Recensioni: “Isaihas” di Giovanni Poli


Dettagli

Titolo: Isaihas

Autore: Giovanni Poli

Illustratore: copertina di Paola Andreatta

Collana: Lemuria Digital

Editore: Myth Press

Pagine: 140 pagine

Prezzo: 2,90 euro


Sinossi

Tra la Bretagna Francese del tredicesimo secolo e la Salonicco del ventesimo, vengono raccontate due storie che hanno un unico protagonista. L’immortale Isaihas, il Mostro che massacra per vendetta nel tredicesimo secolo in Francia, dove era nato con un uomo comune, è lo stesso che più volte ha poi tentato di arginare la Bestia che fa ormai parte della sua essenza. Nella Salonicco dei primi anni del ‘900 lo attende forse una nuova vita, o almeno la speranza di averne una. Isaihas già da secoli vede in se stesso il suo unico avversario, ma non sa cosa significhi combattere contro se stessi. L’autore ne racconta le gesta ricorrendo a una narrazione che richiama molto una trasposizione orale, essenziale e ritmata, adatta a un racconto dell’orrore, senza mai realmente scivolare nel macabro e nel cruento.


Commento

In “Isaihas” conosciamo un mostro, il Mostro, come lo chiamerà la stessa voce narrante, che ha in sé due anime, la l’Uomo e la Bestia. Della sua lunghissima vita, il romanzo racconta due differenti corsi d’avvenimenti: il come tutto è incominciato e come tutto pare finire. Partendo da un breve scorcio scozzese, ennesimo rifugio di Isaihas, tra flashback e cronaca della ricerca d’una nuova vita, le vicende di epoche diverse si dipanano e s’intrecciano per calare il lettore nell’orrore.

Senza odiosi spoiler, qui riporto solo quanto occorre per descrivere l’ambientazione del romanzo.

Il passato, la nascita di Isaihas in quanto mostro, è ambientato in Francia, nelle Cotes d’Armor, Bretagna settentrionale. Siamo nel 1252 e da un ventennio è nata la cosiddetta “Inquisizione Legatina” (o “Inquisizione Pontificia”), che prevede che gli Inquisitori siano giudici nominati dal Papa e da lui stesso inviati ove si riteneva ve ne fosse bisogno. Se prima, a partire dal decreto “Ad abolendam” del 1184 di Papa Lucio III con cui si può dire nata l’Inquisizione, erano i Vescovi ad avere il potere, dal 1231 un Inquisitore papale può deporre lo stesso Vescovo. Gli Inquisitori papali avevano dunque un grandissimo potere, e proprio dallo stesso 1252, con la bolla “Ad extirpanda” di Papa Innocenzo IV, fu ufficialmente introdotta la possibilità della tortura negli interrogatori, ma è probabile che così si desse solamente un’aura di legalità a pratiche già forse diffuse, almeno nei territori più difficili. Descritto questo contesto, e qui dicendo solamente che il protagonista è originario di un piccolo paese, uno di quelli distanti dalle città e per questo guardati con più sospetto dalla chiesa, è facile immaginare la violenza che dà vita al Mostro.

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In parallelo al racconto delle vicende passate, il presente porta Isaihas, di nuovo in fuga, nella Salonicco del primo ‘900. Dopo aver cercato di arginare la furia della Bestia fuggendo le altre persone e isolandosi, il Mostro, forse anche inconsapevolmente ignorandone rischi e opportunità, si è mosso verso una realtà popolosa. Nel 1906 Salonicco è una città dinamica e in crescita, con un notevole fermento culturale oltre che economico. Qui il protagonista ricercherà, un’altra volta, la sua umanità, sperando che la sete di violenza accesa secoli prima, e che ha saziato con tanto sangue, possa essere in un qualche modo sopita, fino a un finale non scontato.

Il romanzo coinvolge, con un interessante crescendo in entrambi i tempi d’ambientazione storica. Resta sempre evidente la doppia natura del Mostro, Uomo e Bestia, che porta a un doppio orrore: per chi incontra Isaihas e per lui stesso. La natura della Bestia non viene mai rivelata, anche se gli si possono attribuire alcune caratteristiche vampiresche, così come il suo sembiante non viene mai descritto nel dettaglio.

Resta infine il dubbio sul perché della nascita della Bestia in Isaihas, oltre la violenta causa scatenante: è frutto di potenze malvagie o d’una punizione divina? E se d’una punizione divina si tratta, sono puniti i criminali a cui Isaihas dà la caccia o lo stesso Isaihas, che ha inizialmente accettato e nutrito la Bestia dentro di sé? O forse la risposta può essere ancora un’altra: la Bestia dentro Isaihas c’è sempre stata, come in ogni essere umano, e aveva soltanto bisogno che qualcosa le desse la forza di credere di uccidere per una vendetta giustificata, prima di piombare in una necessità di violenza da cui non può più fuggire.

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Da un punto di vista stilistico, l’autore ricorre a una narrazione che riesce bene nell’intento di riprodurre il racconto orale. Si ha così un “io narrante non protagonista”, a cui si affianca il testo di alcune lettere dell’archivio dello stesso Isaihas. Volute ripetizioni sono utilizzate dall’autore per far partecipare il lettore dei pensieri e delle ossessioni dei personaggi. Per alcuni aspetti, come il linguaggio posato e l’assenza di particolari troppo macabri o violenti, vengono alla mente gli scritti degli inizi del secolo scorso. Le descrizioni sono praticamente assenti, sia per l’azione che per i personaggi, e a volte se ne sente la mancanza.

In conclusione, “Isaihas” è un buon libro, dalla lettura veloce. Anche grazie alle scelte stilistiche dell’autore, è un romanzo diverso e stimolante, che si può consigliare a un pubblico ampio, anche di ragazzi. Ovviamente queste scelte hanno un costo, e gli amanti delle descrizioni crude e dell’azione ritmata, oggi molto di moda, qui non le troveranno.


 

Scritto da

Classe 1981, nato a Rieti, dove il verde non manca e si respira ancora un po’ di magia tra boschi, laghi e santuari. Ha sempre viaggiato molto, sin da ragazzo, alla ricerca dell’incanto di paesaggi diversi ed ha continuato a viaggiare per studio in tre continenti, per lavoro e per passione. Nelle descrizioni delle sue ambientazioni, fantasy e non, c’è infatti poco d’inventato, perché non c’è nulla da aggiungere, se non la giusta storia, alla bellezza del grande nord o delle creste vulcaniche d’isole quasi incontaminate. La magia che non ha potuto vivere direttamente l’ha cercata nella lettura, e ha chiari numi cui ispirarsi: H.P. Lovecraft, E.A. Poe, E. Salgari, C.A. Smith, J.R.R. Tolkien, King, Chambers e Howard.

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