Virgin Steele – The marriage of Heaven and Hell Part 2

“Bury me beside the Endless Sea

Raise my ashes to the Wind

Remember things i conquered in my time Quench my Funeral Pyre with wine”

 

“Seppelliscimi vicino al Mare Senza Fine

Innalza le mie ceneri al Vento

Ricorda le cose che ho conquistato nel mio tempo Estingui la mia Pira Funeraria con il vino”

Queste le parole di apertura di Crown of Glory (Unscarred), titolo che rimanda alla simbologia cristiana, e che da sole racchiudono la poetica di David DeFeis, leader dei Virgin Steele. Una poetica basata sul vivere appieno il tempo che viene concesso sulla terra, godendo dei piaceri, delle emozioni e dei corpi terreni rimanendo però in contatto con un senso più grande di spiritualità e immensità. Come per il precedente Marriage of Heaven and Hell part 1 quindi, anche in questo album le tematiche principali ruotano attorno alle vicende di uomini e dei, lasciando che spesso le une confluiscano nelle altre. Con il procedere delle varie canzoni si riuscirà anche a fare un po’ di luce, non troppa, su alcuni aspetti della trama che fa da collante tra i singoli episodi.

Il disco si apre con l’arrembante Symphony of Steele, un vero e proprio manifesto di battaglia dalla ritmica serrata, il cui testo ci proietta a viva forza in un mondo atemporale fatto di spade, templi e indomite volontà. La voce di DeFeis è alta e graffia come non mai, la chitarra di Pursino è carica di mordente ma sa pennellare con gran gusto melodie di facile presa. Per entrambi i musicisti questo album conterrà una carrellata di alcune delle loro migliori prestazioni in assoluto. La canzone seguente, la già citata Crown of Glory (Unscarred), piega il concetto di Corona di Gloria all’interno della visione artistica di DeFeis, nella quale l’uomo raggiunge il Cielo non come adoratore ma come rivoluzionario, vincitore della guerra contro gli dei e detentore di una nuova Verità rivelata. In questa occasione si registra inoltre l’arrivo del nuovo batterista Gilchriest, che qui si limiterà a suonare in sole tre canzoni. Con la sua velocità di esecuzione e l’utilizzo tellurico della doppia cassa contribuirà in futuro a modificare il suono dei Virgin Steele, spondandolo verso lidi più affini al power metal di matrice europea e allontanandolo definitivamente da un certo tipo di hard rock espresso fino a quel momento. Con il proseguire delle tracce, infatti, salterà all’orecchio l’incredibile varietà stilistica dei musicisti, capaci di spaziare, ancor più che in Marriage part 1, da una suggestione sonora all’altra senza per questo far perdere coesione all’insieme, riempiendo testi e musica di rimandi e messaggi a volte ridondanti, a volte di difficile interpretazione ma al tempo stesso senza nulla togliere alla loro fruibilità. Come in un gioco di specchi è interessante notare, ad esempio, come la quinta traccia (Rising Unchained), tratti il Mito del Ragnarok, il crepuscolo degli dei norreni, mentre nel disco precedente il medesimo posto era riservato alla morte e resurrezione di Gesù. E proprio come nella Bibbia alla morte del Salvatore segue la sua resurrezione, così alla morte degli dei di Asgard segue la rinascita di un nuovo mondo dopo le fiamme. Gli accenni, in chiusura di canzone, alla venuta di colui che è “più grande di Odino, per creare un nuovo Paradiso e una nuova Terra” potrebbero riallacciarsi proprio alla venuta della religione cristiana o, azzardando un più probabile collegamento con l’oscuro racconto dei Virgin Steele, all’avvento dello stesso protagonista della saga ideata da DeFeis.

In questo Marriage part 2 le liriche delle canzoni mescolano in maniera ancora più ardita le varie tradizioni religiose delle culture umane, esempio lampante ne è Prometheus the Fallen One.

Il brano, dalle tinte medio-orientaleggianti, si apre con degli acuti inauditi da parte del cantante e inserisce a viva forza in questo contesto narrativo gli dei dell’Olimpo. Prometeo, il titano che rubò il fuoco agli dei per regalarlo agli uomini e pagò a caro prezzo la sua ribellione, scontando una lunghissima tortura incatenato sul Caucaso, diventa il campione perfetto per un’umanità che decide di ribellarsi alle divinità. E di nuovo, sul finire della canzone, il Mito greco sembra intrecciarsi con la trama ordita da DeFeis, quando Prometeo si rifiuta di rivelare a Zeus il nome dell’Unico, in riferimento, probabilmente, allo spirito del protagonista che continua a rinascere e morire nella speranza di ricongiungersi con la donna amata. Infatti immediatamente collegata a Prometheus the Fallen One è la traccia successiva, forse la più importante del lotto: Emalaith. Vero apice dell’album e uno dei tanti episodi memorabili all’interno della discografia del gruppo, epica e struggente a un tempo, in questa canzone la sposa tanto bramata dal protagonista acquista il suo nome definitivo, Emalaith per l’appunto. L’intero componimento è un grido disperato e rabbioso che cerca di colmare la distanza che separa i due amanti e contiene al suo interno il tema della rinascita del protagonista, che svela finalmente come egli sia destinato a reincarnarsi più e più volte insieme alla sua amata fino a che essi non riusciranno a sgominare la Morte. Anche in questo caso, tuttavia, il ricongiungimento tra i due è negato.

“Beyond the Shadows of the Skies… waiting, waiting, waiting for the Light

 It’s over… over… all is gone… Shadows of Mourning…”

 

“Oltre le Ombre dei Cieli… aspettando, aspettando, aspettando la Luce

 È finita… finita… tutto è perduto… Ombre di Lutto…”

Dotato nel suo complesso di un approccio maggiormente sinfonico e articolato rispetto al suo predecessore, The Marriage of Heaven and Hell part 2 non manca tuttavia di regalare per un’ultima volta una scheggia di puro hard rock tirato e fracassone come Devil/Angel, mentre con la successiva Unholy Water la band si concede il lusso di piazzare un pezzo esageratamente orecchiabile rispetto agli standard dell’album (se si esclude la ballata Strawgirl), riprendendo nuovamente il tema della fine di una storia d’amore e dei tormenti ad essa connessi. La conclusione, tralasciando la titletrack strumentale che chiude il cerchio con il disco precedente, è affidata aVictory is Mine: un nome un programma. Canto trionfale e sorta di anticipazione del finale della storia, riassume lo spirito che ha animato fin qui i Virgin Steele, in cui la loro indomita fiamma guerriera viene tinta da un velo di romanticismo.

L’acciaio e il sangue quindi, ma anche la poesia e l’amore incontaminati, le morti delle divinità e le resurrezioni degli uomini, l’esaltazione e il dolore. Tutti questi elementi danzano insieme in un vortice volutamente ermetico per poter essere più aperto all’interpretazione soggettiva. Quello che rimane sono le suggestioni, le emozioni, i pensieri e soprattutto l’energia: dirompente come la scarica di adrenalina che si prova nel leggere le battaglie di Conan il Cimmero e profonda quanto le introspezioni fatidiche di Elric di Melniboné. Per finire (prima di affrontare Invictus, il terzo e ultimo capitolo della saga) voglio lasciare la parola allo stesso David DeFeis:

«Il mio obiettivo è da sempre quello di cercare di raccogliere e incanalare le emozioni, quelle forti, sia sul palco che in studio, così da stimolare la psiche e la sensibilità del pubblico, in modo catartico. Quando la canzone e la performance sono adeguate e in piena sintonia è lì che si scatena la magia pura… ed è quello per cui vivo… dar vita, catturare e trasmettere dei momenti trascendenti». 

David DeFeis, intervistato da Stefano Ricetti per Truemetal (2014)

articolo di Alessandro Zurla

Scritto da

Andrea Gualchierotti (Roma, 1978) vive e lavora in provincia di Roma. Dopo la laurea in Sociologia, ha conseguito il master in Marketing management, specializzandosi poi nella gestione dei Sistemi di Qualità. Ispirato dai numi tutelari del Fantastico d’oltreoceano come R.E.Howard, H.P.Lovecraft e C.A. Smith, ama miscelare nei suoi lavori il gusto per gli scenari esotici con il fascino dei misteri del mondo antico. Per le Edizioni Il Ciliegio è autore, assieme a Lorenzo Camerini, dei due volumi della saga di Atlantide (Gli Eredi di Atlantide e Le guerre delle Piramidi), e in solitaria del romanzo di fantasia eroica mediterranea La stirpe di Herakles. Ha pubblicato numerosi racconti e romanzi brevi a tema fantastico anche per altri editori: Delos Digital, Watson Edizioni, Psiche&Aurora, Ailus e Italian Sword&Sorcery Books. Recensisce novità e classici della letteratura fantasy sulla rivista Hyperborea, di cui è Direttore editoriale. Suoi racconti e articoli appaiono anche sul quadrimestrale Dimensione Cosmica, diretto da Gianfranco De Turris (Solfanelli), su Il Giornale OFF, e redige contributi di storia delle religioni e letteratura per L’Intellettuale Dissidente. E’ ospite abituale di presentazioni, fiere e convegni, tra cui Più Libri Più Liberi e il recente Fantastico Mediterraneo, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati. Di lui hanno parlato la rubrica Achab Libri del Tg2 , il quotidiano Il Tempo, oltre a riviste e numerosi siti on line. Quando non scrive, si dedica alle sue passioni per la numismatica, i viaggi e al mai dimenticato amore per i romanzi d’avventura.

1 comment

  1. Mi è piaciuto molto quest’articolo. Ho parlato anch’io di un concept dei Virgin Steele, che bene si adattano al fantasy sword & sorcery, insieme a gruppi come Manilla Road, Brocas Helm, Ironsword, Holy Martyr, Doomsword ecc. ecc. in questi due articoli qua che scrissi l’anno scorso. Te li lascio qui sotto, se ti va di darci un’occhiata, così, per scambio culturale tra fan, e se ti andasse di scrivere qualcosa a quattro mani, contattami pure, chiedi pure la mia e mail ad Andrea Gualchierotti.

    https://hyperborea.live/2020/01/23/gli-orrori-della-casa-di-atreo-the-house-of-atreus-dei-virgin-steele-un-concept-album-heavy-metal-sullorestea-di-eschilo/

    https://hyperborea.live/2020/04/19/mitologia-e-letteratura-fantastica-nellheavy-metal-e-nella-musica-contemporanea/

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: