Grazie all’immensa cultura di John Ronald Reuel Tolkien, la mitologia nordica (o norrena) è quella che probabilmente ha influenzato più di tutte le altre il Fantasy.

Fondamentale è la conoscenza dell’Edda poetica, una raccolta di carmi di breve e media lunghezza. Il cuore di questa raccolta, che aveva già raggiunto la forma definitiva prima dell’avvento del cristianesimo, è costituito da un manoscritto risalente al 1300, scoperto nel 1643 dal vescovo islandeseBrynjòlf Sveinsson dopo essere rimasto per secoli nella biblioteca reale di Copenaghen sotto il nome di Codex Regius. Contiene opere di epoche e di terre differenti, ricche di personaggi e luoghi sovrannaturali che rivivono in molti romanzi e film contemporanei grazie alla comparsa di troll, orchi, elfi e nani, le razze più presenti all’interno del Fantasy classico.

Mentre i carmi mitologici sono incentrati sul mondo degli dèi, i carmi eroici contengono le vicende del fabbro nanico Völundr, quelle dell’eroe Helgi e il ciclo mitico ed eroico dei Nibelunghi, in cui fanno la loro comparsa per la prima volta le figure leggendarie di Sigfrido e Brunilde, accanto a personaggi storici come Attila ed Ermanarico.

La seconda grande raccolta mitologica è l’Edda in prosa, redatta da Snorri Sturluson tra il 1222 e il 1225. Suddivisa in quattro parti, contiene miti pagani intrecciati con storie della Bibbia, storie popolari che attribuiscono discendenze divine ai re scandinavi e persino accenni alla “questione di Troia”. E ancora: il maggior numero di miti e un trattato sul vocabolario convenzionale e sulle figure retoriche che i giovani scaldi dovevano apprendere per fare poesia. La familiarità di Snorri con l’Edda poetica è indubbia; inoltre il poeta riporta e ci restituisce materiali tratti da opere oggi perdute.

Un’altra fonte importante per la conoscenza della mitologia nordica è la Storia della Danimarca. Scritta in latino da Saxo Grammaticus, presenta la favolosa origine del regno di Danimarca, con i suoi eroi e le loro mitiche imprese. Anche la poesia scaldica ci offre numerose informazioni mitologiche, ma è la saga a ottenere maggiore fortuna e diffusione come genere letterario. La più famosa è la Saga dei Völsungar, che riporta in prosa le vicende di Sigfrido e i Nibelunghi. Sigfrido affronta un drago e si immerge nel suo sangue per diventare invincibile. Una foglia di tiglio, però, rimane appoggiata sulla sua spalla e porterà il guerriero, proprio come nel caso del tallone di Achille, alla morte.

Ma Sigfrido non è l’unico eroe norreno. Datato intorno all’anno 1000, Beowulf è uno dei poemi epici più antichi fra quelli sopravvissuti in lingua inglese arcaica ed è basato sulla strenua lotta tra il re dei Gaeti – già famoso per alcune valorose azioni compiute in gioventù, tra cui l’uccisione dell’orco Grendel – e un drago devastatore e assassino. Un racconto di forte fascino che mette al centro della narrazione la paura e il desiderio dell’imprevedibile e, al contempo, l’impossibilità dell’uomo di controllarlo e adattarlo alla propria ragione.

Se per i Greci abbiamo parlato di Teogonia e genesi del mondo, fonte di grande attrazione all’interno della mitologia norrena è senza dubbio rappresentata dai Ragnarok (il termine è plurale): la battaglia finale tra le potenze della luce e quelle delle tenebre in seguito alla quale l’intero mondo verrà distrutto e quindi rigenerato. Secondo laProfezia della veggente (contenuta nell’Edda), il “Fato degli dèi” verrà preceduto da un inverno terribile di tre anni che spezzerà i legami sociali e familiari in un vortice di sangue e di violenza, fino al combattimento mortale tra dèi e giganti.

Quanto all’influsso della mitologia norrena sulle opere future, non possiamo fare a meno di concentrarci sui nani. Fiabe popolari, come quella di Biancaneve, hanno conservato il loro carattere di avidi e industriosi signori del sottosuolo, mentre i romanzi di Tolkien ne hanno nobilitato l’immagine e li hanno privati del loro carattere soprannaturale, ma ne hanno comunque restituito una descrizione abbastanza fedele, tipica delle tarde concezioni folcloristiche. Eppure i nani, almeno in origine, non erano piccoli e bassi. Nell’Edda in prosa, quattro di essi reggono addirittura la volta del cielo, suggerendo una robustezza degna piuttosto dei giganti.

Robert Ervin Howard ha preso in prestito molti elementi della mitologia nordica per racconti e romanzi fantasy, tra cui quelli del più famoso barbaro di tutti i tempi, Conan il Cimmero. In seguito altri hanno seguito le sue orme. L’autore di origini scandinave Poul William Anderson ha scritto una serie di romanzi ambientati nel mondo nordico, tra cui La spada spezzata (Fanucci, 2008), La guerra degli dèi e, ispirandosi alle ballate danesi, I figli del tritone.

Beowulf è stato, per ammissione dello stesso Tolkien, una delle maggiori fonti per la sua opera, e ha in parte ispirato il romanzo Mangiatori di morte (Garzanti, 2010) di Michael Crichton, dal quale è stato tratto il film Il tredicesimo guerriero. Moltissime le citazioni tratte dal poema, per non parlare delle produzioni televisive e cinematografiche: del 1999 è l’omonimo film avente protagonistaChristopher Lambert; del 2005 quello con Gerard Butler e del 2007 il fantasy-avventuroso in computer grafica La leggenda di Beowulf, sceneggiato da Neil Gaiman e diretto da Robert Zemeckis. Più recente la serie TV Vikings, che racconta in chiave romanzata le avventure del guerriero vichingo Ragnar Lodbrok, tra razzie, vendette e visioni mitologiche.

Alfonso Zarbo

Scritto da Francesco La Manno

Saggista, conferenziere e cultore di narrativa dell'immaginario specializzato nello sword and sorcery; fondatore e presidente dell'Associazione Culturale Italian Sword&Sorcery e socio della World SF Italia. I suoi saggi sono stati pubblicati da varie case editrici tra cui Solfanelli, Watson, Ailus, Letterelettriche. Scrive su L'intellettuale Dissidente e su alcune riviste tra cui Dimensione Cosmica e Lost Tales. Oltre alle pubblicazioni tradizionali, su siti e blog specializzati sono apparsi oltre duecento suoi articoli, recensioni e saggi.

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