Recensioni: “Religioni fantastiche e dove trovarle. Divinità, miti e riti nella fantascienza e nel fantasy” A cura di Igor Baglioni, Ilaria Biano e Chiara Crosignani.

Dettagli

Titolo: “Religioni fantastiche e dove trovarle. Divinità, miti e riti nella fantascienza e nel fantasy

Autore: AA.VV.

Editore: Quasar

Collana: Religio

Genere: saggistica

Pagine: 200 (volume I), 164 (volume II)

Prezzo: 25,00 Euro ciascun volume

Sinossi

Gli articoli qui raccolti indagano la rappresentazione delle religioni nella produzione artistica ascritta convenzionalmente ai generi della fantascienza e del fantasy. In ciascun contributo sono poste in evidenza le motivazioni autoriali, di genere, sociali e storiche alla base di specifiche raffigurazioni e se, come, perché, quando e dove queste abbiano avuto un impatto tale sull’immaginario collettivo da divenire uno dei fattori in grado di condizionare il comportamento, la spiritualità e la visione dell’essere e del mondo di una società o di parte di essa.

Commento

Un’interessante uscita di quest’anno sono stati i due volumi di Religioni fantastiche e dove trovarle. Divinità, miti e riti nella fantascienza e nel fantasy editi da Edizioni Quasar, editrice specializzata in pubblicazioni accademiche di archeologia e antichistica, a cura di Igor Baglioni, Ilaria Biano e Chiara Crosignani. Ventisei studiosi e ricercatori, italiani e internazionali, si interrogano sulle rappresentazioni delle religioni nella produzione artistica dei generi del fantasy e della fantascienza, indagandole – come è giusto che sia – sotto forma di saggi accademici. I volumi raccolgono gli atti dell’omonimo convegno tenutosi al Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” di Velletri (Roma) dal 3 al 6 luglio 2019. La pubblicazione si compone di due volumi: il primo contiene i percorsi del fantastico che vanno dalla fine dell’Ottocento fino agli anni ’70 del Novecento, il secondo contiene invece i percorsi dagli anni ’80 fino ai giorni nostri. Il primo volume si apre con una sostanziosa introduzione a firma di Igor Baglioni (direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni” di Velletri), Alle radici della fantasia. Il fantastico contemporaneo come documento storico, che ripercorre la storia del fantastico e analizza l’aspetto religioso presente nelle opere dei grandi maestri, da J.R.R. Tolkien a Frank Herbert, da Isaac Asimov a Philip K. Dick.

Il primo volume si apre con un saggio di Ubaldo Lugli dedicato ai riti funerari e ai miti escatologici presenti nel “ciclo di Ayesha”di H. Rider Haggard, a partire da She: A History of Adventure (1886; da noi tradotto come La donna eterna), «uno dei romanzi di maggiore successo dell’intera letteratura inglese» (p. 39). Segue Il messia malato. Passione, morte e putrefazione nell’anti-moderna teologia lovecraftiana, in cui Alberto Ceccon presenta gli aspetti salienti della mitologia lovecraftiana, rivolgendo particolare attenzione a quelli di tipo religioso, che in un autore ateo materialista e cosmicista come Lovecraft si tramutano in un “anti-mito” costituito da elementi quali un «pantheon rovesciato» (p. 46) di divinità aliene, il ruolo “messianico” di Nyarlathotep o la «blasfema parodia della Natività cristiana» (p. 49) ne L’orrore di Dunwich (1928). Il saggio di Davide Burgio si concentra poi sulla questione della salvezza dei pagani, un tema di natura teologica trattato nel saggio accademico Beowulf: mostri e critici (1936) e trasposto nell’Athrabeth Finrod Ah Andreth (pubblicato postumo in Morgoth’s Ring, 1993), un «dialogo filosofico sul destino escatologico di elfi e uomini» (p. 55). Da cattolico e medievista (tra i massimi studiosi del Beowulf), Tolkien si interroga sul ruolo riservato da Dio (o Eru, nel mondo di Arda) ai pagani nella storia della salvezza dell’umanità. Si segnala anche il contributo in inglese di Pascal Lemaire, Byzantine Theology in Alternate History: Having Fun with a Serious Matter, che affronta la ricezione dell’Impero bizantino (con i suoi vari dibattiti teologici e le condanne contro le eresie ariane, monofisite e iconoclaste) in opere di genere ucronico come L’abisso del passato (1939) di L. Sprague de Camp, Il paradosso del passato (1969) di Robert Silverberg, Tempo verrà (1972) di Poul Anderson, ma soprattutto nei romanzi di Harry Turtledove, esperto di storia bizantina e autore di diversi cicli come quello dell’Agente di Bisanzio. Il saggio di Fernanda Rossini non analizza – come ci si potrebbe aspettare – il tema religioso presente nel più celebre romanzo di Heinlein, Straniero in terra straniera (1961), ma le credenze religiose descritte in Orfani del cielo (o Universo, 1941), uno dei primi romanzi di fantascienza a trattare il tema delle astronavi generazionali. Lottie Brown si sofferma sui riferimenti alla mitologia romana presenti nelle storie a fumetti di Wonder Woman, «proto-feminist superhero» creata dallo psicologo William M. Marston e chiamata non a caso con il nome di una divinità romana, Diana. Come ci si può aspettare da un’opera che si pone come obiettivo l’analisi dell’influenza della religione sulla fantascienza, non poteva mancare un saggio sulla chiesa di Scientology e sul padre della dianetica, lo scrittore pulp L. Ron Hubbard. In Religioni e fantascienza degli anni ‘50 a oggi. Un caso di studio, Eleonora D’Agostino riflette dunque sulla storia della chiesa di Scientology, a partire dal movimento dianetico, profondamente legato alla fantascienza, non solo perché il suo ideatore – Ron Hubbard, per l’appunto – era uno scrittore di fantascienza, ma perché annoverava ai suoi vertici un decano della fantascienza come A.E. van Vogt, autore della trilogia del Non-A. Giuseppe M. Cuscito, con il suo saggio La paleoastronautica tra fantascienza e religione, ricostruisce la storia dell’ipotesi paleoastronautica, dalle opere teosofiche (Blavatsky, Scott-Elliott) al “realismo fantastico” di Louis Pauwels e Jacques Bergier fino alle teorie pseudostoriche di Zecharia Sitchin, Peter Kolosimo e Mauro Biglino. In The Dharma of Dune. Frank Herbert and Zen Buddhism, Jim Clarke analizza l’influenza del buddhismo zen sull’esalogia fantascientifica di Dune di Frank Herbert. Come è stato notato anche nell’Introduzione, l’ordine delle Bene Gesserit ricalca per certi aspetti la Compagnia di Gesù, mentre il sincretismo di elementi tratti dalle religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo e islam), le “grandi religioni del deserto”, riflette la stessa conformazione desertica del pianeta Arrakis (p. 16). Clarke tenta invece di ricostruire gli elementi religiosi riconducibili al buddhismo zen, facendo riferimento a testi del Canone pāli e alle opere di Herbert. Il contributo di Nicola Martellozzo si concentra sulle «rappresentazioni e funzioni delle religioni» del subcontinente indiano nel Signore della luce (1967) di Roger Zelazny, autore che spesso e volentieri si serviva di mitologie e religioni come fonti di ispirazione dei suoi romanzi. Nel Signore della luce ci troviamo di fronte a un’opera che «attinge a pieni mani dalla traduzione induista e buddhista, […] realizzando così un affresco culturale in cui la tecnologia traduce la mitologia in realtà» (p. 164), dove il pantheon induista è evemerizzato e la terza legge di Clarke («Qualunque tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia») sembra essersi tradotta in realtà.

Passando al secondo volume, il primo saggio è una interessante disamina di Lucrezia Naglieri sulle rappresentazioni della religione e del potere ne Il racconto dell’ancella (1985) di Margaret Atwood, pluripremiato romanzo che descrive una distopia fondata sul fanatismo puritano adattato in una serie televisiva di successo. L’approccio dell’autrice si sofferma sui riferimenti iconografici e rende la lettura ancora più completa e affascinante. Da leggere e studiare con attenzione è poi il lungo saggio che Igor Baglioni dedica alla trilogia cinematografica di Matrix (1999-2003), Benvenuto nel deserto del reale. Religioni, letteratura e filosofia in The Matrix. Il testo è ricchissimo di spunti di riflessione ed evidenzia le fonti di ispirazione religiose, filosofiche e letterarie che si celano dietro alla celebre saga cinematografica delle sorelle Wachowski. Il saggio riflette inoltre sui significati simbolici e le allusioni presenti nei film, come la costante dicotomia tra sonno (rappresentativo della condizione dell’umanità) e veglia (rappresentativa della civiltà delle macchine) e la continua duplicità ribadita per esempio dalla duplice identità del protagonista Thomas A. Anderson/Neo e la duplice realtà dell’universo di Matrix, segnato dalla distinzione tra mondo reale e virtuale. Baglioni analizza poi gli spunti tratti dai vangeli gnostici, come il ruolo messianico e soteriologico incarnato dalla figura di Neo, o ancora le citazioni dalle opere di Lewis Carroll, le influenze della tradizione buddhista, del mito della caverna di Platone, dell’ipotesi del genio maligno di Cartesio e dei filosofi Hilary Putnam (con la sua celebre ipotesi dei cervelli nella vasca) e Jean Baudrillard. Le autrici di Matrix hanno saputo creare un sapiente e «continuo gioco di rimandi e allusioni che appaiono disseminati lungo tutto l’arco della narrazione» (p. 63) e che il presente saggio tenta di svelare. Credere, uccidere e divorare. La riscrittura del sacro nei fantasy movies medievaleggianti di Angelica Aurora Montanari affronta infine il tema del sacrificio rituale, dell’antropofagia e del cannibalismo all’interno dei film fantasy di ispirazione medievale come Il tredicesimo guerriero (1999) di John McTiernan tratto dal romanzo Mangiatori di morte di Michael Crichton, La leggenda di Beowulf (2007), adattamento di Robert Zemeckis dell’omonimo poema anglosassone, e la serie televisiva Vikings (2013-2021) scritta e diretta da Michael Hirst.

Nota: si ringrazia l’ufficio stampa delle Edizioni Quasar per aver gentilmente inviato al recensore una copia dei due volumi.

articolo di Emilio Patavini

 

1 comment

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: