemporaneamente presente e assente nella sua epoca. Il primo libro del “Pyat Quartet” viene descritto inoltre dallo stesso scrittore nell’intervista come il suo probabile miglior libro, citando il fatto che fu inizialmente rifiutato.

“…il tutto è durato probabilmente sei mesi in tutto, è stato il lavoro più lungo che io abbia mai svolto, prima di allora, quello che mi ha preso più tempo è stato “Gloriana”, per cui ho impiegato sei settimane. Conosco altri scrittori che hanno attraversato queste circostanze, ma per me è stata la prima volta…”

Subito dopo, lo stesso Moorcock accenna ai momenti in cui ha scritto The War Hound and the World’s Pain, il primo libro della saga di Von Beck, edito in italiano con il titolo Il Mastino della Guerra, uscito per la Editrice Nord all’interno della Fantacollana. Il romanzo è stato apprezzato, e tutt’ora riceve apprezzamenti, nonostante sia stato scritto in momenti assai difficili che interessavano anche la crisi del suo matrimonio in aggiunta ad altri problemi che lo “circondavano” ma dal quale è stato in grado di distaccarsi.

Andy Sumner aggiunge a riguardo un suo commento che è stato piuttosto stimolante per Michael Moorcock

“…una cosa molto interessante è quando ci si guarda indietro, ricordandoti le varie crisi nella tua vita che si incrociano con quello che stai facendo e ai vari progetti a cui stavi lavorando, è incredibile come riemergano questi ricordi emotivi di cose che sono state catastrofiche in termini di vita personale”

“Yeah! è così…Suppongo che sia perché, come in parte sappiamo, abbiamo la capacità di dimenticare e di reagire…[…] sai, voglio dire, l’essere umano innalza la capacità di difendere l’esercizio della sua vita, questo è piuttosto forte perfino tra le persone che non sono considerate “fantasiose” … quindi se sei fantasioso sei davvero capace di dare un calcio a tutto […] Il libro a cui sto lavorando adesso “Whispering Swarm” potrebbe essere una fuga in termini di astrazione o fantasia quando forse si potrebbe essere meglio per il bene degli altri concentrandosi sui “dadi e bulloni” della tua vita, per così dire. Ma non sono sicuro che possiamo fare molto al riguardo tranne cercare di vivere una sorta di vita decente o di dignitosa sconfitta sul terreno e questo è essenzialmente quello che ho cercato di fare…”

Il Discorso di Andy Sumner e Michael Moorcock si sposta poi verso gli anni ’70. Lo scrittore britannico descrive scherzosamente la sua condizione di “principe Hippie” durante un periodo in cui egli aveva contatti frequenti con musicisti che ammiravano i suoi romanzi.

moorcock anni '70“Ogni rock star del paese aveva letto e voleva leggere i miei libri, […] ero il benvenuto ovunque andassi, e non solo benvenuto, ma rispettato, conosciuto direi anche ammirato ed ero vestito come un Cavalier king Charles spaniel” [risate di entrambi]

“penso che sia un periodo di tempo affascinante nella tua vita; senza contare che nel nostro podcast Michael moorecock’s Multiverse abbiamo parlato di questo, un bel po direi. E’ quel periodo di tempo in cui sei pesantemente coinvolto nel mondo della musica e adorato da quei ragazzi, deve essere stato così affascinante, il mio punto è che lo hai fatto con i piedi un po’ sollevati da terra…”

“probabilmente non per molto più di un anno o due, […] ero quasi completamente circondato da persone che volevano un pezzo del mio glamour, suppongo sia tutto ciò che potevo dire, erano persone normali e perbene , mi godevo la vita e non ero interessato,  per così dire,  a mescolarmi con Fama e Fortuna , ma sai, voglio dire, volevano il loro pezzo di quei momenti, non erano necessariamente sempre miei amici ma solo belle stelle del cinema e persone dell’ambiente del rock and roll […] i miei veri amici stavano scivolando via…”

moorcock e turnerI discorsi procedono verso qualche ricordo personale o più generale. Andrew Sumner interviene spiegando come si possa rimanere travolti dalle emozioni oppure utilizzarle e farne un metodo; sbarazzarsene e renderle utili senza per forza nuotarci dentro, riconoscendo in parte questo disegno nella Saga di Elric. Michael Moorcock, dal canto suo è d’accordo con le opinioni dell’intervistatore, rispondendo a quest’ultime con una riflessione che svela alcuni dettagli riguardanti i suoi genitori , in special modo il padre, che – come spiega lo stesso scrittore – non ha letto molto di ciò che lui ha scritto, per poi passare di nuovo alla sua “fase rock”, sottolineando che talvolta, trovandosi anche a contatto – oltre che con i musicisti – anche con “banchieri in giacca e cravatta” si può essere associati a contesti dove circolano molti soldi, anche se in realtà non è qualcosa che lo riguardava davvero. Essere associati ad un contesto dove circolano dei soldi non equivale automaticamente a fare i soldi o esserci dentro. Gli argomenti procedono in una rassegna di alcuni nomi del rock con considerazioni libere a riguardo.

thom keyes all night longVengono citati i Kinks, Thom Keys e il suo libro All Night Long all night stand che fu pubblicato – aggiungiamo noi – sulla rivista New Worlds diretta per molti anni dallo stesso Moorcock, ed è considerato il primo libro di letteratura rock. Moorcock, ad oggi, giudica in realtà il libro sviluppato dallo spunto dei Kinks come “pieno di clichè” come ad esempio la droga, pur ritenendolo forse il precursore della “letteratura rock“. Viene fatta una menzione interessante poco dopo a riguardo di Lewis Shiner che – di nuovo; aggiungiamo sempre noi – ebbe anche l’onore di essere selezionato da Bruce Sterling per la sua storica antologia Mirrorshades (1986), tutt’oggi faro per i lettori Cyberpunk. Shiner ottiene da Micheal Moorcock un giudizio più lusinghiero rispetto a Thom Keys, ma anche per quest’ultimo arriva la nota dolente di “essere troppo impostato e strutturato“.

georgie fameViene successivamente citato un libro scritto da Matt Rees riguardante i Faces, Rock ‘n’ Roll band fondata da Steve Marriot e Ian MaC Clagan, nei quali ha “militato” anche Rod Stewart alla voce, sino a lambire infine David Bowie al tempo in cui utilizzava il suo vecchio nome d’arte. Il discorso mosso a ruota libera si sposta sbrigativamente sugli Zoot’s and Ronnie Scots, una band che ha richiamato Moorcock verso considerazioni varie che interessano Billy Bragg e i concerti al Flamingo Saturday Live dove si svolgevano i migliori concerti delle band di città, in contrasto – per così dire – con quelle della periferia, provincia e “della ferrovia”. Viene citato Georgie Fame come tra i fautori del successo del Flamingo nonchè – alla detta dello scrittore – protagonista di alcuni tra i concerti migliori. Su Georgie Fame, cantautore e tastierista, vengono menzionati anche concerti attuali e la sua disavventura della rottura del bacino in un incidente. Vengono infine espresse altre considerazioni sul contesto in generale, sulle studentesse che frequentavano il luogo o sulla pista da ballo. Michael Moorcock fu in sostanza oggetto d’interesse e a propria volta interessato a molte aree del rock. Non vengono citate tuttavia le sue note collaborazioni con i Blue Oyster Cult e con gli Hawkwind.

Le conclusioni spettano ovviamente al padrone di casa

Mike è sempre bello vederti prenditi cura di te fratello

Fonti, Note e Approfondimenti

Recensione: La Saga di Elric (Di Samuele Baricchi)

Il Ciclo di Corum: Intervista a Massimo Scorsone (Di Andrea Gualchierotti)

 

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